La calda estate dei mercati finanziari

18/08/2015 di Alessandro Mauri

L’estate del 2015 potrebbe rappresentare un nodo cruciale per l’andamento dei mercati finanziari e dell’economia dei prossimi mesi. Messa da parte la questione Grecia, ad attirare l’attenzione degli analisti ci sono la Cina, la Federal Reserve (FED) e il petrolio

Banconote

La svalutazione dello Yuan – La scorsa settimana è stata caratterizzata dalla tripla svalutazione dello Yuan, la moneta nazionale cinese, che ha colto totalmente di sorpresa gli analisti e ha scosso i mercati finanziari. Che l’economia cinese fosse in difficoltà era ormai noto da tempo, così come il fallimento della politica attuata per favorire i consumi interni a scapito delle esportazioni, ma non ci si aspettava un intervento così netto. Per sostenere adeguatamente le esportazioni e ravvivare un’economia in panne,  serve molto di più, per cui a questo punto l’ipotesi di ulteriori svalutazioni non sono molto distanti dalla realtà, anche se potrebbero avvenire in maniera più graduale di quella a cui abbiamo assistito negli scorsi giorni. Questa decisione ha dato un duro colpo alle quotazioni sui mercati di tutti i titoli di imprese che esportano in Cina, tra cui soprattutto i grandi brand del lusso e il settore delle automotive. Se il deprezzamento dovesse mantenersi tale, o continuare, indubbiamente i conti di queste società ne risentirebbero, anche se non in maniera particolarmente allarmante.

La politica della Fed –  Il secondo osservato speciale da parte dei mercati in questa estate 2015 è la Federal Reserve, e la sua eventuale decisione di rialzo dei tassi di interesse. Anche in questo caso, dato ormai per scontato che la politica di tassi zero verrà presto abbandonata, resta da vedere quando la Fed deciderà di intervenire sui tassi. Abbandonata da tempo la politica monetaria espansiva, resta l’incognita di quando far risalire i tassi di riferimento dallo zero a cui sono inchiodati da ormai 9 anni. Nonostante questa mossa sia stata annunciata da tempo, potrebbe esserci un nuovo rinvio, questa volta a dicembre, proprio a causa della inattesa svalutazione dello Yuan. L’economia statunitense ormai è in netta ripresa, anche se alcuni indicatori sono abbastanza contradditori a riguardo, ma intervenire sui tassi è una mossa molto delicata, che potrebbe deprimere i mercati finanziari e poi contagiare l’economia reale. Per questo motivo è una decisione che verrà presa solamente quando ci saranno tutte le condizioni favorevoli per evitare frenate allo sviluppo dell’economia USA.

La discesa del petrolio – Infine il petrolio sta tenendo banco sui mercati finanziari da ormai diversi mesi, ma l’ennesima settimana chiusa con il segno meno pone degli interrogativi su una possibilità di rimbalzo del prezzo del greggio. In questo momento l’eccesso di offerta raggiunge già i 3 milioni di barili al giorno, e questo livello potrebbe ampliarsi a causa del calo della domanda dei paesi emergenti (Cina su tutti) e dell’ingresso dell’Iran sui mercati, dopo la fine delle sanzioni. In questo caso il petrolio potrebbe raggiungere quotazioni attorno ai 30 dollari al barile. Già in questi giorni ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 2009, anche se i benefici, soprattutto sui costi dei carburanti, non si sono visti, almeno in Italia. La benzina infatti è aumentata da inizio anno del 4%, nonostante un calo delle quotazioni del petrolio sui mercati del 6,3% (sarebbe stato del 15% senza il contemporaneo deprezzamento dell’euro), gravata sia dalle imposte, aumentate in 6 anni del 33%, sia dai margini crescenti che i petrolieri mantengono nelle proprie casse. Tutto questo limita fortemente l’impatto positivo che avrebbe potuto avere il calo del prezzo del petrolio per le tasche degli italiani.

Ancora contrastanti i dati del PIL che vengono comunicati in questi giorni: l’economia europea è sostanzialmente stagnante, ferma ad un misero +0,3%, mentre il Giappone ha fatto segnare l’ennesima battuta d’arresto (-0,4%). Dunque l’economia mondiale non gode di ottima salute, specialmente dal lato delle economie emergenti (Russia su tutte), mentre solo Gran Bretagna e USA sembrano avere imboccato la strada giusta. Quel che è certo è che questa estate 2015 potrebbe decidere molto del futuro economico globale.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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