La caduta dei giganti: Hollywood 1960-1970

22/07/2015 di Jacopo Mercuro

Gli anni 60 rappresentarono una decade di rivoluzione per gli studios, alle prese con un calo di pubblico e di incassi. Un periodo che si concluse con un ricambio generazionale anche dietro la cinepresa, e con film passati alla storia come Easy Rider.

Storia del cinema

Durante i primi anni Sessanta, le major hollywoodiane, non avevano ancora udito i primi scricchiolii di un meccanismo ben oliato, che fino a quel momento aveva riempito le tasche di tutti gli addetti ai lavori. Gli Studios più importanti avevano ancora un notevole controllo sulla distribuzione, e producevano film campioni d’incassi come Lawrance d’Arabia e Cleopatra. Le star più in voga, nonostante la loro grande libertà professionale, si legarono per molto tempo agli Studios, cosa che si rivelerà un’arma a doppio taglio. Le major, stanche di affrontare a viso aperto la crescente tv, decisero di allearsi al piccolo schermo, vendendo a caro prezzo i diritti di trasmissione delle loro pellicole.

Nonostante l’apparente prosperità, dovuta ai ricavi dei grandi titoli, le major si ritrovarono ad affrontare non poche difficoltà. Gli spettatori in sala iniziavano a calare notevolmente, cosa che portò i colossi hollywoodiani a limitarsi nella distribuzione di film a basso costo. I lunghi contratti stipulati con le star divennero presto un problema. I divi del grande schermo non si accontentavano dei loro contratti milionari, e pretendevano un controllo sulla produzione, e una percentuale sugli incassi.

I successi dei blockbuster spinsero gli Studios a investire fortemente nelle megaproduzioni; investimenti che sfociarono in clamorosi insuccessi, gettando in pessime acque le major. Le uniche fonti di guadagno erano i film a basso costo destinati ai giovani, come Il laureato; il lavoro di Mike Nichols, fu uno dei primi film che aprì la strada all’attivismo universitario e alla controcultura.

Gli Studios, indeboliti dalle perdite di denaro, finirono per essere assorbiti da gruppi che operavano al di fuori del mondo dello spettacolo. Sul finire degli anni Sessanta la crisi non si era ancora arrestata, le major continuavano a perdere capitali, cosa che portò ad Hollywood molta disoccupazione, che toccò il massimo storico.

Who's afraid of Virgina Woolf
Un fotogramma da “Who’s afraid of Virgina Woolf?”

Nel corso degli anni Sessanta, l’industria hollywoodiana non riusciva ad arrestare il calo degli spettatori. I film continuavano ad avere l’aspetto del cinema classico, ma fu inevitabile l’introduzione di elementi di rottura. Il montaggio divenne molto più veloce e frenetico, subendo l’influenza della Nuovelle Vague. Le canzoni pop divennero una componente fondamentale, come i brani di Simon e Garfunkel, inseriti ne Il laureato. Studios e case discografiche finirono per stipulare collaborazioni redditizie, trovando nelle colonne sonore un nuovo prodotto da vendere, molto apprezzato dal pubblico. In un periodo di grandi innovazioni, i registi della vecchia guardia come John Ford, Howards Hawks e Alfred Hitchcock iniziavano ad intraprendere la via del tramonto, favorendo la nascita di una nuova generazione.

Nel corso degli anni, l’Hays Office, che regolava il contenuto dei film, non aveva più lo stesso potere di censura che aveva avuto negli anni passati. Molte pellicole, dopo essere passate al vaglio della censura, riuscivano ad ottenere l’approvazione, nonostante la presenza di elementi in precedenza considerati altamente scandalosi. Con il tempo, si capì che il codice non era più efficace, e finiva addirittura a per far pubblicità alle pellicole prese in esame. Chi ha paura di Virginia Woolf?, film di Mike Nichols, venne distribuito nelle sale, consentendo l’accesso ai minori solo se accompagnati da un adulto; il codice Hays poteva essere considerato morto. Dal 1966 la MPAA, che non aveva più il potere di censurare una pellicola, si limitava ad applicare la dicitura “visione consigliata ad un pubblico adulto”. L’industria cinematografica rimaneva comunque interessata a salvaguardare il suo pubblico e, per non abusare della nuova ondata liberale, decise di inserire un codice alfabetico che consigliava la visione alle varie fasce d’età. Le pellicole più audaci come Il Lauretao, Gangster Story e Easy Rider, ebbero un grande successo al botteghino, convincendo gli Studios ad investire in nuove tipologie di film; una mossa vincente che darà vita ad una nuova generazione di registi, capaci di riaccendere la passione per il cinema.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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