La banalità delle pagine rosa

13/10/2015 di Francesca R. Cicetti

Le pagine rosa, le quote rosa, non andrebbero inserite nei bandi dei concorsi letterari, ma in un processo più ampio di educazione, così efficace da inglobarle e poi distruggerle. Fino a che non rideremo tutti insieme al ricordo.

Virginia Woolf

Si gioca al gioco delle donne in letteratura. Basta sfogliare un’antologia ginnasiale per rendersi immediatamente conto del paradosso. Le donne scrittrici non ci sono. Esistono, ma non esistono. Qualche paragrafo su Grazia Deledda, salvata dal Nobel, o su Elsa Morante se ci si vuole sbilanciare. Altre artiste donne non trovano riconoscimento. Letterate, ma anche pittrici, scultrici, fotografe. Forse, sforzandoci, ne possiamo annoverare alcune, contarle sulla punta delle dita. Ma in percentuale infinitamente minore rispetto ai loro colleghi uomini.

Naturalmente, più si guarda indietro negli anni più è difficile trovare artiste al femminile. Oltrepassando Saffo, nella storia premoderna è raro, pur con qualche eccezione, che le donne trovino una stanza della casa per dedicarsi professionalmente alla scrittura o alla pittura, e ancor più raro è vederle ricevere un riconoscimento. Per moltissimo tempo le donne sono entrate nelle sale ariose dei musei solamente nude, in marmo, ritratte in pose sensuali, pudiche o sorridenti.

Le donne artiste, quindi, sono dei fantasmi. Lavorano operosamente, si affiancano ai loro colleghi nel delineare la storia universale dei cuori umani. Eppure, più facilmente le dimentichiamo. Forse perché anche noi siamo vittime del pregiudizio di affidabilità. È una filastrocca, questa, che riempie l’aria e parla di come gli uomini sappiano scrivere opere di più ampio respiro, sappiano occuparsi di temi generali, e siano, nel profondo della loro natura, degli scrittori più affidabili. Le donne, al contrario, tenderebbero ad essere autobiografiche, introspettive, colte nel narrare la natura femminile. In breve, per andare sul sicuro, alle donne conviene parlare di ciò di cui gli uomini non si occupano. In particolar modo di altre donne.

Il problema della trasmissione è già stato sollevato, e per trovarne conferma basta sfogliare un manuale liceale. Ora si pensi all’incentivazione. Nella storia centenaria del premio Nobel, solo tredici donne sono state vincitrici. In quindici anni di Premio Strega italiano, solo due. Questo può significare che chi giudica il merito letterario trova il punto di vista femminile poco interessante, o che le donne, negli ultimi anni, hanno scritto poche opere e di scarso valore. Oppure ancora, più probabilmente, che nessuna becera generalizzazione in questo settore approda a un risultato soddisfacente.

Allora, per riequilibrare le sorti, introdurremo quote rosa anche nei musei, nella letteratura, nel mondo dell’editoria. Le chiameremo pagine rosa, per permettere alle donne artiste di prendere forma corporea, di conquistare un paragrafo nei libri di scuola, di vincere il primo premio nelle rassegne. Saremo felici per un po’, prima di renderci conto della straordinaria banalità di una soluzione come questa. Più nel profondo, dello straordinario sessismo intrinseco. Le nostre pagine rosa saranno come un ghetto coccolato e profumato per autrici diversamente abili.

D’altro canto, è difficile educare alla parità e al rispetto se persino nell’arte le donne vengono ammonticchiate tutte assieme nel paragrafo “Letteratura al femminile”. Come se ci fossero delle differenze sostanziali. Come se la letteratura tradizionale, quella maschile, potesse venire contaminata dalle dita femminili. Le pagine rosa, le quote rosa, non andrebbero inserite nei bandi dei concorsi letterari, ma in un processo più ampio di educazione, così efficace da inglobarle e poi distruggerle. Fino a che non rideremo tutti insieme al ricordo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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