La cessione dell’Alaska

09/04/2014 di Lorenzo

Alaska, Stati Uniti e Russia

Lo strano destino dell’Alaska porta a fare delle profonde riflessioni capaci di condurre ad amletici interrogativi: e se fosse rimasta russa? Questa è una delle domande che molti studiosi si fecero ipotizzando una Guerra Fredda con basi sovietiche in Nordamerica. Nel corso degli anni ’60,  nelle sale cinematografiche statunitensi uscì un film intitolato “Arrivano i russi”: narrava la storia di un sommergibile sovietico in una piccola insenatura della costa occidentale degli Stati Uniti. Dalla pellicola, benché si trattasse di una commedia, si evinceva la paura dilagante di un possibile attacco sovietico. Se il produttore di tale pellicola avesse avuto maggiore memoria storica, probabilmente avrebbe intitolato il film “Ritornano i russi”. Si i russi. Perché tra il XVIII ed il XIX secolo furono proprio loro a colonizzare parte dell’odierno territorio dell’Alaska.

Le prime esplorazioni russe in Nord America si fanno risalire a Vitus Bering, esploratore danese, che nel 1721, per conto dell’Impero dello Zar, effettuò varie spedizioni. In suo onore lo stretto che separa i due continenti venne battezzato Stretto di Bering. Questa spedizioni aprì la strada, sotto i regni delle zarine Anna (1730-40) ed Elisabetta I (1741-62), alle varie spedizioni che toccarono il nord dell’Alaska e le isole Aleutine del Mare di Bering. Ci vollero però sessant’anni prima che i russi fondassero una colonia stabile in Alaska, precisamente nell’isola di Kodiak. Tale insediamento venne fondato dall’esploratore e mercante russo Grigorij Ivanovič Šelichov che, nel 1784, dopo aver sedato una rivolta indigena locale, fondò San Paolo, il primo insediamento permanente in Alaska. Il viaggio di Šelichov fu intrapreso sotto l’egida della società commerciale di pellicce Šelichov-Golikov.

Andrew JohnsonLa graduale esplorazione ed il popolamento del paese avvennero grazie alle compagnie commerciali per la caccia di animali di pelliccia. Nel 1799 lo zar Paolo I concesse il monopolio del commercio delle pellicce e l’esercizio dei poteri sovrani in tutto il dominio del Pacifico alla neonata Compagnia russo-americana del barone Nikolaj Petrovič Rezanov. Dopo l’acquisizione del monopolio, venne fondato il secondo e più importante insediamento russo nel continente americano, Nuova Arcangelo, l’odierna Sitka City, nel profondo sud dell’Alaska. Sul finire delle guerre napoleoniche e con il riprendere a pieno ritmo dei commerci, i russi furono costretti a scendere a patti con le sempre più espansive compagnie britanniche e statunitensi che miravano a quei territori. Vennero, infatti, stipulati due accordi: uno con gli Stati Uniti del 1824 e l’altro con la Gran Bretagna del 1825 che allungarono la sopravvivenza dei possedimenti russi in Nord America per un altro quarantennio.

Con il passare degli anni la sempre più spingente e travolgente avanzata coloniale britannica verso oriente, spinse il governo zarista a guardarsi le spalle da una possibile acquisizione britannica dei possedimenti russi che sempre di più, anno dopo anno, entravano in collisione con le mire espansionistiche est-ovest britanniche in Canada. Lo zar Alessandro II temeva infatti che i suoi territori sarebbero prima o poi stati divorati dal leone britannico. Inoltre, la sempre più crescente concorrenza britannico-statunitense dei commerci di pelli di animale ed i pesanti costi per il mantenimento degli stabilimenti indusse il governo di Pietroburgo a riflettere sul da farsi. Si decise allora di cederlo alla potenza meno “forte”: gli Stati Uniti d’America, all’epoca ancora all’ombra della potenza britannica. Tale decisione era stata presa anche per la crescente paura, ricorrente tra gli zar russi, di venire accerchiati e l’avanzare dell’Union Jack in India con il passaggio di consegne dall’indirect rule della Compagnia delle Indie al direct rule del governo di sua Maestà Britannica e in Cina, dopo le due Guerre dell’Oppio, vennero percepiti come pericolo.

Venne allora contattato il ministro plenipotenziario russo a Washington, il barone Eduard de Stoeckl che, all’inizio del marzo 1867, intavolò le trattative per la cessione dell’ “America Russa” agli Stati Uniti d’America. Questi trattò con il Segretario di Stato americano William Henry Seward, un fervente sostenitore dell’espansionismo a stelle e strisce nei confronti della Gran Bretagna e della Dottrina Monroe. L’offerta pecuniaria degli Stati Uniti soddisfò il rappresentante dello zar che, il 30 marzo 1867, sottoscrisse il trattato di cessione dei territori russi in Nord America agli U.S.A. Allo zar andò un indennizzo di 7,2 mln di dollari. Il Senato degli Stati Uniti ratificò l’accordo il 9 aprile dello stesso anno con 37 si e 2 no, mentre alla Camera dei Rappresentanti il pagamento fu autorizzato solo nel luglio 1868, con 113 voti a favore e 48 contrari. Tuttavia, l’effettivo passaggio di consegna dei poteri era avvenuto già il 18 ottobre 1867, quando nella cittadina di Nuova Arcangelo (ribattezzata poi Sitka) la bandiera dell’Impero russo fu definitivamente ammainata e venne issata la bandiera americana: tale giorno è oggi ricordato come Alaska Day.

L’allora opinione pubblica statunitense accusò il presidente Andrew Johnson di essersi accollato un mondo selvaggio e gelato. L’acquisto dell’Alaska venne visto come una Libia ante-litteram e, parafrasando Gaetano Salvemini, come un grande “scatolone di ghiaccio”.  Gli americani, però, cambiarono idea molto velocemente nei confronti di questa “follia di Seward” e, già dalla fine del XIX secolo, quando in Alaska venne scoperto l’oro, questa fu letteralmente invasa dagli avventurieri provenienti da tutti gli Stati Uniti, compreso il famoso scrittore Jack London. L’Alaska, però, non smise di stupire gli statunitensi quando, nel 1968, fu scoperto il più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il nordamerica. Il povero Seward, intanto, aspetta ancora la beatificazione.

The following two tabs change content below.

Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
blog comments powered by Disqus