La carente leadership di Nicolas Maduro

01/04/2014 di Martina Viscusi

La crisi venezuelana, le similitudini e le differenze con Hugo Chavez

 La foto dei due manifestanti che si baciano in piazza, mentre la ragazza tiene in mano un sasso, ha fatto il giro del mondo e riacceso i riflettori sugli scontri in Venezuela. Il governo di Caracas è chiamato a fronteggiare un malcontento interno.

Le proteste. In piazza, dal 4 febbraio, in seguito alla rapina e allo stupro ai danni di una studentessa all’interno dell’università di San Cristobal, studenti e oppositori manifestano e accusano il governo di fallimenti nella gestione dell’economia, nonché dell’aumento della criminalità e mancato rispetto dei diritti umani. Alle proteste hanno finora partecipato migliaia di venezuelani, soprattutto della classe media, stanchi dell’inflazione che nel 2013 ha raggiunto il 56% e della mancanza di beni fondamentali come farina e olio da cucina. L’insicurezza è indicata dai 23.763 omicidi commessi lo scorso anno: uno ogni 20 minuti, per un totale di 200 mila nei 15 anni di governo prima di Hugo Chavez e adesso di Nicolas Maduro, con un tasso – il 5° al mondo – passato dai 19 omicidi ogni 100 mila abitanti del 1998 ai 79 attuali.

Maduro, Venezuela e protestoLa resistenza. Dopo le provocazioni del presidente, che ha minacciato gli oppositori intimando loro di ritirarsi dalle piazze, è arrivata la replica: «Dovranno portare 60 milioni di soldati per farci abbandonare le strade del Venezuela», ha affermato con coraggio in conferenza stampa Juan Requesens, uno dei leader degli studenti, impegnati nelle proteste in corso. Ad oggi, non accenna a scendere la tensione nel paese e i leader delle manifestazioni hanno dichiarato che non hanno alcuna intenzione di tirarsi indietro. Le dimostrazioni proseguiranno finché il governo non soddisferà le loro richieste, prima fra tutte il rilascio delle persone arrestate nei disordini. Intanto, le proteste antigovernative hanno provocato 34 morti e 461 feriti. Luisa Ortega Diaz, procuratrice generale, ha inoltre specificato che di questi 25 morti e 318 feriti sono civili. Numeri che confermano l’adozione di misure sempre più drastiche, così come ha dichiarato a inizio marzo il presidente Maduro.

Le relazioni internazionali. Le tensioni stanno avendo ripercussioni anche a livello internazionale: la compagnia area Air Canada ha deciso di sospendere i voli da e per il Venezuela. Maduro, dopo le riduzioni del servizio da parte di altre compagnie, non ha esitato ad affermare che ad esse non sarà permesso riprendere le attività in Venezuela finché lui sarà presidente. Lo scorso 16 marzo il presidente venezuelano, mentre cacciava quattro reporter della CNN e tre funzionari dell’ambasciata statunitense, ha affermato di essere venuto a sapere che nell’ufficio di Barack Obama «c’è un complesso di raccomandazioni, so cosa è passato dalla testa dei falchi del Dipartimento di Stato e del Pentagono. Lo so con nome e cognome, qualcuno ha proposto l’uccisione del presidente del Venezuela quale misura estrema». Tuttavia, nel momento della grande rottura tra Putin e l’Occidente sulla Crimea, difficilmente il contesto mondiale e regionale potrebbe essere più favorevole a Maduro.

Il sostegno a Mosca. Il Venezuela, con la Corea del Nord e la Siria, ha sostenuto le ultime mosse di Putin. Il 7 marzo, il ministro del Petrolio e delle Miniere del Venezuela, Rafael Ramirez, ha annunciato la firma di un accordo tra la società petrolifera di Stato venezuelana Pdvsa e l’omologa russa Rosneft, con cui quest’ultima fornirebbe 2 miliardi di dollari per realizzare quegli investimenti di cui l’industria petrolifera venezuelana ha bisogno. Si sta dunque realizzando la saldatura tra Russia e quella definita dagli americani come “Asse del Male” in un’alleanza anti-USA, che era stato un grande obiettivo strategico di Chavez.

L’insostenibilità del nuovo modello. Ciò nonostante, la crisi in Venezuela continua. Il modello gestito da Maduro è ormai del tutto insostenibile, senza contare che la leadership dello stesso è sempre più carente. Chavez non è mai stato un grande amministratore, ma la sua natura istrionica gli ha sempre consentito di superare crisi del genere di slancio; il legnoso Maduro invece non ha lo stesso charme. Per i venezuelani con meno di 30 anni – la maggior parte della popolazione – la politica è sempre stata identificata nel “chavismo”: con la morte di Chavez questo modello è stato considerato in qualche modo superato, senza però che portasse i benefici che erano stati promessi. Anche la retorica anti-americana e anti-imperialista ha perso la sua efficacia nel discorso politico venezuelano, diventando spesso oggetto di prese in giro e parodie.

Riuscire a domare le proteste punendo i responsabili delle violenze e aprendo i cordoni della borsa statale può essere la reazione giusta nel breve periodo, ma non risolve i problemi che hanno prodotto la situazione di crisi e non risolve la domanda di sicurezza, lasciando a Maduro e agli eredi di Chavez un rebus che al momento non sembra avere soluzione, visto che persino l’aumento della economicissima benzina venezuelana sembra in grado di provocare sommosse popolari tra i cittadini e gli imprenditori. Spremere di più la rendita petrolifera, aumentare l’efficienza della produzione e ridurre gli sprechi e la corruzione sono strade praticabili in teoria ma non in pratica. Anche i programmi che traspaiono a destra dicono solo di tagli ai servizi sociali e di speranza nei miracoli del libero mercato, che in Venezuela storicamente ha sempre funzionato malissimo.

È possibile che il blocco chavista resti ancora al potere in Venezuela a lungo, ma questo paese avrà il ruolo di una semplice pedina, piuttosto che quello di protagonista, come Chavez sognava.

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Martina Viscusi

Nasce in Molise nel 1989. Dopo la maturità scientifica decide di trasferirsi a Roma per frequentare la facoltà di Scienze Politiche presso la Luiss Guido Carli, dove rimarrà anche per gli studi magistrali, dopo l’esperienza Erasmus all’Universitet i Oslo. È attualmente laureanda in Relazioni Internazionali. Appassionata di sudest asiatico e America Latina.
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