La7, Cairo e Berlusconi: facciamo chiarezza

19/02/2013 di Andrea Viscardi

Come sapranno oramai tutti, TiMedia (Telecom) ha accettato di intraprendere una trattativa per la cessione di La7 con Urbano Cairo,  proprietario della Cairo Communication S.P.A. e del Torino F.C. Un imprenditore lanciato dalla sua collaborazione con Berlusconi. La leggenda vuole che l’allora neolaureato all’Università Bocconi, volendo proporre delle idee all’ex premier, assillò a tal punto la segretaria della Edilnord da ottenere un appuntamento con Dell’Utri prima e Silvio Berlusconi poi: tra i due fu subito amore e, sino al 1995, Cairo occupò vari posti di prestigio all’interno delle aziende dell’ex Presidente del Consiglio. Fino al 1995, appunto.

In queste ultime ore, è iniziata una vera e propria campagna avversa all’imprenditore alessandrino, soprattutto dal punto di vista politico. La motivazione, dicono, sarebbe l’identificazione in tutto e per tutto di Cairo con Berlusconi. Secondo molti La7 diverrà una succursale di Mediaset. Si giunge, quindi alle parole del Segretario del PD Pierluigi Bersani, il quale, seppur con dei grandi giri di parole – ha parlato infatti di “posizione dominante” e della necessità di un esame dell’antitrust – ha lanciato la stoccata finale verso Berlusconi. Da parte sua, il leader del PdL, ha smentito ogni collegamento con Urbano Cairo parlando di “avvertimento mafioso”. La realtà è che il Fondo Clessidra, l’escluso, guidato da Claudio Sposito, era molto più vicino al leader del PdL di quanto non sia il presidente del Torino.

Cairo e Berlusconi – Eravamo rimasti a quel lontano 1995. Erano un paio di anni che Cairo, ora alla guida della Mondadori Pubblicità, non era più visto di buonissimo occhio in Finivest e soprattutto da una persona di particolare importanza: Dell’Utri. Così, con un colpo a sorpresa, decide di fondare la Cairo Pubblicità e di abbandonare le proprietà del maestro, percorrendo una strada interamente propria. Dopo 14 anni alla Fininvest era arrivato il momento di andarmene e chiudere ogni rapporto” disse allora. La scelta fu azzeccata, soprattutto grazie alle capacità da imprenditore dell’alessandrino. Un uomo che vuole avere il controllo assoluto, fin troppo, forse è questo il suo più grande limite. Nel 1999, poi, lo sbarco nel mondo dell’Editoria. Anche qui, si racconta, Marina Berlusconi volle chiedere consiglio a Cairo riguardo ad una possibile acquisizione della Giorgio Mondadori. Il patron del Torino, allora, senza perdere tempo, capito il possibile affare, accoltellò metaforicamente la figlia del suo maestro e rilevò il gruppo. Come la presero in casa Berlusconi? Si dice che i rapporti tra Silvio e Urbano non si siano incrinati ma, molto probabilmente, dietro ad un grande rispetto reciproco tutto questo pesa. Difficile credere, oggi, che Cairo – personaggio che per ego e stima di se stesso non è certo secondo a Berlusconi – voglia tornare a 20 anni fa, ad essere considerato un burattino di Berlusconi.

Cairo e La7 – Perché dunque, La7? La spiegazione, in realtà, è molto semplice. L’imprenditore alessandrino è riuscito, nel 2008, ad assicurarsi in esclusiva la concessione pubblicitaria dell’emittente. Un minimo garantito di 120 milioni di euro di raccolta, con commissioni intorno al 30%, ma strettamente legato allo share. Fondamentalmente, ad un aumento di share, deve corrispondere un aumento della pubblicità raccolta, pena, la possibilità di rescissione dello stesso. Il contratto, in scadenza nel 2019, rappresenta la principale fonte d’ingressi del gruppo Cairo. Cosa significa questo? Fondamentalmente che, con un fatturato di 300 milioni ed un attivo di una ventina, senza La7, la Cairo Communication rischierebbe grosso. Il problema, dunque, era molto semplice: difendere il proprio contratto ad ogni costo. La decisione di intraprendere la trattativa, va quindi giustificandosi così: prevenire il rischio di una liquidazione da parte di Telecom dell’emittente, tutt’altro che impossibile oppure l’intenzione, da parte degli acquirenti, di rivedere o, peggio ancora, rescindere il contratto di concessione pubblicitaria. Anche in questo senso va intesa l’intenzione di Cairo di tenere fuori dalla trattativa MTV e del multiplex, fondamentale per la trasmissione dei canali. Anche per questo è stato considerato un interlocutore migliore del gruppi Clessidra o di Della Valle: i multiplex, nei prossimi anni, potranno garantire a Bernabè delle entrate sostanziose.

Il futuro – Che cosa voglia fare Cairo di La7 è oscuro ai più. Il non controllo dei multiplex rappresenta una partenza non proprio vantaggiosa, certo è che, se riuscisse a strappare nell’accordo la concessione delle frequenze necessarie al canale, il problema sarebbe parzialmente risolto.  La questione fondamentale è come farà a risanare un’azienda in perdita di oltre sessanta milioni. Cercherà solamente di garantire le entrate derivanti dal suo contratto e di diminuire ai minimi termini le perdite dal fronte La7 (tagliando dove può) o tenterà di risanare e ristrutturare – impresa veramente difficile – l’emittente? A questo, ancora, non si possono dare risposte: Cairo non ha fatto emergere nulla dei suoi piani. Intanto aspettiamo, l’affare non è ancora andato in porto.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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