L’uomo d’acciaio. Il suo schianto al suolo è la perfetta fotografia del film

02/07/2013 di Jacopo Mercuro

Sembrava la volta buona, invece il film di Snyder non decolla

L'uomo di acciaio, man of steel

L’uomo d’acciaio arriva sulla terra dopo una grande campagna promozionale che prometteva: “porterà con se sogni e speranze”. Non c’è voluto molto prima che le speranze sfumassero e i sogni provenienti da Krypton si infrangessero sulla terra. Dopo tanti anni di fallimenti nessuno sentiva più la mancanza del super eroe con la S sul petto, ma l’uscita delle prime indiscrezioni, che svelavano un cast stellare, specialmente dietro la macchina da presa – Zack Snyder (regia), David Goyer e Christopher Nolan (soggetto) –  avevano illuminato gli occhi a molti. Come se non bastasse, a mettere legna sul fuoco, ci hanno pensato i trailer rilasciati da qualche mese a questa parte capaci di alimentare la curiosità e l’eccitazione degli appassionati. La ciliegina sulla torta? È stata il credere che, dopo tanti anni d’insuccessi, questa volta non avrebbero sbagliato, visto il rischio di segnare per sempre le sorti di Superman sul grande schermo. Le aspettative sono poi arrivate alle stelle quando i primi rumors hanno svelato le intenzioni della DC Comics: presto inizierà a lavorare sul film riguardante lega della giustizia per cercare di interrompere il dominio Marvel che continua ad inanellare successi.

Un reboot, quello di Superman, annunciato e presentato in grande stile. Precisiamo, non è stato un totale disastro, probabilmente per capire meglio ed apprezzare L’uomo d’acciaio bisogna chiedersi con quali aspettative si entrava in sala. Il messaggio che parla di sogni e speranza non è legato solo alla trama del film, apparteneva a tanti spettatori che finalmente avrebbe voluto vedere qualcosa di grandioso e degno del collega Batman nella trilogia di Nolan. Sembrava tutto  semplice, ma così non è stato. Qualcosa è andato storto ed ha compromesso l’intera storia. C’è da fare i complimenti alla fotografia e agli effetti speciali, capaci di  sorprendere e incantare. Che gli addetti ai lavori siano rimasti accecati dalle tante luci degli effetti speciali, smarrendo così la strada verso il successo e la riuscita di un film tanto atteso? Dov’è finita l’anima dei personaggi? Il pubblico non si accontenta più di grandi esplosioni e d’illusioni partorite da un computer. Il pubblico vuole vedere la vita sul grande schermo, immedesimarsi nelle gioie e nelle sofferenze dei protagonisti, è così che vengono solleticate le corde delle emozioni, ed è così che si lascia il segno. Il successo de Il cavalieri oscuro è la conferma di quanto detto, non a caso il protagonista era Christian Bale, tra i più bravi a dar un’anima ai suoi personaggi.

Si poteva, e si doveva, esaltare di più il protagonista per la sua storia e non esclusivamente per i suoi muscoli. Si sarebbe dovuta esplorare più a fondo la sua psiche, cercando di ampliare il conflitto interiore nella sua ricerca ad un’identità ignota. Eppure i 143 minuti di film dimostrano che il tempo c’èra, ma è stato utilizzato nel modo sbagliato dando troppo spazio a quella frenetica voglia di combattimenti e distruzioni. Un monologo, anni fa, mi illuminò sull’essere Superman. A parlare era Bill (personaggio di Quentin Tarantino in Kill Bill vol.2): “Prendi il mio supereroe preferito: Superman. Non un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia, la filosofia non è soltanto eccelsa, è unica! Dunque, l’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana”.

Al contrario di ciò che era stato promesso, la morale e il messaggio mi hanno trovato in totale disaccordo. La paura, la paranoia e il continuo sospetto che attanaglia il cittadino medio americano danno vita ad un’enorme spirale di autodistruzione, come vedremo anche in una scena del film. Questo è quello che emerge del rapporto tra Clark Kent  e il padre terreno, non c’è un’esortazione nel fare il massimo grazie alle proprie capacità, ma tutto il contrario. Con occhi di terrore Jonathan Kent (Kevin Costner) invita il figlio adottivo a nascondersi e vivere nell’ombra, peggio ancora mescolarsi alla massa. Fin da piccolo viene messo in guardia ed esortato a diffidare degli umani dato che “l’uomo ha paura di quello che non può capire”. Viene addirittura messo in condizioni di dover decidere che tipo di uomo diventare – scherziamo? Superman è da sempre il super eroe per antonomasia, come può essere portato a non fare grandi gesti di altruismo per aiutare i terrestri? Ma non ricordate: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” – grazie Ben Parker!

Come sempre tutte le responsabilità erano sulle grandi spalle di Superman, ci si aspettava molto, ma questa volta, nonostante i suoi poteri, non è riuscito a portare a termine la missione deludendo noi comuni mortali…avrà dato di nuovo ascolto a Kent Senior?

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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