L’ Euro moneta forte, un bene o un male?

17/07/2014 di Alessandro Mauri

Analizziamo gli effetti di un apprezzamento o di un deprezzamento della moneta unica

Euro Moneta

La moneta unica europea, l’Euro, nonostante tutti i tentativi fatti dalla BCE, continua a mantenersi su livelli per alcuni troppo elevati per poter rilanciare le esportazioni e dare fiato all’economia. Cerchiamo di capire che cosa spinge le valutazioni verso l’alto, e gli effetti sull’economia reale.

Investimenti continui- Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca Centrale Europea sul Ruolo internazionale dell’ Euro, i flussi di denaro in fuga dai Paesi emergenti, congiuntamente all’ottimo apprezzamento dei titoli dell’Eurozona, stanno contribuendo in maniera determinante ad aumentare la richiesta di strumenti finanziari denominati in Euro, con la naturale conseguenza di spingere verso l’alto le quotazioni della moneta unica e di favorirne il mantenimento, nonostante le misure intraprese dalle istituzioni dell’Unione Europea, Banca Centrale su tutte. Se si analizzano meglio i dati evidenziati dal rapporto, pubblicato lo scorso 16 di Luglio, quello che emerge è una situazione nella quale l’ Euro perde gradualmente, ma costantemente, il suo ruolo di moneta utile come riserva valutaria a favore di un ruolo più prettamente da investimento, strumentale all’acquisto di titoli: nel 2013 si è raggiunta una quota di domanda di titoli dell’eurozona dall’estero pari al 3,7% del PIL, contro il 3% del 2012. A tutto questo si aggiunge il surplus commerciale che, a livello europeo, ha raggiunto il 2,5% del Pil dell’Eurozona, il che significa che l’Europa attira una domanda di Euro superiore a quella di altre monete, producendo una ulteriore spinta verso l’alto del cambio.

Andamento del cambio Euro/dollaro nell’ultimo mese. Fonte: fx-exchange.com

Apprezzamento record- Quanto fin qui descritto spiega in gran parte il continuo apprezzamento della moneta unica cui abbiamo assistito per gran parte degli ultimi anni, e che impedisce alle azioni intraprese dalla BCE, almeno fino a questo punto, di esprimere tutto il loro potenziale e di contrastare efficacemente il fenomeno di una moneta troppo forte. Nel corso del 2013 l’Euro si è apprezzato, in termini effettivi nominali, del 7%, e questo rappresenta il secondo più ampio rafforzamento dall’introduzione della moneta sul mercato finanziario nel 1999 (mentre è entrata in vigore come moneta reale solamente a partire dal 2002). Se si considera poi l’andamento dell’ Euro nell’anno in corso, e si osserva in particolare il cambio con il dollaro, che rappresenta il principale riferimento per capire l’interesse degli investitori verso una moneta, si comprende come il fenomeno non sia assolutamente in inversione di tendenza, ma si mantiene piuttosto stabile: se si escludono alcuni picchi in cui il cambio ha sfiorato l’1,4$ per Euro, la quotazione attuale, che si attesta sull’ 1,35$/Euro, è molto vicina a quella di inizio anno.

Effetti sull’economia- Secondo le stime della Deutsche Bank, ricavate mediante modelli econometrici (vale a dire basati su studi statistici), l’economia dell’eurozona è in grado di restare competitiva anche con un cambio Euro/dollaro che si aggira attorno all’1,37, non molto distante da quello che si osserva in questi giorni. Il problema è che questo valore varia a seconda del Paese che si prende in considerazione, e, mentre alcuni sarebbero virtualmente in grado di “sopportare” un cambio ancora più sfavorevole, su tutti Germania e Spagna, altri sono già ben oltre la soglia di attenzione, come l’Italia e la Francia. Un cambio molto forte infatti ha effetti molto considerevoli sulla competitività e sull’economia di uno Stato: a parità di altre condizioni infatti, un Euro forte rende i prodotti europei più costosi all’estero, con una conseguente diminuzione della domanda, molto sfavorevole per tutti quei Paesi che fanno delle esportazioni il punto forte della loro economia. Dall’altro lato una moneta forte permette di comprare beni esteri ad un prezzo reale più basso, questo si traduce in un vantaggio quando si tratta di importare materie prime, mentre può essere deleterio qualora i consumatori preferiscano questi prodotti a quelli nazionali, con una conseguente diminuzione della produzione.

La svalutazione – In realtà nemmeno una svalutazione è un fenomeno completamente indolore: se da un lato provoca una variazione della domanda, sia estera che interna, a favore dei prodotti nazionali che diventano relativamente meno cari rispetto a quelli esteri, dall’altro lato rende questi ultimi relativamente più costosi, riducendo il tenore di vita delle persone. Inoltre questi effetti favorevoli sulle esportazioni si ottengono solamente nel medio periodo, perché occorre che le commesse e le richieste di beni si adeguino alle nuove condizioni di cambio, mentre nel breve periodo si osserva un peggioramento della bilancia commerciale per l’aumento dei costi relativi dei beni importati. Se la BCE fa affidamento sul deprezzamento per migliorare bilancia commerciale e produzione, deve tener presente che inizialmente gli effetti saranno in direzione opposta, e questo aspetto sembra essere poco considerato dai fautori della politica di svalutazione dell’ Euro.

Ancora una volta dunque quello che emerge è la necessità di tenere in considerazione tutte le conseguenze che una decisione di politica economica può avere sull’andamento reale dell’economia. Avere una moneta forte o debole ha vantaggi e svantaggi, sta alle istituzioni saper gestire le situazioni nell’interesse della propria economia.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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