Italicum: perché cambiarlo, perché non cambiarlo

06/07/2016 di Marco Bruno

Cosa succede se viene modificato l’Italicum? Quali partiti ne beneficerebbero? E in che modo? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Negli ultimi giorni si è tornato prepotentemente a parlare dell’Italicum, la legge elettorale approvata qualche mese fa ed entrata in vigore dall’inizio di luglio. La minoranza del Partito Democratico ne ha chiesto una revisione, forte anche della batosta elettorale occorsa nelle recenti elezioni comunali, ma il premier Matteo Renzi nicchia e afferma che non è possibile modificare in questo momento. “Non c’è la maggioranza necessaria per cambiare l’Italicum, e in ogni caso si tratta di una buona legge” ha detto il presidente del consiglio, che però resta vigile sulla possibilità che qualche modifica debba essere fatta sul serio.

Tuttavia, non pochi dubbi emergono sui motivi del cambiamento della legge. In primis, non si sa ancora se sia davvero utile, dato che non vi è mai stata occasione per vederla all’opera. In secundis, la legge ha avuto l’approvazione da una parte molto consistente del Parlamento, tra l’altro tramite voto di fiducia, e non sono mancate le polemiche per l’utilizzo di questo strumento. E’ chiaro che il tentannamento di Renzi è dovuto a soprattutto agli ultimi recenti sviluppi politici. L’ex sindaco di Firenze probabilmente non vuole ammettere che lui sarebbe più che favorevole a cambiare l’Italicum per evitare di essere preso di mira dai suoi rivali politici, ma sa che una legge elettorale di questo tipo rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio nei suoi confronti.

Non a caso, il Movimento Cinque Stelle, che l’Italicum non lo ha mai apprezzato, comincia a vederne punti positivi e, anche se non lo ammetterà mai, sa che con questa legge la vittoria e l’ascesa al governo è davvero possibile. I Cinque Stelle hanno vinto in due grandi città come Roma e Torino, un dato che può portare voti anche nelle altre zone d’Italia e incrementare sempre di più il proprio consenso. Dall’altra parte, il centrodestra si è dimostrato ancora una volta frammentato da una parte, ma capace di dare fastidio nel caso in cui riesca a riunire tutte le sue diverse anime. Per questo la situazione attuale, che prevede un premio di maggioranza alla lista vincente, è un vantaggio soprattutto per i grillini, che potrebbero beneficiarne e creare un governo monocolore.

A differenza di quando la legge fu varata, il Pd non è più certo di essere il primo partito in Italia, e rischierebbe di vedersi soffiare lo scettro dai rivali. Viceversa, un premio di coalizione potrebbe riportare in auge la coalizione salviniana o berlusconiana, che però difficilmente riuscirebbe a spuntarla in un eventuale ballottaggio. Per questo motivo, i punti che potrebbero essere modificati sono due: il cambiamento del premio di maggioranza dalla lista alla coalizione e la possibile eliminazione del ballottaggio.

Si è visto (Torino ne è un chiaro esempio) che al ballottaggio i rivali del centrosinistra propendono per votare gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, mentre al primo turno c’è una maggiore dispersione di voti che può favorire Renzi. E quindi quale sarebbe la miglior legge elettorale possibile? Forse proprio quella in vigore per le elezioni comunali, che da chiarezza e non comporta il rischio di ingovernabilità. Tuttavia, ci sarebbe da mettere mano a discussioni complicate, perché l’elezione del Premier non è diretta come quella del sindaco, ma ci sarebbe comunque una chiara indicazione di voto.

La sensazione è che qualche modifica all’Italicum ci sarà, ma più avanti, per non attirarsi eccessive critiche: l’importante è non peggiorare ulteriormente una legge che già qualche crepa la mostrava, ma che nel complesso non è pessima.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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