L’ EBA e la supervisione bancaria comune

19/06/2014 di Alessandro Mauri

Analizziamo come si struttura la European Banking Authority

BCE

La nascita dell’EBA, ovvero dell’European Banking Authority, ha segnato un momento fondamentale del processo di integrazione europeo. Il suo scopo è quello di prevenire il ripetersi degli avvenimenti del 2008, ed in particolari evitare che la crisi di un intermediario si propaghi al sistema.

Riforma epocale – “Sarà dunque creata un’Unione Bancaria Europea, fondata su una singola normativa sui servizi finanziari nel mercato unico nella sua interezza e composta da un singolo sistema di supervisione …”. Con queste parole il Consiglio Europea presentava, nel giugno 2012, quella che soltanto due anni dopo, con l’approvazione del Parlamento Europeo lo scorso 15 aprile, sarebbe diventata una delle più importanti e ambiziose riforme in ambito economico e normativo a livello di Unione Europea. Per la prima volta si individua un organismo di supervisione a livello europeo con ampi poteri di intervento e con un’armonizzazione finalmente completa della modalità di verifica del corretto funzionamento del sistema bancario e, più in generale, finanziario, che dovrebbe facilitarne il controllo e garantire maggiore omogeneità nella regolamentazione.

Ampi obiettivi – L’obiettivo per il quale il Consiglio prima, e il Parlamento poi, hanno deciso di procedere alla creazione di un unico sistema a livello Europeo in materia di regolamentazione bancaria, vale a dire l’EBA, è quello di spezzare il circolo vizioso che porta molto spesso le crisi bancarie a ripercuotersi sul debito sovrano, in quanto il salvataggio delle banche comporta il trasferimento del debito di queste ultime da soggetti privati allo Stato, che se ne assume l’onere. Questo permetterà di introdurre il concetto per cui è possibile che un intermediario o una banca, come qualsiasi altra impresa, fallisca, ma i costi stessi del fallimento debbano essere sopportati dalla banca e dai suoi stakeholders e non più dalla collettività. Infine ci si pone l’obiettivo di limitare l’effetto domino che la crisi di una banca può determinare, con riferimento al contagio di altre istituzioni che sono esposte nei confronti del soggetto in difficoltà.

I tre pilastri – Così come già avvenuto per il sistema di Basilea, anche l’Unione Bancaria Europea si basa sull’identificazione di tre pilastri che rappresentano le modalità di intervento dell’EBA. Il primo pilastro è rappresentato dal sistema unico di vigilanza, l’SSM (Single Supervisory Mechanism), che entrerà in vigore a partire da novembre 2014 e che prevede che sarà la BCE a occuparsi direttamente della vigilanza sui principali gruppi bancari europei, considerati sistemici, e quindi maggiormente sensibili alla propagazione delle crisi. Le altre banche e le banche minori continueranno a essere vigilate dagli organismi nazionali, quali Banca d’Italia, ma sarà sempre possibile l’intervento indiretto della BCE. Dunque, seppur articolato secondo un principio di prossimità a livello locale, il sistema di supervisione è unico.

La gestione delle crisi – Il secondo pilastro è rappresentato dal sistema unico per la gestione e la risoluzione delle crisi, e che prevede un procedimento di fallimento ordinato, espresso con il concetto di “risoluzione”, con l’importante conseguenza che, come già detto, la sopportazione delle perdite sarà a carico dei privati, e seguiranno un piano di recupero e di risoluzione che dovrà essere adottato dalle banche entro il 1 gennaio 2015. A seconda della gravità della crisi e della dimensione sistemica della banca, la procedura da seguire sarà quella prevista dall’EBA o dall’autorità nazionale, e le perdite saranno sopportate da tutti i soggetti non garantiti, con l’esclusione quindi dei salari dei dipendenti della banca e i depositi entro i 100.000 euro garantiti dal Fondo Interbancario di tutela dei Depositi (FITD). Tramite i contributi delle banche stesse verrà inoltre istituito il Fondo europeo di risoluzione che coprirà ulteriori perdite eventualmente non coperte dai soggetti non garantiti.

La garanzia dei depositi – Il terzo e ultimo pilastro riguarda la tutela dei depositi, che esce ancor più rafforzata rispetto alle precedenti disposizioni. I tempi di risarcimento saranno infatti accorciati dagli attuali venti giorni a sette giorni quando la direttiva in materia entrerà a regime nel maggio 2015. Questa parte della riforma è quella che prevede un livello minore di integrazione in quanto non è previsto un regime unico, ma un rafforzamento dell’armonizzazione delle normative nazionali, con la previsione di interventi anche preventivi da parte dei fondi di tutela già esistenti.

Il sistema unico di vigilanza bancaria rappresenta dunque un primo, fondamentale, tassello per la creazione di una serie di istituzioni che superino le divisioni nazionali e che permetteranno all’Unione Europea di presentarsi sempre più come effettiva unione di Stati e non come semplice sommatoria di interessi particolari.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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