Kenya. Tra Al-Shabaab e le evoluzioni di Al-Qaeda

04/04/2015 di Vincenzo Romano

Dopo l'attentato in Kenya, ritorna alle scene della comunità internazionale Al-Qaeda e, in particolar modo, Al-Shabaab. Un gruppo distante dall'idea del Califfato e che, anzi, agisce quasi in un'ottica di competitività con i vicini di Boko Haram, tentando di tenere alta la bandiera di Al Qaeda

Al Shabaab

Il bilancio di una strage. Il Kenya è nuovamente sotto i riflettori internazionali, dopo l’irruzione di giovedì in un College universitario di Garissa, nella parte nord-orientale del Paese, a 150 chilometri dal confine con la Somalia. 147 i morti, quasi tutti studenti, ai quali si aggiungono due poliziotti, un soldato e due guardiani della scuola. I quattro terroristi, appartenenti agli Al-Shabaab somali (legati ad Al-Qaeda), si sono lasciati esplodere appena i poliziotti hanno iniziato a sparare.

La discriminante religiosa. Gli 815 studenti del college sono stati svegliati, radunati in gradi aule e separati in base alla religione: i musulmani sono stati liberati, i cristiani uccisi o presi in ostaggio. “Quando i nostri uomini sono arrivati, hanno rilasciato i musulmani. Teniamo gli altri in ostaggio” ha dichiarato il portavoce degli shaabab, Sheikh Ali Mohamud Rage. Quest’ultimo ha rivendicato l’attacco alla “North-Eastern Garissa University” con una telefonata all’agenzia Afp nella quale ha confermato che “i musulmani sono stati separati dagli altri e lasciati andare”, chiosando con il fatto che “il Kenya è in guerra con la Somalia e dunque la nostra gente ha la missione di uccidere chiunque è contro gli Shabaab”. Alcuni testimoni hanno rivelato particolari raccapriccianti: vi sarebbe stata la decapitazione di alcune persone: “Abbiamo visto molti corpi senza testa mentre fuggivamo, hanno ucciso molte persone”.

La catena di attentati. L’assalto all’ateneo è succedaneo di una serie di attacchi terroristici subiti dal Kenya. Nel 2013 ci fu l’assalto, da parte degli stessi Shaabab, allo shopping center “Westgate” a Nairobi, in cui morirono 67 persone. E ancora, nel novembre dello scorso anno, toccò ai passeggeri di un autobus fermati, separati in base alla religione ed uccisi. Gli Shabaab sono impegnati in una violenta guerra civile in Somalia e combattono in Kenya dal 2011, quando Nairobi inviò le truppe nel Paese confinante per aiutare il governo a combatterli.

L’identità del movimento. Ma cosa rappresenta Al-Shabaab, e da quali ideali e progetti è mosso?  Al-Shabaab significa letteralmente “movimento della gioventù combattente”. Ciò che può essere considerato alla stregua di un manifesto del movimento è quanto sostenuto dal leader Nur Barud: “Non ci sono cristiani in Somalia, ci sono solo apostati. Un musulmano non può diventare cristiano: può solo diventare apostata. Non c’è posto per gli apostati in Somalia: non riconosciamo loro il diritto di esistere, solo quello di morire, e li uccideremo tutti”. In altre parole: il non riconoscimento dell’altro da sé, il “diritto” alla vita negato e l’intento di eliminare tutti coloro che non appartengono alla religione musulmana.

Una breve storia del movimento. Prima di essere ucciso nel 2011, il leader del movimento terrorista fu un keniano, Fazul Abdullah Mohammed. Nel 2012 il suo successore, Mukhtar Abu Zubair, noto a tutti come A. A. Godane, ha affiliato il movimento al Al-Qaeda, con cui già da anni aveva contatti. Anche Godane è stato ucciso, da un drone americano, il 1 settembre 2014 e, ad oggi, la catena di comando ancora non è ben definita, nonostante i chiari segnali che il movimento sia diventato fortemente dipendente dal leader egiziano di Al-Qaeda, Al-Zawahiri.

Al-Qaeda ed il Califfato ISIS. Vi è poi la questione che riguarda il rapporto tra Al-Qaeda e il Califfato ISIS, guidato da Al-Baghdadi. Nonostante quest’ultimo abbia in passato collaborato con Zawahiri, i rapporti tra i due sono cessati all’inizio del 2014. Quindi, a differenza di quanto si pensa comunemente, il terrorismo islamico non è un corpo organico che risponde ad un solo capo. La strage in Kenya ci ricorda che oltre all’ISIS è ancora fortemente presente la sua altra anima, Al-Qaeda. Anzi, forse proprio l’affiliazione di Boko Haram al Califfato, ha spinto Al-Shabaab ad intensificare le proprie azioni, in un’ottica quasi competitiva.

L’evoluzione di Al-Qaeda. Il modello Al-Shabaab si comprende soltanto se si analizzano le fasi che hanno caratterizzato l’evoluzione di Al-Qaeda. Fino al 2001, quest’ultima era un movimento che addestrava terroristi, sceglieva determinate missioni e le portava a termine direttamente. Dopo l’11 settembre e l’attacco in Afghanistan, al-Qaeda è diventata un movimento che opera secondo il “principio dell’appalto” (o del franchising). Gruppi autonomi, non creati da Al-Qaeda, progettano attentati facendo riferimento all’ideologia fondante della “Base” e dipendono da essa per armi, denaro e addestramento, che avviene soprattutto in zone del Pakistan e della Somalia. Infine eseguono direttamente gli attentati. Con il passaggio delle consegne da Bin Laden a Zawahiri, Al-Qaeda non compie più soltanto attentati, bensì controlla piccole porzioni di territori, all’interno dei quali si formano piccoli stati con un proprio esercito, una polizia, una bandiera, e talora anche una propria moneta.

Cosa differenzia il Califfato Islamico con Al-Qaeda. Ciò è quanto sta avvenendo anche con l’ISIS, con una differenza tutt’altro che marginale: Al-Baghdadi vuole costituire un vero e proprio Stato islamico, che riunisca le popolazioni sunnite dell’area. Per Zawahiri invece un singolo grande Stato sarebbe decisamente più soggetto (presto o tardi) ad un attacco da parte delle Potenze occidentali. È per questo che il capo di Al-Qaeda punta alla costituzione di un “arcipelago” di piccoli stati che controllino fette marginali di un territorio e non un Grande Stato potenziale oggetto di attacchi stranieri.

Al-Qaeda resta oggi articolata in quatto organismi: Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, Al-Qaeda nella Penisola Arabica, Al-Qaeda in Palestina e Al-Qaeda nell’Africa dell’Est (in Somalia, appunto). Restano affiliate a queste componenti – seppur con un forte grado di indipendenza – i gruppi in Cecenia, quelli del Kashmir, nelle Filippine, in Indonesia, in Tailandia.

L’estremismo come principio fondante. Nel DNA di tutte le organizzazioni terroristiche è ormai impressa la necessità di eliminare tutte le componenti religiose, differenti dall’islam o comunque non appartenenti all’islam radicale, all’interno delle società dove risiedono. A rendere il quadro senz’altro più complesso ha contribuito la “concorrenza” tra Al-Qaeda ed ISIS, nell’imposizione della propria visione del mondo, che sta divenendo sempre più estremista.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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