Jack Kerouac e la rivoluzione della libertà

02/02/2015 di Isabella Iagrosso

Personalità di spicco della Beat Generation, Kerouac è stata un'icona del movimento e del suo tempo. Un breve viaggio nella vita di uno dei più importanti autori del XX secolo, tra la ricerca di un nuovo canone letterario, uno stile spontaneo, il jazz e i suoi personaggi, ognuno dotato di un'anima

Capite è tutto un mondo pieno di nomadi con lo zaino in spalla, Vagabondi del Dharma che si rifiutano di cedere all’imperativo generale che li porta a consumare, tutte quelle schifezze che nemmeno volevano davvero (..), che salgono sulle montagne a pregare, fanno ridere i bambini e rallegrano i vecchi, rendono felici le ragazze e ancora più felici le vecchie, tutti Pazzi Zen che girano scrivendo poesie che prendono forma nella loro testa senza una ragione precisa e inoltre essendo gentili e avendo anche certi imprevedibili gesti strani continuano a elargire visioni di libertà eterna a tutti e a tutte le creature viventi, ecco cosa mi piace di voi” scrive Jack Kerouac nel suo I Vagabondi del Dharma (1958). Ecco la sua grande idea: una rivoluzione culturale, un avvicinamento da parte di tutti i giovani alla natura e allo spirito del buddhismo Zen.

Nato nel 1922 in Massachusetts, poeta, scrittore e personalità di spicco della Beat Generation, Kerouac ha sempre avuto un carattere controverso. L’immagine che dava in pubblico, nei talk show in cui si presentava ubriaco, quella che spesso emerge anche dai suoi libri, di un giovane ribelle, una sorta di poeta maledetto sul modello di Baudelaire, poco aveva in comune con il suo reale modo di essere. Soprannominato ‘Re dei Beatnik‘ tra gli anni ’50 e ’60, era un nomignolo che gli è sempre andato storto. In realtà chi era, e cosa ha rappresentato all’interno della Beat Generation? Un ragazzo molto intelligente, con la passione ed il talento per il football. Questi gli valsero una borsa di studio per la Columbia University, dove scoprì la passione per Joyce, Dostoevskij, Hemingway e soprattutto dove conobbe personalità destinate ad incidere per sempre nella sua vita e nella letteratura americana. Qui l’incontro con William Burroughs, Allen Ginsberg e Lucien Carr. L’evento più importante fu però la conoscenza di Neal Cassady, di cui Kerouac scriverà abbondantemente nel suo romanzo per eccellenza, “On the road“, Sulla strada.

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Una copertina di “On the road”, in italiano “Sulla strada”, il più noto romanzo di Jack Kerouac

Jack non aveva idea di cosa stesse creando assieme ad i suoi amici: una corrente letteraria innovativa, un movimento giovanile: resta tutt’oggi controverso definire la Beat generation. Ragazzi svogliati che non hanno finito il college, drogati senza speranza, gruppo di intellettuali, di devoti religiosi (infatti sull’esempio di Kerouac molti si convertono al buddhismo). Forse la descrizione migliore l’ha fornita proprio Allen Ginsberg nel suo poema più famoso, l’inno della Beat generation: l’Urlo. “Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, isteriche nude, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa”: questo l’inizio dell’urlo di una generazione che non si riconosce e non si vuole più riconoscere nei modelli del passato. La guerra è finita, l’America vive il suo momento massimo di prosperità, ma tutto questo entra in conflitto con la mentalità ancora chiusa dell’epoca. Una mentalità fatta di cattolicesimo bigotto, moralismo senza senso e dogmi a non finire, che i giovani, cresciuti negli anni della guerra ma che ormai se ne sentono fuori, non riescono più ad accettare.

Da molti è stato interpretato come il preludio a quel movimento di contestazione giovanile che avrà nel ’68 il suo culmine. In realtà questi è ben distante dalla Beat generation, nonostante vi siano punti di contatto. La corrente di Kerouac, Ginsberg e degli altri loro compagni, è inizialmente scevra da qualunque condizionamento politico, considerato superfluo alla stregua delle altre cose materiali nel mondo. Solo successivamente, soprattutto in Ginsberg, esso assumerà un peso crescente. Il ’68 invece nasce sì in risposta ad una crisi di valori, ma ha un carattere marcatamente politico fin dalle origini. La Beat generation consiste dunque ‘solo’ in un gruppo di ragazzi che mettono in dubbio i canoni della letteratura dell’epoca alla ricerca di uno stile che sia maggiormente in grado di esprimere il turbamento che hanno dentro. Kerouac è uno di questi, forse uno dei più importanti. Il suo modo di scrivere, da lui stesso definito ‘prosa spontanea’, porterà sia al successo sia alle critiche. In questo senso intendiamo un testo che spesso non rispetta le basiche regole della punteggiatura, ove si trovano preposizioni separate da “enigmatici due punti, virgole timide o un vigoroso trattino”, “il linguaggio che disegna è un flusso imperturbato della mente di segrete parole-idea personali, che soffiano (come nel caso del musicista jazz) sul soggetto dell’immagine”.

Proprio dalla musica infatti, dal jazz, in particolare dal bebop degli anni ’50, si basa il ritmo della narrazione. Fluidità, musicalità ed armonia, rendono la lettura intrigante e affascinante. Sfogliando le pagine di “Sulla strada” sembra quasi di vederli, Neal Cassady e Jack Kerouac sulla Route 66, che attraversano l’America sulle note di Gershwin. Ma cosa raccontano esattamente questi romanzi, simbolo di una generazione? Autobiografici ma romanzati, il soggetto dei racconti è sempre lui stesso, il suo vero io, quello nascosto e mai mostrato alle telecamere. Ciò che Kerouac cercava sulla strada, nel perpetuo andare, nel suo non potersi mai fermare, ciò che lo ha portato a visitare e descrivere i posti più belli e spesso nascosti della East e della West Coast, è il continuo inseguire la tanto agognata libertà. Non si sentiva mai soddisfatto, era attraversato da un male di vivere interiore paragonabile al sentimento sveviano. La differenza è che mentre lo Zeno di Italo Svevo reagisce con l’immobilismo, cerca di smettere di fumare, ma non ci riesce, cerca di smettere con l’amante, ma non riesce e questo lo porta ad una sorta di apatia, il padre della beat generation sopperisce al suo crescente e mai appagato desiderio di libertà, con il movimento perenne.

Altro aspetto spesso tralasciato di Kerouac, che costituisce però uno dei meriti fondamentali dello scrittore, è la capacità che ha di descrivere i suoi personaggi, principali, secondari o marginali che siano. Sono quasi tutti realmente esistiti e incontrati nella sua vita, anche il più insignificante di loro: il semplice guidatore del camion senza un dito, l’autista texano pieno di soldi, lo stesso Neal Cassady, protagonista di “Sulla strada”, nessuno di loro rimane nero su bianco sulle pagine del libro, tutti hanno un’anima, tutti prendono vita e rendono i romanzi di Kerouac una sorta di bibliografia di anime umane, un inno a tutte quelle persone che piacevano allo scrittore, “le sole persone che mi interessano sono i pazzi, i pazzi della vita, i pazzi delle parole, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che non sbadigliano mai o dicono un luogo comune…ma bruciano, bruciano come candele romane nella notte”.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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