Jack Nicholson e Heath Ledger: l’amaro sorriso del JOKER

13/08/2015 di Jacopo Mercuro

“Io rido solo esteriormente. Il mio sorriso è solo a fior di pelle. Se tu potessi vedermi dentro, io sto piangendo! Puoi unirti a me per il singhiozzo?” Joker, in "Batman" di Tim Burton

Joker

Il Joker, un personaggio affascinante, che racchiude la maggior parte delle psicosi umane; ciò che spaventa di più è il suo non aver nulla da perdere, cosa che lo rende indecifrabile e fuori controllo, una mina vagante che ama tenere sotto scacco Gotham City.

Cesar Romero fu il primo a vestire i panni del folle criminale, inizialmente nella serie tv e successivamente nel film del 66’. Perché la figura del Joker si consacrasse definitivamente sul grande schermo, abbiamo dovuto aspettare prima il 1989, con l’interpretazione di Jack Nicholson, e diciannove anni dopo, quella del compianto Heath Ledger. Ancora oggi, si continua a discutere su quale dei due Joker sia stato più riuscito, una diatriba senza senso, vista la differenza del personaggio e del contesto storico. Siamo di fronte a due opere d’arte indiscutibili, sarebbe come paragonare la Gioconda di Leonardo Da Vinci ed il Guernica di Picasso, cosa impossibile da fare.

Il personaggio originario del Joker, secondo i suoi autori, doveva contraddistinguersi per lo  spiccato humor, e per le battute pungenti. Questo tipo di figura è stata perfettamente rispettata da Jack Nicholson, che è riuscito ad avvicinarsi all’icona del fumetto originale più di quanto abbia fatto Heath Ledger. Con Ledger, abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione del Joker, che ha plasmato una figura più simile a delle evoluzioni successive del personaggio (come nella graphic novel Arkham Asylum); un’interpertazione  divenuta un punto di riferimento per il futuro. Nonostante Ledger, per dar vita al Joker, abbia letto i vecchi fumetti, e studiato l’interpretazione di Nicholson, il suo personaggio è estremamente originale. Ispirandosi a psicotiche interpretazioni, come quella di Malcolm McDowell in Arancia meccanica di Kubrick, Ledger si è concentrato sul lato mentale del Joker, tirando fuori tutto il suo malessere interiore; una mente malata e perversa, devota al caos.

Il Joker de Il cavaliere oscuro, favorito dallo spirito noir del film, è meno clown di quello di Tim Burton, che era caratterizzato per il suo stile da dandy; siamo di fronte ad una figura estrema, che porta con se la follia umana. Anche il rapporto con Batman è completamente differente, e in entrambi si possono apprezzare varie sfaccettature. Il personaggio interpretato da Nicholson vuole vendicarsi per ciò che l’uomo pipistrello gli ha fatto, il suo obbiettivo è uccidere Batman. Il Joker di Nolan vive un altro tipo di rapporto con il suo rivale, non passa la sua esistenza con lo scopo di ucciderlo; ha bisogno di Batman, poiché è con lui che vede la possibilità di avere un gioco sadico e masochista “Senza di me non sapresti più che fare. E io senza di te non mi divertirei più. Ecco perché non ci uccideremo mai.” “Ecco cosa succede, quando una forza irrefrenabile, incontra un oggetto inamovibile. T tu sei davvero incorruttibile, non è così? Tu non mi uccidi per un malriposto senso di superiorità, e io non ti ucciderò perché tu sei troppo divertente. Credo che io e te siamo destinati a lottare per sempre”.

Il Joker di Nicholson e quello di Ledger non sono due personaggi in competizione, ma due capolavori donati alla storia del cinema, ora bisognerà solo aspettare e vedere se Jared Leto (prossimo Joker in Suicide Squad), sarà in grado di raccogliere un’eredità così pesante.

Se introduci un po’ di anarchia, se stravolgi l’ordine prestabilito tutto diventa improvvisamente caos! Io sono l’agente del caos! Sai qual è il bello del caos? È equo! Joker (Heath Ledger) in Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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