La BCE e il peso eccessivo delle banche centrali

03/09/2015 di Alessandro Mauri

La riunione della BCE di oggi dovrà affrontare temi molto delicati, ma la politica monetaria non può sostituire quella economica

Europa

Nella riunione di oggi, giovedì 3 settembre, la BCE dovrà affrontare alcune tematiche molto importanti e affrontare le nuove turbolenze sui mercati. Nel frattempo la Fed deve ancora decidere in che modo gestire l’aumento dei tassi. Ma l’attenzione alla politica monetaria è eccessiva?

Riunione BCE – Nella consueta riunione del primo giovedì del mese la BCE dovrà affrontare diverse questioni che sono emerse durante l’estate, e che potrebbero richiedere nuovi interventi. Innanzitutto il tasso di inflazione, che sembrava sulla via della normalizzazione (che viene considerata quando il tasso tendenziale di medio periodo è attorno al 2%) e che invece dovrà essere rivisto al ribasso, visto il nuovo calo delle quotazioni delle materie prime dovuto alla crisi cinese. Per statuto la BCE deve riportare il tasso al 2%, ma presumibilmente questo nuovo calo verrà considerato temporaneo e conseguenza di fattori non necessariamente negativi, per cui ci si potrebbe limitare a dichiarazioni nel quale ribadire l’impegno della BCE a nuovi interventi o all’aumento dell’intensità di quelli già in atto.

Le questioni sul tavolo – Nel frattempo l’Istituto di Francoforte deve affrontare anche altre questioni, riguardanti l’andamento dei mercati finanziari, che non hanno risposto come da previsioni alle operazioni effettuate. L’euro è tornato a rafforzarsi sul dollaro, riguadagnando il 5% anche sulle altre valute di riferimento, riportando i cambi al livello di gennaio 2015, e appena il 10% al di sotto del massimo raggiunto nell’aprile dello scorso anno. Anche le performance dei titoli di stato non sono state coerenti con le aspettative, considerando che i rendimenti, pur se molto bassi, sono aumentati nelle ultime settimane, tornando anch’essi ai livelli di inizio anno che coincidono dunque con quelli che erano presenti sui mercati prima del lancio del QE (anche se questo era stato già ampiamente scontato nei mesi precedenti). Il QE potrà essere prorogato nel tempo o modificato nella quantità e nella tipologia dei titoli acquistati, tuttavia sembra difficile che una decisione di così ampia portata possa essere presa già nella riunione del 3 settembre anche per via della scontata opposizione dei Paesi più intransigenti. Nonostante ciò il tema sarà sicuramente il convitato di pietra della riunione della BCE.

Un’altra questione importante da decidere è quella relativa alla concessione di liquidità ordinaria alle banche greche, che stanno ancora usufruendo di quella di emergenza (Ela), che ha costi decisamente più elevati. In pratica si tratta di derogare alla regola che prevede che i titoli dati in garanzia per ottenere liquidità abbiano rating almeno pari a BBB-, mentre i titoli di Stato della Grecia hanno rating CCC.

La Fed e i tassi – Un altro fattore che dovrà essere preso in considerazione dalla BCE è la politica monetaria che la FED deciderà di attuare in seguito alla volatilità dei mercati che ha seguito la crisi cinese. Nonostante sia nell’aria ormai da diversi mesi, l’aumento dei tassi di riferimento negli USA non è ancora stato implementato, e potrebbe essere rinviato ancora una volta (o rimodulato per essere estremamente graduale), il che sarebbe accolto positivamente dai mercati (notoriamente favorevoli ai tassi molto bassi) ma che potrebbe ulteriormente rafforzare l’euro e indebolire le politiche della BCE.

Il ruolo delle banche centrali – L’attenzione rivolta dai mercati alle decisioni della BCE e della FED e le modalità con le quali queste ultime influenzano l’andamento finanziario globale possono sembrare assolutamente legittime, tuttavia non mancano alcune criticità. Innanzitutto i massicci e continui interventi di politica monetaria creano situazioni del tutto artificiali sui mercati finanziari, gonfiando il peso di alcuni asset e impedendo una regolare allocazione delle risorse e dei capitali, che comunque non necessariamente seguono i percorsi previsti dalle banche centrali (i bassi tassi avrebbero dovuto spingere gli investimenti imprenditoriali, invece hanno permesso investimenti finanziari a debito). In secondo luogo distolgono l’attenzione dalle politiche economiche dei governi, le uniche in grado di influenzare la crescita economica nel medio-lungo periodo. Le politiche monetarie sono infatti interventi di breve periodo, che non hanno alcun impatto strutturale sulle variabili macroeconomiche, per cui i benefici sono assolutamente limitati. In più il rischio di alimentare bolle speculative e di causare improvvisi crolli del mercato nel momento in cui le politiche espansive verranno abbandonate è molto elevato.

La politica monetaria è uno strumento necessario nell’attuazione di politiche di crescita, ma l’attenzione rivolta alla BCE e alla FED da parte dei mercati è assolutamente eccessiva, e può essere giustificata solamente dalla scarsa credibilità dei governi nazionali (specialmente in Europa).

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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