Kandinsky, il russo dal genio poliedrico

26/12/2014 di Laura Caschera

Quasi 150 anni fa, il 16 dicembre del 1866, nasceva Vassily Kandinsky, uno dei maestri dell'astrattismo, colui che, tramite lo strumento del colore, seppe coniugare in maniera strettissima l'arte con la dimensione spirituale

Kandinskij

Vasilij Vasil’evič Kandinskij nacque a Mosca, il 4 dicembre del 1844. Dopo la laurea in legge, pur meritando la nomina a professore, decise di dedicare la sua vita allo studio dell’arte, trasferendosi dalla sua Mosca a Monaco di Baviera, dove fu allievo di personalità del calibro artistico di Franz von Stuck. Nella città tedesca entrò in contatto con un ambiente frenetico, pieno di arte e di cultura, ed è proprio qui che iniziò a dipingere, a trent’anni, ed incontrò personalità di spicco, che influenzarono profondamente le sue capacità pittoriche. A Monaco, nel 1911 fondò, insieme a Paul Klee, Franz Marc, August Macke ed altri artisti, il gruppo che lo portò poi effettivamente a godere di fama eterna: quello noto come “Die blaue reiter”, “il cavaliere azzurro”. Il movimento fu attivo fino al 1914, anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, che causò la dispersione del gruppo.

Vasilij Vasil'evič Kandinskij
Vasilij Vasil’evič Kandinskij

“Il cavaliere azzurro” fu una delle fondamentali correnti dell‘espressionismo, successiva nel tempo, al “Die Brüke”, fondato a Dresda, nel 1905. Contrariamente a questo movimento, quello di Kandisky e di Marc non era caratterizzato da un’ampia colorazione politica, ma da una piena glorificazione lirica e gioiosa della vita. L’occasione che portò alla nascita del Cavaliere Azzurro fu l’esclusione da una mostra, da parte della Nuova Unione degli Artisti, di un quadro di Kandinsky: il Giudizio Universale. Diversamente da altre correnti dell’epoca, il movimento si caratterizzava per la mancanza di un programma artistico dichiarato, ed aveva il principale scopo di organizzare mostre. Centrale fu la pubblicazione del famoso “Almanacco del cavaliere azzurro” ( “Der Blaue Reiter Almanach”), nel quale vennero riprodotte oltre 140 opere e 14 articoli. Obiettivo dell’opera era quello di rendere possibile un’internazionalizzazione dell’arte stessa, attraverso la pubblicazione di un periodico che doveva fornire le linee- guida dello stile, coinvolgendo esponenti delle avanguardie artistiche di ogni nazione. Senza poter negare le ampie ambizioni del progetto, il movimento riuscì a pubblicare un solo numero dell’Almanacco, nel 1912.

Composizione VIII, olio su tela, 104x201cm, 1923
Composizione VIII, olio su tela, 104x201cm, 1923

Dal momento in cui nacque, “il cavaliere azzurro”, pur essendo legato in maniera inscindibile con l’espressionismo, riuscì a liberare le potenzialità e le fantasie di molti artisti. Ciò consentì una piena libertà rispetto alla norma imposta dal classico modo di fare arte. Il gruppo, infatti, si faceva portatore di una poetica intesa ad individuare la stretta spiritualità interna dell’artista. Il punto centrale dell’analisi artistica di Kandinsky è senza dubbio da identificarsi con lo stretto rapporto tra l’opera d’arte e il mondo spirituale. Il colore regna sovrano all’interno della sua poetica, e ciò può avere due effetti sullo spettatore: uno che potrebbe definirsi “fisico”, superficiale, basato su sensazioni momentanee: si infrange sulla retina dell’osservatore attraverso la registrazione del colore stesso. Un secondo, invece, può essere qualificato come “psichico”, ed è dovuto alla vibrazione spirituale, prodotta dalla forza psichica dell’uomo. Attraverso di essa il colore stesso raggiunge l’anima di colui che osserva. Ciò può verificarsi tanto in manieria diretta, quanto attraverso l’associazione con altri sensi.

L’effetto psichico del colore è perciò determinato dalle sue qualità sensibili: possiede una sua forma, un proprio suono, un suo odore. L’anima è per l’artista come un pianoforte a molte corde, nel quale il colore rappresenta il tasto e l’occhio il martelletto, ed è padrone della tela, ove va ad assumere anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione. L’accostamento tra essi è basato sul fatto che, ogni forma, ha un rapporto privilegiato con un colore. Ad esempio, il giallo coesiste con il triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato.

E’ difficile immaginare il loro concreto rapporto senza un riferimento ad una delle opere più significative di Kandinsky: la Composizione VIII del 1923. Qui è proprio il messaggio chiave trasmesso dall’artista a passare dal campo dell’ideale al campo della realta. La forma si fonde pienamente con il colore, e da tutta l’opera sembra scaturire un movimento che è certamente influenzato dal tempo in cui la stessa opera è stata completata. I progressi industriali hanno ormai preso il sopravvento nella realtà pittorica degli artisti, influenzando la tela, dalla quale emerge, più che l’attenzione assoluta per il mondo interiore, una nuova concezione, senza dubbio più attenta alla costruzione di una nuova realtà esteriore.

Several Circles
Wassili Kandinsky Alcuni cerchi 1926. Olio su tela. 140X140cm

Lo stesso senso della forma, acquisisce un suo simbolismo concreto. Ad esempio, il triangolo è una forma maschile e spirituale, l’arco è un simbolo di congiungimento e continuità, mentre le linee spezzate creano pause e discontinuità. Se le forme geometriche pure e nette, come il triangolo ed il quadrato, attirano senza dubbio l’attenzione dell’artista, l’elemento geometrico centrale è però rappresentato dal cerchio, del quale si interessa approfonditamente successivamente al periodo della Composizione VIII. Basta citare l’opera Alcuni cerchi del 1926. Kandinsky, parlando del cerchio, sottolinea come esso simboleggi un legame cosmico, essendo la forma più modesta, ma si afferma con prepotenza, variabile, precisa e instabile allo stesso tempo. Per usare le parole dell’aristista: “è una tensione che porta in sé infinite tensioni”.

La modernità di Kandinsky è forse insita anche nel suo ampio interesse nei confronti del teatro, che lo porta ad essere un nuovo tipo di artista. I suoi lavori teatrali sono concepiti, così come le sue opere pittoriche, in un’ottica di relazioni profonde tra diverse componenti espressive. La forma, il suono e la luce si dirigono verso il paradigma di un nuovo tipo di opera d’arte, a carattere, multimediale. Sebbene progettò numerosi lavori, l’unico lavoro che l’artista riuscì a portare in scena fu “Quadri da un’esposizione”, tratta dal poema musicale di Modest Musorgskij, e presentata dall’artista nel 1928, al Friedrich Theater di Dessau. Si tratta di un’originale caso di “musica dipinta”, ove troneggia il ruolo della forma, prima tra tutte il cerchio, tipiche della poetica dell’artista, che troneggiano sulla città della musica, ove anche le stesse nuvole raggiungono un’eterea perfezione geometrica.

The following two tabs change content below.

Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
blog comments powered by Disqus