La blacklist di gay.it: l’intolleranza di chi vuole la tolleranza?

15/01/2016 di Ludovico Martocchia

Una lista legittima o una gogna mediatica? È quello che è successo ai parlamentari del Pd, dubbiosi sull’articolo 5 del ddl sulle unioni civili. Il sito gay.it non ci è andato leggero: critiche sul metodo

Unioni Civili

La trasparenza è uno dei principi chiave della democrazia. Ma la democrazia stessa non si riassume completamente in essa. E questo è ovvio. La trasparenza, quando non è certificata e non rispetta la correttezza, diventa pericolosa. Diventa accusa senza giustificazione. Diventa diffamazione sulla pubblica piazza, falsificazione della libertà di opinione. Il problema sorge ancor di più quando chi combatte per una giusta causa, per i diritti civili, diventa intollerante, quando chi ha una fede così profonda nella sua verità, diventa cieco nei confronti degli altri.

Il caso della lista pubblicata dal sito gay.it tocca l’argomento, a tal punto da mettere a rischio la tanto attesa adozione del disegno di legge firmato Cirinnà sulle unioni civili. Questa settimana, vari pezzi sul web hanno attaccato i parlamentari democratici contrari alla stepchild adoption (art. 5), addirittura pronti a votare contro le unioni civili in caso di approvazione dell’articolo. Fino alla giornata di ieri, quando il sito Gay.it ha pubblicato una lista, annessa di foto e indirizzi mail, dei cosiddetti “malpancisti”. Prima erano più di 30, passati, dopo diverse rettifiche del sito e smentite dei diretti interessati, a 23. Ecco, non vi sarebbero controindicazioni nel gesto del sito favorevole all’espansione dei diritti per le coppie gay. Se i senatori in questione fossero veramente stati contrari al testo Cirinnà, non ci sarebbe stata nessuna obiezione da fare. Se ti opponi, se hai un’idea diversa, la pubblicazione di quest’ultima e la trasparenza dinanzi a tutti i cittadini, non può comportare alcun tipo di abuso.

Eppure la questione è più delicata. Molti dei senatori Dem che sono finiti su questa famosa blacklist, non hanno minacciato il voto contrario sulle unioni civili. Si legge sotto le foto simil-segnaletiche pubblicate sugli articoli dei “malpancisti”: «Se passa la stepchild adoption, no alle unioni civili». In realtà solo una parte dei parlamentari citati sarebbero propensi a votare no alla legge: molti sono dubbiosi o contrari alle adozioni per le coppie gay, ma la maggioranza di loro non ha mai ventilato l’ipotesi di respingere in sede finale il testo Cirinnà. È il classico calderone, in cui sono stati messi più nomi possibili. Il risultato? Il Pd si è in parte ricompattato, condannando come “squadrista” l’atteggiamento del sito, che è passato dalla parte del torto, indicando espressamente: «Contatta il tuo senatore malpancista e chiedigli un incontro». Da qui la pioggia di insulti e di minacce, verso chi non aveva neppure definitivamente deciso il proprio voto. Ovviamente le accuse di “squadrismo” e “fascismo” si sprecano.

Intanto la battaglia diventa sempre più aspra, il disegno non sarà approvato con tanta facilità, sebbene sia da Palazzo Chigi che dai promotori della legge, si prema sempre più forte. Tornando invece alla cosiddetta “lista di proscrizione”, stavolta nominata in questo modo non dai giornalisti ma dagli esponenti Dem, sembra essere stato un vero autogoal. Non si vuole criticare il metodo in modo assoluto: nessuno può essere totalmente contrario alla pubblicazioni di nomi allegati alle proprie idee. In questa occasione, si critica il metodo applicato al caso concreto, verso il quale è stato poco chiaro e addirittura diffamatorio. Bisogna sottolineare che dinanzi a dei temi etici così critici, se non esistenziali, il dubbio debba essere consentito, sempre e comunque. È accorto il commento sulla lista di gay.it di Sebastiano Messina su Repubblica: «L’avesse fatto uno di quei giornali (non solo di destra) che periodicamente affiggono sulle loro pagine collezioni di foto segnaletiche […] non ci avremmo fatto caso» – poi continua – «loro ci hanno abituato la trasgressione dissacrante e anticonformista dei gay pride: ed è un peccato che non si rendano conto […] che militarizzare il dibattito è una mossa conformista, che fa solo il gioco di chi è più conformista di loro».

The following two tabs change content below.

Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
blog comments powered by Disqus