Joseph-Louis Lagrange, cervello in fuga ante litteram

15/11/2014 di Silvia Mangano

Genio indiscusso delle scienze matematiche, riscosse consensi (e cattedre) in tutta Europa per il talento che, in Piemonte, gli forniva il modesto impiego di assistente alla Scuola di Artiglieria. La sua storia dimostra che il fenomeno dei “cervelli in fuga” non è tutto contemporaneo, come si potrebbe pensare

Joseph Luis Lagrangre, vita

Joseph-Louis Lagrange, nacque a Torino, nel 1736, con il nome di Giuseppe Ludovico Lagrangia. Fin dalla prima giovinezza, si mostrò un bambino dotato di particolari abilità intellettuali e incline allo studio, tanto da convincere i genitori a iscriverlo all’università a soli quattordici anni. Secondo il volere del padre, intraprese gli studi giuridici, ma tra una lezione di diritto e una di latino trovò nella matematica il suo vero talento. In meno di due anni, aveva già letto le pietre miliari della letteratura scientifica: Euclide, Clairaut, Bernoulli, Agnesi, Newton, Bougainville e, infine, il suo maestro e mentore Eulero.

Partendo dal Methodus inveniendi lineas curvas di Leonhard Euler (italianizzato in Eulero), Lagrange ideò un nuovo metodo per il calcolo delle variazioni, apprezzato a tal punto dal matematico svizzero, da farlo diventare – a soli vent’anni – autore di fama internazionale e aggregato all’Accademia di Berlino. Il credito di questa seconda pubblicazione (la prima era stata un fiasco, perché si cimentava nella dimostrazione di una formula già teorizzata da Leibniz e Bernoulli) gli valse come un eccellente biglietto da visita da mostrare al re Carlo Emanuele III: venne nominato assistente presso le Scuole di Artiglieria ed ebbe l’incarico di tenere alcuni corsi di geometria e algebra. In contemporanea all’attività didattica, che possiamo immaginare essere stata alquanto frustrante paragonata agli standard universitari a cui era abituato, Lagrange decise di fondare la Società privata per la ricerca matematica e sperimentale (1757), alla quale aderirono intellettuali e scienziati torinesi. L’attività del centro di ricerca e la pubblicazione dei risultati nei Miscellanea taurinensia non riscosse il plauso degli accademici italiani (tra cui va annoverato anche il fisico Giovanni Battista Beccaria), ma ottenne l’attenzione del panorama scientifico europeo. Fu, probabilmente, per questo motivo che i colleghi francesi lo convinsero a visitare Parigi nel 1763. Qui frequentò personaggi del calibro di d’Alembert, Clairaut, Fontaine, Antoine Caritat marchese di Condorcet, J.-A. Nollet, e riscosse un discreto successo negli ambienti culturali.

Dopo aver vinto un premio indetto dall’Académie des sciences di Parigi, all’età di ventotto anni, Lagrange aveva acquisito la maturità intellettuale e la sufficiente autostima, per decidere che era giunto il momento di emigrare all’estero in cerca di riscatto personale e di riconoscimenti accademici. L’occasione si presentò due anni dopo, nel 1766, quando Eulero annunciò la sua partenza per Pietroburgo. Federico II di Prussia, sotto consiglio dello stesso Eulero e di d’Alembert, invitò il torinese a prendere il posto di direttore della classe di matematica a Berlino. Gli anni berlinesi furono incredibilmente fruttuosi e felici: si sposò con la torinese Vittoria Conti, donna di cui fu profondamente innamorato fino alla sua morte (1783), e scrisse più di sessanta contributi in quasi tutti i campi della matematica, partendo dalle teorie dei numeri fino a toccare temi di astronomia matematica e di meccanica celeste.

Con la morte della moglie e di Federico il Grande, avvenuta tre anni dopo la scomparsa della Conti, e con l’ultimazione del famosissimo trattato Mécanique analytique, il matematico italiano decretò che l’era berlinese era ormai giunta al termine. Tra le tante proposte ricevute, decise di accettare quella del re di Francia, Luigi XVI, il quale gli offrì un posto d’onore all’Académie, sotto incoraggiamento di Mirabeau. La sua amicizia con i rivoluzionari fu viziata fin dal principio dal potere che essi sembravano avere nel panorama politico francese, ma è indubbio che Lagrange rimase piacevolmente colpito dall’interesse che gli illuministi d’oltralpe dimostrarono per la ricerca scientifica.

Nei primi anni trascorsi a Parigi, si dedicò con viva partecipazione alla chimica e collaborò attivamente agli studi di A.-L. Lavoisier, ma con lo scoppio della Rivoluzione Francese fu costretto ad abbandonare ogni lavoro e a partecipare alla Commissione per la riforma del sistema dei pesi e misure, che introdusse il sistema decimale e i campioni universali oggi in uso (chilogrammo, metro, litro). Con la soppressione di tutte le accademie e la politica contro gli stranieri, promossa dal Comitato di salute pubblica, corse il rischio di essere arrestato, ma si salvò grazie al sostegno delle sue amicizie. Tra questi, Lavoisier fu il più accanito difensore del rilascio. Pur salvando l’amico, non riuscì a salvare se stesso, Lagrange commentò così la sua esecuzione nel 1794: «È bastato un momento per tagliare quella testa, e forse non basterà un secolo per generarne un’altra pari alla sua».

Gli anni del Terrore e del Direttorio si rivelarono proficui per gli studi di Lagrange, che, dopo aver francesizzato il proprio nome, non dovette più temere ritorsioni da parte del governo rivoluzionario. Venne nominato professore e membro del Bureau des longitudes e dell’Institut. A queste cariche è legata tutta la produzione didattica di questi anni: Les leçons élémentaires sur les mathématiques (1795), la Théorie des fonctions analytiques (1797), il De la résolution des équations numériques (1798). Con l’avvento di Napoleone, il prestigio intellettuale di Lagrange gli valse la carica di senatore (1799) e di membro della Légion d’honneur (1803). In seguito all’annessione del Piemonte nella Repubblica francese, ottenne la cittadinanza e fu nominato Grande Ufficiale e Conte dell’Impero.

Ormai anziano, Lagrange si dedicò soprattutto alla correzione delle sue opere, ma non cessò mai l’attività di ricerca; si concentrò nella direzione scientifica e nella promozione delle giovani menti, tra cui spiccavano S.-D. Poisson e A. M. Ampère. Morì nel 1813, a Parigi, dove è ancora possibile vedere la tomba al Panthéon.

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Silvia Mangano

Classe 1991. Si laurea con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma. Attualmente studia Scienze Storiche – Età moderna e contemporanea alla Sapienza. Frequenta un diploma di perfezionamento in religioni comparate presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e scrive per la rivista di divulgazione storica InStoria.
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