Joshua A. Norton, Imperatore degli Stati Uniti d’America

18/09/2014 di Lorenzo

La stravagante ma interessante storia di Norton I, autoproclamatosi imperatore degli Stati Uniti d'America

Joshua N Norton, Imperatore degli Stati Uniti

La storia qui raccontata ha dell’incredibile e possiede in essa tutti gli elementi per apparire spiazzante, seria quanto burlesca ed imbarazzante. Ci troviamo in San Francisco (CA), precisamente sul finire degli anni ’50 del secolo XIX. Gli Stati Uniti erano con un piede in quella che poi sarà la Guerra Civile. In questa città, affacciata su magnifiche baie nella parte pacifica degli USA, viveva un pover’uomo, tale Joshua Abraham Norton, caduto in disgrazia dopo un investimento sbagliato. Questi, infatti, nato a Londra e vissuto per anni nella Colonia del Capo, si era spostato per affari nel continente americano e quivi incappò in un errore che gli costò la perdita della quasi totalità dei suoi averi, investendo tutto il suo patrimonio nell’acquisto di un cargo di riso proveniente dal Perù. Egli, speculando sulla grave carestia di riso che aveva bloccato quasi totalmente le esportazioni dalla Cina, comprò questo carico per poi rivenderlo ad un prezzo maggiore, non calcolando però, il susseguente arrivo di molte altre navi cargo dal Perù, che fecero tornare  il prezzo del riso a livelli stabili.

Non dandosi per vinto, intraprese una causa legale contro l’acquisto del cargo peruviano per rendere nullo il suo contratto, ma la corte di San Francisco rigettò la sua accusa, lasciandolo nella disperazione e nella povertà. Ritiratosi nell’interiore della California in cerca di fortuna, ritornò insoddisfatto in città nel 1859. Persi oramai i suoi averi, i suoi risparmi, quello che un tempo fu un sagace imprenditore e uomo di mondo si dovette arrendere ed affrontare la difficile vita da senzatetto, andando a rinforzare la schiera di disadattati che dimoravano nella città. Tormentato dalla nuova vita e dal sistema che lo aveva distrutto e umiliato, scrisse una pesante critica contro le istituzioni –specialmente del sistema giudiziario che lo aveva respinto- viste come organi elitari e ingiuste verso la popolazione americana. Cosí, impugnando vigorosamente carta e calamo, inviò a tutti i giornali cittadini una decisa risoluzione ai problemi del suo paese, nel quale egli dimorava già da 10 anni.

Joshua A. Norton
Joshua A. Norton

A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, un tempo cittadino di Algoa Bay, Capo di Buona Speranza, e oggi e per gli ultimi scorsi 9 anni e 10 mesi cittadino di San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti; e in virtù dell’autorità in tal modo acquisita, con la presente ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell’unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, in data primo Febbraio prossimo venturo, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti dell’Unione al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all’estero, nell’esistenza della nostra stabilità e integrità.

Norton I, imperatore degli Stati Uniti.”

Il proclama, per larga parte ignorato e deriso, venne invece accolto dal direttore del San Francisco Bullettin che, divertito dalla tragicomica notizia, decise di pubblicarlo con intento satirico. La reazione alla pubblicazione del proclama fu semplicemente spiazzante e, al medesimo tempo, sensazionale: la gente cominciò a trattarlo con dignità imperiale, e Norton divenne ben presto conosciuto come Imperatore Norton. Appagato del successo, forse emulando il suo contemporaneo Napoleone III in Francia, si procurò una divisa militare blu con tanto di decorazioni dorate, portando sempre con sé un bastone a mò di sciabola. Entrato oramai nell’immaginario comune come Norton I, ricevette una serie di privilegi come viaggiare gratis sui mezzi pubblici, pagare commissioni con soldi da lui stampati, presenziare come ospite d’onore ad eventi pubblici e mangiare gratuitamente nei ristoranti della città. Insomma un imperatore.

Norton I é anche ricordato per la sua “attivitá di governo”, oltre alla stampa di vere e proprie banconote imperiale, egli emanò di suo pugno diversi decreti, molti dei quali ancora conservati nel museo cittadino. Tra questi si ricordano quello del febbraio 1860, nel quale il novello imperatore convocava i rappresentanti degli altri stati federali per una costituente, quello degl luglio 1860 in cui scioglieva ufficialmente la Repubblica degli Stati Uniti d´America e proclamava la monarchia assoluta, quello del 1870 in cui si fece registrare nell´ufficio per l’impiego come “Imperatore”. O quello per la costruzione dei ponti di Oakland e Goat Island (poi effettivamente realizzati).

Dalle ricostruzioni dell’epoca ci si ricorda di lui come un uomo che vagava fiero per la città dispensando discretamente consigli a destra e a manca, senza mai essere di intralcio con il governo effettivo della stessa. La situazione del privilegio di cui godeva la sua figura ebbe un breve arresto il 21 giugno 1867 quando un poliziotto, stufo dei suoi proclami di piazza, decise di tradurlo in cella per poi spedirlo in un manicomio. Il clamore che seguí il suo ingiusto arresto non si fece attendere, persino la stampa fu coinvolta nella campagna per la sua scarcerazione che avvenì pochi giorni dopo con tanto di scuse formali del capo della polizia Patrick Crowley:

“Mister Norton non ha versato sangue, non ha derubato nessuno e non ha depredato alcun paese, e questo è più di quanto si possa dire di molti suoi colleghi di stirpe reale.”

Dopo tale spiacevole avvenimento, tutte le forze dell’ordine presenti in città cominciarono ad ossequiare il loro Imperatore ogni volta che lo incrociavano nel loro cammino. Tali ossequi vennero ricambiati dalla magnanimità di Norton che, più di una volta, aiutò la polizia a sedare, senza spargimento di sangue, le frequenti rivolte contro gli immigrati cinesi a San Francisco. Divenuto oramai una icona – non c´era spettacolo o evento alcuno a cui sua maestà non partecipasse – e osannato da tutti, cercò sempre e fino all’ultimo di essere accanto ai suoi sudditi. Successe cosí anche la sera dell’8 gennaio 1880 quando, di ritorno da una conferenza, tenutasi all’Accademia californiana di Scienze Naturali, ebbe un malore e morì in strada, la stessa che lo accolse quando perse tutto e che gli spianò il cammino per “assumere il potere imperiale”.

Il giorno seguente tutta la città, unita, si strinse intorno alla sua salma, parteciparono alla funzione più di 10 mila persone – un corteo lungo due miglia – che accompagnarono degnamente e con tutti gli onori il feretro di Norton, il loro imperatore. Molti potranno – a ragione o torto – affermare quanto raccontato essere il risultato della pazzia di un uomo lasciato sul lastrico. Forse si, forse no. L´unica cosa che sappiamo è che quest’uomo, pur nella sua stravaganza, fece molto per il bene della sua città adottiva. La quale, in tutta risposta e dati i tempi, anziché emarginarlo o richiuderlo in qualche postribolo, preferí acclamarlo come imperatore.

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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