Quell’aiutone alla crescita italiana proveniente da euro e petrolio

30/07/2015 di Federico Nascimben

Secondo uno studio la crescita dell'economia italiana sarebbe stata negativa (-1,0%) fra inizio 2014 e inzio 2015 se non vi fosse stato il calo del prezzo del petrolio e il deprezzamento dell'euro. Una straordinaria concatenazione di eventi esogeni e ciclici che sottolineano le nostre debolezze

Il capo economista della banca francese Natixis, Patrick Artus, ha realizzato una ricerca dal titolo “Come sarebbe oggi la crescita di Germania, Francia, Spagna e Italia se il prezzo del petrolio non fosse precipitato e l’euro non si fosse deprezzato?”. Lo studio prova a ipotizzare un controfattuale in cui vengono isolati i due fattori esogeni che hanno contribuito al miglioramento delle condizioni economiche in questi (e molti altri) Paesi, prendendo a riferimento il lasso di tempo che intercorre dal primo trimestre 2014 al primo trimestre 2015.

In sintesi, secondo Artus, il tasso di crescita tendenziale del Pil senza caduta del prezzo del petrolio e deprezzamento dell’euro sarebbe “probabilmente” stato:

– Del +0,25% per la Germania al posto del +0,95% effettivamente registrato, una differenza negativa dello 0,70%;

– Dello 0% per la Francia al posto del +0,8% (-0,80%);

– Del -1,0% per l’Italia al posto del +0,1% (-1,10%);

– Del +1,5% per la Spagna al posto del +2,65% (-1,15%).

Come si nota, quindi, l’Italia, oltre ad aver beneficiato assieme alla Spagna in misura maggiore dai due eventi, sarebbe stata l’unica economia delle quattro principali dell’Eurozona a registrare un calo del Prodotto, il che – com’era e com’è del tutto evidente – lascia margini tendenti allo 0 per quanto concerne la capacità delle riforme messe sinora in atto dal governo (e dai governi) di spingere all’insù la crescita.

Vediamo di capire quali rapporti causa-effetto (piuttosto intuitivi) provocano i due eventi, a parità di altre condizioni. La caduta del prezzo del petrolio spinge verso la disinflazione, aumentando i salari reali delle famiglie che tendono a consumare di più, dato che aumentano le possibilità di spesa (a meno di un forte aumento del tasso di risparmio di queste); per quanto riguarda le imprese, invece, il prezzo inferiore del greggio migliora la profittabilità aziendale che può portare ad un aumento degli investimenti.

Per Artus l’aumento dei consumi delle famiglie determinato dal primo evento va dallo 0,5% per la Germania, allo 0,8% di Francia e Italia, all’1,1% della Spagna; per quanto concerne gli investimenti in abitazioni delle famiglie vi è una significativa crescita in Spagna (+7%) e Italia (4%), ma non in Germania e Francia.

Il deprezzamento dell’euro spinge le esportazioni, ma riduce il reddito reale perché aumentano i prezzi all’importazione dei prodotti non petroliferi; lato imprese può portare ad un aumento degli investimenti, se il tasso di utilizzo della capacità produttivo diventa elevato, ed aumenta la capacità di aumentare i prezzi di vendita (c.d. pricing power) per l’estero, consentendo maggiori profitti.

Per il capo economista di Natixis, il secondo evento, determinando l’aumento dei prezzi per i prodotti importati non energetici, neutralizza il 55% della caduta del prezzo del petrolio in Italia (60% in Germania e Francia, 45% in Francia). Relativamente all’export, invece, il deprezzamento dell’euro, ha aumentato le vendite oltre i confini nazionali dell’1% in Germania, del 1,2% in Italia, dell’1,8% in Francia e del 2,3% in Spagna.

Infine, solo in Italia si può ascrivere un aumento statisticamente significativo (compreso fra il 3 e il 4%) degli investimenti delle imprese legato alla combinazione euro-petrolio.

Figura 1: Impatto e crescita determinati da caduta del prezzo del petrolio e deprezzamento dell'euro. Fonte: Natixis.
Tabella 1: Impatto e crescita determinati da caduta del prezzo del petrolio e deprezzamento dell’euro.
Fonte: Natixis.

La Tabella 1 riassume quanto finora scritto e dà l’idea della generale debolezza delle principali economie dell’Eurozona e, soprattutto, di quella italiana. Senza i due fattori esogeni che spingono una ripresa ciclica solo la Spagna avrebbe registrato una crescita sensibilmente positiva, mentre Francia e Germania avrebbero registrato una crescita virtuale intorno allo zero e l’Italia sarebbe stato l’unico Paese a registrare una diminuzione del Pil.

Checché se ne dica quindi, anche al netto di un certo margine d’errore, la nostra rimane una ripresa ancorata esclusivamente a quei fattori straordinari, esogeni e ciclici di cui abbiamo più volte parlato, a cui ora si è provato a definirne il quantum.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus