JP Morgan: de caelo in caenum

25/10/2013 di Gennaro Gentile

JP Morgan

JP Morgan, 214 anni di storia. Nel 1871  John Pierpont Morgan, all’epoca non ancora quarantenne, fondò la Drexel Morgan & Co., una banca d’investimento destinata a segnare profondamente la storia di Wall Street e del mondo della finanza. Diventata ben presto famosa col nome di JP Morgan & Co., la florida società statunitense ha preso parte, nel corso della sua secolare storia, a un gran numero di prestigiose operazioni, come la fusione dalla quale è sorto il colosso General Electrics. Dopo aver lungamente operato nel settore siderurgico e nel comparto del cotone, John Morgan si affacciava quindi sul panorama della finanza internazionale come un market maker indiscusso, nonché come uno degli uomini più ricchi del mondo. Gli Stati Uniti devono molto della leadership economica che hanno detenuto per decenni all’iniziativa di Morgan e alla politica da lui attuata attraverso la sua banca: gli investimenti profusi nelle infrastrutture, e lo spasmodico tentativo di ottimizzare il rendimento degli stessi, rappresentano il nucleo originario del modello capitalistico applicato ed esportato dagli Stati Uniti per oltre un secolo.

John Pierpont Morgan, JP Morgan, Banca
John Pierpont Morgan

La nascita di un impero. La posizione di forza della JP Morgan si è consolidata nel corso degli anni, attraverso la realizzazione di fusioni ed acquisizioni e grazie all’ampliamento della gamma di servizi offerta. Fin dai primi anni di attività, la specialità del team di Morgan fu individuare e ristrutturare società sull’orlo della fallimento, per poi favorire il loro accorpamento. Tale approccio ha permesso di veder nascere alcuni dei poli produttivi più redditizi del ‘900. I servizi finanziari e la cartolarizzazione sono arrivati solo alcuni decenni dopo: JP Morgan era una società estremamente concreta, focalizzata sull’economia reale degli Stati Uniti.

Crescita inarrestabile. Il principale sintomo di fragilità manifestato dal summenzionato sistema capitalistico sta nel fatto che esso richiede sovvenzionamenti costanti in assenza dei quali sarebbe impossibile finanziare le operazioni di investimento. In un sistema sempre più caratterizzato dalla così detta “ingegneria finanziaria”, in cui le transazioni reali sono sostituite da prodotti in un certo qual modo artefatti, la fiducia rappresenta il principale asset di riferimento; il suo venir meno determina il crollo della liquidità nell’intero sistema economico. E’ esattamente quanto accaduto negli anni recenti, ma sarebbe sbagliato credere che questo fenomeno non si sia verificato in passato. Nel 1907 i CEO delle principali istituzioni di Wall Street furono chiamate ad intervenire con iniezioni di liquidità proprio per rifinanziare il sistema che esse stesse avevano creato, e a coordinare il tentativo di salvataggio fu proprio John Pierpont Morgan. Nel 1913 il più importante banchiere dell’epoca si spense durante un soggiorno a Roma, e poco dopo il Presidente Roosvelt ottenne approvazione del Federal Reserve Act con cui venne istituita la Federal Reserve; mai più il destino dell’economia nazionale sarebbe stato affidato all’iniziativa di privati cittadini.

L’epoca sub-prime. Sebbene siano passati molti anni da quando JP Morgan era alla guida della sua società, sembra che la banca abbia mantenuto la sua attitudine a valorizzare i talenti della finanza. Jamie Dimon ricopre il ruolo di CEO di JP Morgan dal 2005, ed è considerato ad oggi uno dei soggetti più affidabili sul panorama internazionale. Nonostante la sua autorevole guida, la crescente tendenza della speculazione ha coinvolto anche la centenaria istituzione di Wall Street e, sebbene in maniera inferiore rispetto a tante altre, i contraccolpi vengono risentiti ancora oggi. Malgrado ciò, nel 2012 la JP Morgan si è attestata come seconda banca al mondo per dimensioni, con 2.3 trilioni di dollari di attivi e filiali in sessanta paesi nel mondo.

L’eco della crisi. Proprio quando gli effetti peggiori della crisi finanziaria sembravano ormai alle spalle, è arrivato l’intervento della Procura Federale di New York, che ha guastato i festeggiamenti per una rinnovata solidità. Oggetto del contendere sono i mortgage-baked scurities emessi dalla JP Morgan, il cui scarso valore di mercato, secondo l’accusa, era perfettamente noto alla banca al momento del collocamento. Stando così i fatti, la banca d’investimento può essere ritenuta colpevole di diversi illeciti, tra i quali la falsificazione del valore di bilancio dei suddetti attivi e l’aggiramento dei vincoli di deposito posti a garanzia delle proprie controparti. L’accordo raggiunto dall’avvocato di JP Morgan, Stephen Cutler, con la Procura Generale, prevede il pagamento di tredici miliardi di dollari. Si tratta della più pesante sanzione mai collimata nei confronti di un dealer di Wall Street, e potrebbe minare una posizione di mercato storicamente consolidata.

The following two tabs change content below.

Gennaro Gentile

Classe 1989, originario di Torre del Greco, ottiene a pieni voti la laurea in Management presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel 2013 consegue con lode la specializzazione in Finanza d’Impresa presso la LUISS “Guido Carli” di Roma
blog comments powered by Disqus