Ken Robinson, un approccio rivoluzionario all’educazione

25/01/2015 di Isabella Iagrosso

La scuola uccide la creatività? Questa la domanda che si pone Ken Robinson, filosofo, educatore e professore inglese, conosciuto a livello internazionale proprio per la sua innovativa teoria dell'educazione

Ken Robinson

Autore di numerosi saggi sul tema educazione, Ken Robinson ha trovato la popolarità sul web. I video dei suoi discorsi alla conferenza TED sono i più visti nella storia dell’organizzazione. TED (tecnhology entertainment design) è una conferenza annuale che ha una sola missione, riassunta nel suo motto ‘ideas worth spreading’, ovvero presentare quelle idee, quelle innovazioni, che vale la pena diffondere. Proprio durante uno di questi incontri Robinson ha espresso organicamente la sua teoria.

Secondo il professore, la domanda che si pone il Governo mentre continua a riformare il sistema scolastico è: ‘come educare i nostri figli a prendere il loro posto nell’economia del 21esimo secolo?’ Crescono così milioni di bambini alienati che non sanno effettivamente perché stanno andando a scuola. Un tempo si diceva che con una buona laurea si sarebbe ottenuto qualunque lavoro si desiderasse, ma ora non è più così. Viviamo in un’epoca in cui i bambini sono sottoposti ad una quantità di stimoli come mai prima d’ora, inimmaginabile è la quantità di informazioni di cui si possono nutrire, da ogni piattaforma, computer, iphone, pubblicità, televisione. E cosa comporta questo? Perdita dell’attenzione verso quelle che sono sentite come ‘cose noiose’.

Le arti sono le vere vittime di questa mentalità. Esse si basano principalmente sull’idea di un’esperienza estetica, un momento in cui ‘i sensi stanno operando al loro massimo, in cui ti senti pienamente vivo‘. Con il sistema educativo attuale, dice Robinson, noi stiamo facendo l’opposto, stiamo anestetizzando i nostri figli, mentre dovremmo risvegliare ciò che hanno dentro. Il professore ha definito la creatività come ‘il processo di trovare idee originali che abbiano valore’. Ingrediente fondamentale di essa è il pensiero divergente, ovvero la capacità di vedere molte possibili risposte ad una domanda, diversi differenti modi di interpretare la stessa, essenzialmente vuol dire non pensare in modo univoco e convergente.

How school kills creativity è una dura accusa nei confronti del sistema educativo odierno. Robinson ritiene che esso debba andare rivoluzionato dalle fondamenta, in quanto altrimenti si continuerebbe a ‘migliorare un sistema ormai marcio’. Più che marcio, forse, l’idea è che sia anacronistico. Era un modello che poteva soddisfare le esigenze di un tempo ormai superato, contraddistinto da linearità e conformismo. Nata con l’Illuminismo, la nostra cultura educativa si è sviluppata in concomitanza con la rivoluzione industriale. Questo modo di concepire l’istruzione ha creato il caos perché molte persone si sono sentite inadeguate di fronte ad esso. Lo ha definito ‘modello fast food dell’educazione’, in quanto la macchina è orientata solo alla produzione in serie, una produzione standardizzata e ripetitiva. Organizziamo le scuole stesse come fabbriche: la campanella, la divisione in materie ed in particolare la suddivisione in classi basata sull’età.

Il paradosso è che l’unica cosa che quegli studenti avranno in comune sarà la data di confezionatura. Ai bambini, dice Robinson, dovrebbe essere data la possibilità di scegliere a che ora preferiscono studiare, se in larghi gruppi o in piccoli, o addirittura da soli. A questo tipo di educazione industriale bisogna sostituire una più mirata valorizzazione dei talenti. ‘Per me la comunità umana si regge su una diversità di talenti, non su una singola concezione di abilità’, tiene a specificare. Chiunque possiede la capacità di fare qualcosa, questa va solo sollecitata, non uccisa dalla standardizzazione. Le risorse umane sono come le risorse naturali, giacciono in profondità, ecco perchè bisogna andarle a cercare e soprattutto bisogna creare le condizioni affinché queste si manifestino. ‘La vita non è lineare, ma organica, noi creiamo le nostre vite mentre esploriamo i nostri talenti in relazione alle circostanze che essi hanno contribuito a creare’. Questa ‘tirannia del senso comune’ ci porta spesso nella vita a non scegliere la strada che avremmo voluto e ad accontentarci. Ci si accontenta di sopravvivere, invece che vivere intensamente nutrendo il proprio spirito con ciò che piace.

Il nostro secolo, o almeno i primi 15 anni che sono trascorsi, è l’epoca della precarietà. Una precarietà determinata anche dalla grande quantità di informazioni e stimoli a cui siamo sottoposti come dice Robinson, dovuta certo alla crisi economica che ha colpito l’Occidente,  ma anche da una crisi psicologica, che ha mostrato tutta la fragilità della società in cui viviamo. Qualunque sia il motivo, limitarsi a sopravvivere, reggersi in bilico su una struttura che sta per crollare, non ha senso. Bisogna rinnovare, usare parole coraggiose come ‘rivoluzionare’, distruggere delicati equilibri che diamo per scontato, persino l’idea di scuola, di educazione. Per dirla alla Ken Robinson, bisogna pensare divergente

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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