La Catalunya al voto tra indipendentismo e pragmatismo

11/09/2015 di Michele Pentorieri

Tra 2 settimane il voto che potrebbe segnare una svolta nei rapporti con Madrid e con l’Europa. Rajoy valuta le contromosse, ma la posta in gioco è troppo alta perché si arrivi ad una rottura.

Catalonia

Il prossimo 27 Settembre sarà una data cruciale per le sorti della Catalunya, ma la possibilità che abbia ripercussioni sull’intera Europa è molto concreta. Tra due settimane, infatti, l’elettorato catalano sarà chiamato ad eleggere i propri rappresentanti al parlamento regionale ma l’esito della votazione è tutt’altro che scontato. Il fronte indipendentista si presenta diviso quantomeno nelle modalità di ottenimento dei propri obiettivi. I due partiti maggiori a livello nazionale devono accontentarsi di recitare il ruolo di comprimari e nemmeno Podemos sembra capace di sfondare in questa parte di Spagna. Secondo i sondaggi, Junt pel sì (Jps) e Candidatura d’unitat popular (Cup) –le due anime dell’indipendentismo catalano- dovrebbero ottenere insieme poco più di 65 seggi (il numero che assicurerebbe la maggioranza è 68). Permane, tuttavia, una discordanza di vedute tra i due attori. Jps è disposto a proseguire deciso verso l’indipendenza soltanto qualora si potesse contare sulla maggioranza al Parlamento regionale, mentre per Cup è sufficiente che si presenti alle urne la maggioranza assoluta degli elettori. I conservatori contrari all’indipendenza di Ciutadans sono la terza forza, mentre i socialisti del Psc ed il Pp dovrebbero ottenere non più di 15 seggi ciascuno. Piccola curiosità: al 135° ed ultimo posto della lista unica del Jps trova posto l’attuale tecnico del Bayern Monaco Pep Guardiola, che ha deciso di schierarsi con questo gesto poco più che simbolico dalla parte dell’indipendenza.

Per quanto riguarda la politica interna, il Premier Rajoy sembra voler proseguire la strada del pugno duro contro le velleità indipendentistiche. Già quando era all’opposizione, infatti, il suo Partido popular presentò un ricorso alla Corte Costituzionale chiedendo la nullità dello Statuto di Autonomia catalano. L’unico risultato tangibile fu però quello di inasprire gli animi dei catalani a favore della secessione dal Governo centrale, ridando vigore e popolarità al movimento. Forse proprio in considerazione dello scarso successo della sua strategia, il Primo ministro spagnolo ha chiesto in quest’occasione anche ad altri leader europei di schierarsi contro l’indipendenza catalana. Uno dei primi a farlo è stato David Cameron, ricordando che una Catalunya indipendente sarebbe automaticamente esclusa dall’Europa. Resta da vedere, tuttavia, che credibilità abbia agli occhi dei catalani la sua posizione visto che fu proprio lui a concedere il referendum alla Scozia –anche se, va detto, riteneva allora scontata la sconfitta degli indipendentisti. Anche Angela Merkel ha detto la sua sulla questione, ricordando l’importanza del rispetto dei trattati e dell’integrità territoriale degli Stati europei.

Qualora gli indipendentisti dovessero vincere, è probabile che venga dichiarata una sorta di indipendenza unilaterale da Madrid, anche se è difficile che si vada allo scontro frontale con il Governo centrale. Molti, infatti, preferirebbero un referendum sulla falsa riga di quello scozzese. Alla luce di ciò si spiegano le recenti dichiarazioni di Artur Mas, attuale Presidente della Catalunya e leader della lista Junt pel si, che ha parlato di una soluzione win-win nella diatriba con Madrid. Quel che è certo è che l’idea di una Catalunya indipendente spaventa i mercati, le banche e l’intera economia spagnola. Il Ministro delle finanze spagnolo Montoro ha esplicitamente parlato di “disastro per l’economia”, mentre Artur Mas nega lo scenario prospettato dai leader europei e dal Governo centrale.

Nella speranza di contenere le pretese catalane, il Pp ha proposto una riforma atta a sanzionare tutti coloro i quali non obbediscano ad una sentenza del tribunale costituzionale. Come spesso accade, i catalani hanno accusato il Governo centrale di fascismo e la tensione è salita ulteriormente. Come se il quadro non fosse abbastanza intricato, è da tenere presente anche che tra circa 3 mesi ci saranno le elezioni nazionali. Il Premier Mariano Rajoy, parlando all’emittente televisiva Telecinco, ha affermato di ritenere quella del 20 Dicembre come la data più probabile.

Lo scenario, dunque, non è di facile lettura. Da una parte si ha un Governo centrale che sembra abbastanza impreparato di fronte agli avvenimenti e dà l’impressione di non saper far altro che indirizzare la questione verso uno sterile muro contro muro. Peraltro, nemmeno la situazione politica a livello centrale è chiara visto che tra 3 mesi si andrà alle urne per decidere se rinnovare o confermare l’inquilino del Palazzo della Moncloa. Dal canto loro, gli indipendentisti non hanno una strategia unitaria. Se in piazza si invoca a gran voce la secessione immediata, in concreto sono pochi quelli disposti allo scontro aperto con Madrid anche perché, come rivela un sondaggio del Mundo dello scorso Lunedì, i catalani disposti a “rompere” con il resto della Spagna sono ancora la minoranza (44,4%).

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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