L’ Abenomics alla prova dell’aumento delle tasse

14/08/2014 di Alessandro Mauri

La contrazione del PIL nel secondo trimestre getta le prime ombre sulla politica economica giapponese: rimangono dubbi e rischi sull'efficacia delle misure di Tokyo

Abenomics, Giappone

Nel secondo trimestre del 2014 il Pil del Giappone è crollato dell’1,7%, ben il 6,8% su base annua. A pesare sull’economia di Tokyo è stato soprattutto l’aumento dell’IVA che ha fatto crollare i consumi e che pone i primi interrogativi sulle politiche economiche del premier Shinzo Abe.

Crollo atteso – In realtà si tratta di una battuta d’arresto assolutamente comprensibile e ampiamente prevista dagli economisti e dagli operatori di mercato, in quanto il sensibile aumento dell’IVA dal 5% all’8% scattato lo scorso aprile, lasciava facilmente intuire che il trimestre in questione avrebbe risentito notevolmente il crollo dei consumi, che erano stati anticipati dai giapponesi proprio in vista dell’aumento della tassazione. Le previsioni erano addirittura più negative dei dati che sono successivamente emersi, tanto che il mercato ha reagito piuttosto bene alla notizia del crollo del Pil, se si considera che, dopo un’apertura piuttosto incerta, ha chiuso in territorio positivo. Nel primo trimestre dell’anno, il Giappone era cresciuto del 6,1% su base annua, e dunque questo straordinario risultato (comunque influenzato, come abbiamo detto, dalle decisioni di acquistare beni durevoli prima dell’aumento delle imposte) è stato più che annullato nel secondo trimestre e questo pone alcuni interrogativi sull’Abenomics, la politica economica di espansione e sviluppo portata avanti dal premier Abe.

Più in dettaglio – Ovviamente ha pesato molto il calo dei consumi, che si attesta attorno al 5% su base trimestrale, e che segue il +2% del primo trimestre, ma a preoccupare maggiormente sono i dati poco incoraggianti che sono giunti dalla produzione industriale, più in difficoltà del previsto, e delle esportazioni, che hanno registrato un calo dello 0,4%. In questo scenario si attendono, data la fragilità dell’economia, nuove decisioni di politiche espansive da parte della Banca Centrale del Giappone, in linea anche con l’approccio monetario dell’Abenomics, che sarebbero molto gradite da parte degli investitori. Anche se la maggior parte degli economisti è concorde nel ritenere che il Giappone si sia avviato verso un sentiero di crescita sostenibile, è evidente che le difficoltà emerse potrebbero creare del problemi quando dovrebbe scattare, il prossimo anno, un nuovo aumento dell’ aliquota IVA dall’8% al 10%, e che ora non sembra più così scontato. La posta in gioco è comunque molto alta, sia per quanto riguarda la Banca Centrale, che deve mantenere l’inflazione sul medio periodo al 2%, sia per la credibilità del Paese, che si è impegnato a ridurre il debito pubblico, ampiamente superiore al 200% sul Pil e, quindi, il più alto al mondo.

Il premier giapponese – Shinzo Abe

Abenomics – Quella che è conosciuta come Abenomics è una serie di iniziative economiche che sono state intraprese dal governo giapponese, presieduto da Shinzo Abe, a partire dalla primavera del 2013, basate su diverse direttrici: una politica monetaria fortemente espansiva, per far uscire il paese da una situazione di deflazione protratta nel tempo e per mantenere debole lo Yen, per rilanciare le esportazioni, fortemente compromesse dalla concorrenza cinese; tassi  di interesse negativi per disincentivare il risparmio e favorire i consumi; infine un aumento della spesa pubblica per investimenti. Sebbene in un primo momento queste politiche abbiano portato ad un rilancio dell’economia, sorgono molti dubbi sulla sostenibilità nel medio-lungo periodo di una tale configurazione economica, con un accento forse eccessivo sulla politica monetaria e, soprattutto, con effetti negativi sul potere d’acquisto dei giapponesi, i cui stipendi non sono cresciuti di pari passo con l’aumento dell’inflazione. La battuta di arresto di questi giorni segna, seppur in maniera controllata, un campanello d’allarme che i politici di Tokyo farebbero bene a non sottovalutare, per poter correggere eventuali imperfezioni dell’ Abenomics.

Debolezza globale – Altri dati poco incoraggianti sulla salute dell’economia globali sono arrivati dall’indice Zew (stilato sulla base del giudizio di 350 esperti) sulla fiducia delle imprese in Germania, in calo per l’ottavo mese consecutivo e fermo ad un misero 8,6 dai 27,1 punti del mese di luglio. Dunque sembra che le difficoltà per indirizzare il mondo occidentale verso una ripresa solida e sostenibile nel tempo siano comuni a tutti i Paesi avanzati, salvo rare eccezioni, come per esempio la Gran Bretagna, che però basa la sua economia sulla finanza e sui servizi e non, come gli altri Paesi europei, sulla manifattura. Anche i Paesi emergenti risentono delle fragilità delle economie avanzate e non sembrano assolutamente in grado di rimpiazzarli o comunque di controbilanciare le loro difficoltà.

Quello che la vicenda del Giappone e dell’Abenomics dimostra è che qualsiasi piano economico deve essere in grado di affrontare battute d’arresto nel breve periodo, se questo giova nel medio-lungo termine; e se così non fosse, dovrebbe comunque essere capace di riadattarsi alle nuovi condizioni di mercato.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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