John Singer Sargent, prodigioso ritrattista à la page

23/03/2015 di Simone Di Dato

“Ho un gran desiderio di dipingere il suo ritratto e ho ragione di pensare che lei lo permetterà e stia anzi aspettando che qualcuno le proponga questo omaggio alla sua bellezza”

John Singer Sargent
Ritratto di Edouard e Marie-Louise Pailleron, 1881.
John Singer Sargent, Ritratto di Edouard e Marie-Louise Pailleron, 1881.

John Singer Sargent amava definirsi “un americano nato in Italia, educato in Francia, che parla inglese, sembra tedesco e che dipinge come uno spagnolo”. Nessuna descrizione avrebbe potuto cogliere e tracciare con più esattezza il ritratto di una personalità cosmopolita e poliedrica, tra le più eleganti e prodigiose che visse tra il XIX e gli inizi del XX secolo. Nato a Firenze nel 1856 da un chirurgo e un’ appassionata d’arte americani, giunti in Europa per la cagionevole salute della madre, Sargent trascorre l’infanzia con le sorelle Emily e Violet tra le più affascinanti città europee mostrando fin da bambino un notevole talento pittorico, sempre incoraggiato dalla signora Singer. Con le valigie mai disfatte vagabondando tra Germania, Italia, Francia, Spagna e Svizzera, il giovane pittore acquisisce quel carattere cosmopolita che sarà elemento imprescindibile della sua formazione e della sua carriera: prima l’Accademia di Belle Arti a Firenze, poi la Parigi capitale indiscussa dell’arte moderna, e ancora Napoli, Spagna, Marocco e Tunisia per poi ritornare a Parigi ed entrare all’Ecole des Beaux-Arts sotto l’ala di Duran.

Ritratto di Lady Agnew of Lochnaw, 1892;
John Singer Sargent, Ritratto di Lady Agnew of Lochnaw, 1892;

Intellettuale, grande conoscitore di musica e letteratura, artista dalla cultura multiforme e ormai lontano dal provincialismo americano, Sargent fece ingresso ufficiale nel mondo dell’arte con il ritratto di Carolus-Duran, esposto al Salon di Parigi del 1879. E’ facilmente intuibile fin da subito quanto la sua pittura strizzi l’occhio alla rivoluzione dell’impressionismo, a pittori come Antonio Mancini, Edouard Manet e Francesco Paolo Michetti, senza tuttavia abbracciare mai alcun movimento, ma ispirandosi piuttosto a Velàsquez, Tiziano, El Greco e non ultimo Frans Hals, quei mostri sacri che ha avuto modo di ammirare in Spagna e nei Paesi Bassi durante i suoi viaggi.

In un panorama che vede l’Europa spettatrice dell’affermazione dei Nabis, dell’Art Nouveau e di quel genio di nome Picasso che si fa strada per stravolgere i criteri tradizionali di verosimiglianza, il pittore americano preferisce specializzarsi nel ritratto a valenza psicologica, ottenendo un enorme successo tra l’aristocrazia e l’alta borghesia europea e americana. Come in un romanzo di Henry James, Sargent rappresenta le dame più intriganti e raffinate dell’alta società con pennellate sì dettagliate e descrittive che ci lasciano sentire il fruscio dei loro bellissimi vestiti, il profumo di cipria e il sapore delle atmosfere che abitano.

John Singer Sargent, Ritratto di Madame X, 1884;
John Singer Sargent, Ritratto di Madame X, 1884;

Madame X (Virginie Amelie Avegno Gautreau, moglie del banchiere parigino Pierre Gautreau) è senza dubbio la dama più conturbante e misteriosa che l’artista abbia ritratto, “il ritratto più bello che abbia mai realizzato” sosteneva, una donna scandalosa nella pelle quasi perlacea, di un pallore così in contrasto con l’abito nero indossato, da poterne immaginare le nudità, frivola e capricciosa quanto libera e sensuale: una donna che conduce un gioco di seduzione e si erge a esempio di lussuria, inevitabilmente al centro di un’indignazione sociale che tra chiacchiere e pettegolezzi scandalizzò la bigotta società parigina della Terza Repubblica. Tra i ritratti più celebri anche amici come Samue-Jean Pozzi, vestito di rosso come un cardinale in un interno quasi claustrofobico, capolavoro di ritrattistica che rende omaggio ai grandi maestri del Cinquecento e del Seicento, ma il doppio ritratto di Edouard e Marie-Louise Pailleron, figli di una coppia di amici, intelligenti e pericolosi nelle loro espressioni gravi e misteriose dove a farla da padrone è una capacità di introspezione psicologica fuori dal comune. E’ chiaro dunque che la pittura di Sargent non pretende di rivoluzionare le regole, di anticipare tempi e mode, ma vuole in realtà descrivere ciò che vede senza falsi accenti, leggere la personalità di coloro che ritrae, tra dettagli descrittivi e pose ambigue della Belle Epoque, di un mondo effimero che ha un incredibile potere d’incanto.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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