Italicum e tanta voglia di ovvietà

04/07/2016 di Giuseppe Trapani

Polemiche estive e surreali intorno all'Italicum in tempi di tripolarismo politico. Cosa dobbiamo aspettarci?

Quando milioni di italiani si accingono a rilassarsi sotto l’ombrellone con altrettanta panatura a base di sabbia e olio solare, la politica prova a fare del suo meglio cioè continuare a togliere i sogni senza rispondere ai bisogni. L’ultima arma di distrazione di massa viene sganciata involontariamente da Ilvo Diamanti, che ha pubblicato un sondaggio-simulazione elettorale che vede e il sorpasso dei cinquestelle sul Partito Democratico se si andasse al voto oggi. Ad Italicum vigente il movimento grillino vince al ballottaggio distruggendo i sogni di rilancio del centrodestra e lasciando il partito di Renzi al secondo posto. Ed ecco partire tutto un filone di trasmissioni talk sulla possibile modifica della legge elettorale “per non far vincere i pentastellati”.

La reazione dell’italiano medio a questo punto sarebbe inizialmente quella del rigurgito, domandandosi questi come sia possibile che in oltre tre anni di legislatura si parli ancora di legge sulle regole del gioco. Ma soprattutto c’è da chiedersi come uscire dalla logica della legge contra personam e magari mettere tutte le azioni possibili per agganciare la timidissima ripresa economica e consolidarla con ulteriori politiche espansive. Va detto infatti che se il Pil continuasse a viaggiare sul punto percentuale (c’è chi preconizza anche lo 0.7-0.9) molti azzardi positivi delle ultime due leggi di stabilità andrebbero a carte e quarantotto innescando clausole devastanti per l’economia reale.

Ma siccome – è questo il nostro peccato originale – abbiamo voluto la politica smart&show a cui il sistema mediatico ha lisciato il pelo in nome dell’auditel, allora dobbiamo pedalare sulla bici dell’evanescenza e sciropparci ogni cazzeggio possibile. Oggi quindi si scopre l’acqua calda di un tripolarismo imperfetto – così lo chiama Diamanti per l’appunto – e ci si stupisce dal già noto al ritornello ridicolo “il triangolo no, non l’avevo desiderato”. Spiace sgonfiare la mongolfiera dello  stupore  di queste ore ma sta proprio qui la positività intrinseca dell’Italicum appena approvato. Punto. La nuova legge elettorale finalmente realizza un processo che gli stessi italiani hanno desiderato in questi anni a partire dal referendum Segni del 1991-93  e che portarono a quel Mattarellum in base al quale il nostro sistema elettivo è passato dal proporzionale al maggioritario.

Sarà magari una seconda ovvietà e tuttavia proprio l’attuale tripolarismo italiano che minaccia potenziale ingovernabilità sarebbe risolto proprio dal ballottaggio così come hanno dimostrato empiricamente le recenti amministrative. Che poi a vincere dovesse essere Renzi o Grillo o Salvini poco importa in ordine alla sovranità del responso democratico dei cittadini, anzi: con lo studio di Diamanti si notifica – senza spreco di parole trasportate dallo scirocco – la bontà dell’impalcatura di una legge iper-maggioritaria il cui effetto (che paura eh…) è la governabilità di una forza senza le opacità di coalizione la cui inettitudine sta agli atti dei governi Prodi e Berlusconi nell’ultimo ventennio. L’obiezione oggi di chi mostra antipatia al ballottaggio ha il sapore di critica pretestuosa, nonché nasconde il vizio tutto nostrano di eleggere Parlamenti poi non capaci di esprimere un governo forte e pragmatico.

Magari il discorso è un altro, considerando l’esistenza del Movimento Cinquestelle che, in questi anni – e flussi elettorali alla mano – nasce e si alimenta dalla decomposizione dei conservatori e dei progressisti. Agli italiani piace una volta tanto l’onda anomala, il Podemos del momento, il vaffa degli umori più bassi. Ma ad esempio in una Milano che ha visto due candidati di spicco, simili da un lato ma profili autorevoli con programmi chiari dall’altro, ecco che i Cinquestelle semplicemente non sono pervenuti, diversamente da Roma, che ha vissuto con la Raggi una fenomenologia diametralmente contraria. La Raggi è il paradigma di come si vince legittimamente spesso sulle macerie altrui.

Chi può dire che il triangolo in politica sia per sempre? Molti credono che se ci fosse una rifondazione ideale, progettuale e politica del centrodestra e del centrosinistra, con leader meno istrionici ma più capaci di costruire partiti plurali ma fedeli ad un programma, allora le battute scemeranno e probabilmente si chiuderebbe il sipario sulla ipertrofia del leader così come si assisterebbe alla rivincita postuma delle idee serie. A sentire i maligni, un possibile tentennamento di Matteo Renzi sull’Italicum sarebbe una macchia machiavellica, un voluto giro di parole traducibile con incoerenza alquanto sospetta.  Sarà cosi? Per ora sembra sabbia negli occhi, e tuttavia si può scommettere sul fatto che il surreale della politica estiva è destinato a non finire, nonostante la voglia di ombrellone e panatura a protezione zero.

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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