Jobs Act, tasse, sgravi fiscali: arriva la prova del mercato

03/03/2015 di Lucio Todisco

A gennaio 2015 11 mila nuovi posti di lavoro in più, dal 1° marzo al via il contratto a tutele crescenti. Le imprese italiane sono alla prova del mercato, con interessanti novità ma con tante questioni ancora da risolvere.

In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei primi quattro decreti attuativi del Jobs Act, le imprese italiane iniziano a far di conto e a capire quali cambiamenti ci saranno – e se saranno positivi – nel rapporto imprese – lavoratori e se le effettive e concrete possibilità di assumere s’incrementeranno.

Cosa cambia con il Jobs Act – Ad oggi in Italia, gli occupati sotto le forme di tipologie contrattuali esistenti sono: 14,503 milioni a tempo indeterminato; 2,277 milioni con contratto a termine; 5,499 milioni sono indipendenti, per un totale di 22,279 milioni di occupati. Con il Jobs Act ci troviamo di fronte, sicuramente, ad un nuovo modo di intendere il mercato del lavoro in Italia. Il Contratto a tutele crescenti verrà applicato ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore del decreto, per i quali stabilisce una nuova disciplina dei licenziamenti individuali e collettivi. Infatti, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, si applica il solo indennizzo economico: due mensilità di retribuzione per ciascun anno di anzianità di servizio, per un minimo di 4 e per un massimo di 24 mesi.

Jobs Act e sgravi fiscali. Le scelte delle imprese – Ad agevolare questa tipologia d’assunzione, in vigore dal 1° marzo, saranno gli sgravi fiscali stabiliti dalla legge di stabilità 2015 (L.190/2014). Contributi Inps azzerati per tre anni dal momento dell’assunzione e un taglio del costo del lavoro che potrebbe arrivare, almeno secondo il governo, a circa il 50% in caso di cumulo di bonus con altre tipologie d’incentivi. L’obiettivo principale è quello di promuovere forme di occupazione stabile. E’ riferito ai datori di lavoro privati, ad eccezione del settore agricolo, e con riferimento alle nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Eccezione sono quei lavoratori che nei 6 mesi precedenti sono stati occupati a tempo indeterminato presso un altro datore di lavoro e che non siano già stati assunti con lo stesso incentivo da altri datori: questi non potranno usufruire di questo sgravio fiscale. Sono esclusi inoltre i contratti di apprendistato ed i contratti di lavoro domestico.

Camera-renzi
Il Jobs Act è stato fin da subito uno dei cavalli di battaglia del programma di Matteo Renzi

L’idea di unire sgravi fiscali al riordino del rapporto di lavoro a tempo indeterminato è ambiziosa, ed entra nel solco di una riforma che intende rendere il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti la forma ordinaria di assunzione, considerando la tutela obbligatoria quale sanzione naturale del licenziamento illegittimo, e riconoscendo sgravi fiscali per i datori di lavoro che procedono a nuove assunzioni. Questa sinergia tra sgravi fiscali e nuova tipologia contrattuale si troverà però di fronte ad un rischio ben preciso: poiché lo sgravio fiscale sarà possibile esclusivamente per gli inserimenti realizzati nel corso del 2015, ci potremmo trovare di fronte a casi in cui le aziende siano incentivate esclusivamente a procedere ad una stabilizzazione di quei lavoratori che avevano già in qualche modo messo in cantiere di assumere. Una scommessa del governo che, in questo modo, pungola le imprese ad iniziare una seria riflessione sulle loro politiche di assunzioni.

Addio ai co.co.pro, ma quali tutele per le nuove collaborazioni? – Il Jobs Act andrà verso il “superamento” dei contratti a progetto attraverso l’abrogazione degli artt. 61-69-bis del Dlgs 276/2003 (Riforma Biagi) che nascevano con l’intento di superare la vecchie collaborazioni coordinate e continuative. Lo schema di decreto in discussione ci pone però di fronte ad una questione dirimente e fondamentale: Nel momento in cui i contratti a progetto “veri” scadranno, cosa ne sarà dei lavoratori e dei loro contratti? Se continueranno come collaborazioni coordinate e continuative non potranno godere delle tutele del Dlgs 276/2003; inoltre, cosa succederà per tutte quelle collaborazioni genuine che non potranno trasformarsi in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato? In effetti, tocca al Governo stabilire dei paletti e degli spazi di manovra per tutta una serie di professionisti e imprese che hanno adoperato in maniera corretta questa tipologia contrattuale.

La pressione fiscale che abbatte le imprese – Se spronare e mettere in condizione le aziende di assumere è un obiettivo, iniziare una seria e duratura riorganizzazione della tassazione, vero problema italiano §(come oggi riportato su “Il Sole 24 ore”), è essenziale. Le cifre sulla pressione fiscale sono spiazzanti. Dal 41,6% del 2011 al 43,5% del 2014. Un fardello enorme sulle spalle dei contribuenti e delle aziende che non calcola, ovviamente, il peso reale dell’evasione fiscale. La manovra sull’Irap con il taglio della componente del costo del lavoro dal calcolo della base imponibile va, di certo, nella direzione giusta, ma bisogna mettere le aziende nella condizione di poter avere un peso fiscale minore per permettere un aumento di investimenti nella ricerca, l’aumento delle retribuzioni e per innescare un trend positivo che sia utile al mercato del lavoro italiano.

Consolidare i dati positivi – Nella media del 2014, dopo due anni di calo, l’occupazione ha avuto una leggera crescita (+0,4%, pari a 88.000 unità in confronto all’anno precedente), a sintesi di un aumento nel Nord (+0,4%) e nel Centro (+1,8%) e di un nuovo calo nel Mezzogiorno (-0,8%, pari a -45.000 unità). Le imprese manifatturiere italiane, nel mese di febbraio, hanno registrato un forte aumento della produzione, come rilevato dall’indice pmi (purchasing managers index).

Dati che devono essere utili per iniziare a ragionare su come superare la cosiddetta fuga dei cervelli dall’Italia. Sia chiaro, che i nostri giovani vadano all’estero e trovino opportunità di lavoro interessanti è giusto e sacrosanto. Quel che deve continuarci a preoccupare è che i giovani lavoratori e ricercatori italiani non trovino interessante (o non trovino affatto) l’offerta proveniente dalle nostre imprese, comparata con il mercato globale, ed allo stesso tempo che il nostro mercato non sia attrattivo per i giovani stranieri. Un vero gap che potrà essere superato solo con una tassazione più equa ed un riassetto complessivo del mercato del lavoro italiano.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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