John Kerry e il Grand Tour “Pacifico”

15/04/2013 di Luciano Di Blasio

Domenica 14 aprile si è conclusa la tre giorni di John Kerry in Asia, un Grand Tour che ha portato il Segretario di Stato americano a far tappa in Corea del Sud, Cina e Giappone. Questo viaggio segue quelli svolti recentemente da Kerry in Europa e Medio Oriente: tappa forzate per il neoeletto Segretario di Stato, istituzionalmente “obbligato” a presentarsi e formalmente interessato a far sentire la presenza e l’interesse statunitensi sui pressing global affairs. Un tour di Kerry in Asia fa subito pensare alla questione nordcoreana, ma Kerry  ha discusso altre importanti questioni con i rappresentanti dei Paesi visitati: a livello mediatico la risonanza maggiore è per le dichiarazioni focalizzate sulla penisola delle tensioni, ma vogliamo dare un’occhiata anche alle altre problematiche di peculiare interesse per i due lati del Pacifico.

Immagine_articolo_John Kerry Grand TourCorea del Sud – venerdì 12 aprile Kerry è sbarcato a Seul, dove ha poi speso metà del suo soggiorno asiatico: un segnale anche indiretto al leader nordcoreano Kim Jong-un che il supporto USA per il Sud della penisola è totale, che gli USA sono pronti a metterci la faccia. Nella conferenza stampa congiunta con il ministro degli esteri sudcoreano Yun Byung-se, Kerry ha sottolineato la volontà degli USA di assistere la Repubblica sudcoreana: i due Paesi stanno collaborando a livello militare e diplomatico per essere pronti in caso di attacco nucleare, ma soprattutto per cercare di disinnescare la crisi in atto. In quest’ottica, Kerry ha mostrato apprezzamento per la proposta del presidente sudcoreano Park Geun-hye: un Processo di Trust-building (“costruzione della fiducia”) votato al rilancio dei principi dei cosiddetti Six-Party Talks, il negoziato a sei inaugurato nel 2005 per cercare di placare la minaccia nordcoreana sul nucleare. Kerry ha invitato la Corea del Nord a fare un passo verso gli impegni internazionali sottoscritti nel negoziato a sei: a quel punto gli USA e tutti i suoi alleati nella regione saranno più che disponibili a ricominciare le trattative. È nell’interesse di tutti fermare questa escalation e l’amministrazione Obama dimostra, ancora una volta, di affidarsi alla strategia della cosiddetta strategic patience, al fine di evitare nuovi scenari di guerra militare.

Cina – Kerry è poi volato a Pechino, dove ha incontrato vari leader del regime cinese. Chiara la necessità cinese di ridurre al minimo i rischi nordcoreani: in passato la Cina temeva che una nuova guerra di Corea avrebbe portato al collasso del regime cinese, adesso invece il dubbio di Pechino è che le armi schierate dagli USA e dai suoi alleati nella regione siano un primo passo in una “strategia di conquista” dell’Asia. Lo stop di Kerry in Cina è servito non solo a disinnescare i cattivi pensieri cinesi, ma soprattutto a rilanciare una collaborazione tra le due più grandi potenze mondiali. In quest’ottica è molto interessante la dichiarazione sulla sfida al cambiamento climatico: i due Paesi, affermando la consapevolezza che il cambiamento climatico dettato dall’uomo è ormai una realtà inconfutabile e sostenuta da valide prove scientifiche, si sono impegnati in un Climate Change Working Group per arrivare già con una visione condivisa allo Strategic and Economic Dialogue (S&ED) 2013 che si terrà a Washington dall’8 al 12 luglio prossimi. Un tavolo di dialogo tra Cina e USA che va avanti tutto l’anno e si concretizza, da quando Obama è presidente, in un meeting personale tra le delegazioni dei due Paesi. Il gruppo di lavoro cercherà di migliorare la cooperazione su tecnologie, ricerca e conservazione di energia rinnovabile e alternativa. Sarà presieduto da Todd Stern, inviato speciale degli USA per il cambiamento climatico, e Xie Zhenhua, vicepresidente della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme. I due Paesi hanno inoltre sottolineato i reciproci benefici nella cooperazione sul cambiamento climatico, avendo raggiunto “una maggiore sicurezza energetica, un ambiente più pulito e più abbondanti risorse naturali”, oltre ad un nuovo clima di fiducia e rispetto reciproci, utile ad una intensificata collaborazione generale.

Giappone – Anche la domenica giapponese di Kerry si è basata su Nord Corea e ambiente. Dopo aver ribadito anche da Tokyo che la minaccia nordcoreana non può essere tollerata e che ad un primo passo nordcoreano corrisponderà una grande apertura statunitense, il Segretario di Stato si è poi soffermato sulla questione climatica: “io e il Ministro degli Esteri (giapponese, ndr) abbiamo deciso di elevare l’iniziativa al di sopra del livello attuale … a causa dell’urgenza di questo problema “, ha detto Kerry. “Abbiamo concordato l’avvio di un nuovo dialogo bilaterale sulla base di tre pilastri”: discutere e focalizzarsi su di un nuovo piano decennale per l’ambiente che possa riscuotere un’ampia adesione, ridurre le emissioni di CO2 e di conseguenza il loro impatto sul clima, pianificare una nuova crescita che impatti al minimo sul clima. Kerry ha inoltre confermato che il 9 e 10 maggio prossimi si svolgerà un colloquio di alto profilo sulla cybersecurity.

Un bilancio – I giornali USA avevano sottolineato come questo tour asiatico fosse fondamentale per inviare un segnale forte alla Corea del Nord, ma formalmente Kerry ha discusso anche altre tematiche, da alcuni punti di vista ben più importanti. Il problema è che siamo sempre fermi alle solite chiacchiere sul clima, nessun passo avanti di rilievo che possa far bene sperare concretamente. L’unico punto positivo può essere visto nella volontà stessa di non aver interrotto la concertazione sul climate change, nonostante i recenti ripetuti fallimenti di accordo e la dura crisi economica mondiale.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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