Con l’Italicum, il vero ostacolo di Berlusconi è Salvini, ma…

23/01/2015 di Andrea Viscardi

Il riavvicinamento con Alfano apre la strada al listone unico, ma senza la Lega di Salvini per il centrodestra non c’è speranza. E se addirittura Maroni, più vicino a Berlusconi, nega tale possibilità, il nuovo leader del Carroccio è ancora più distante. A meno che…

Berlusconi Salvini

Non Alfano, non Fitto. Il vero cruccio di Silvio Berlusconi, per il futuro, risponde al nome di Matteo Salvini. Mentre l’Italicum si delinea, l’unica opzione del centrodestra per ritornare al Governo sembra essere quella di presentarsi alle future elezioni con un listone unico. Una sottospecie di PdL 2.0, insomma. Il paradosso è che, con questa prospettiva, scompaiono molti dei timori verso Raffaele Fitto e la sua schiera, mentre quella con Angelino Alfano diviene quasi un’alleanza obbligatoria, anche e soprattutto per l’ex delfino dell’uomo di Arcore.

La situazione di Ncd non è certo delle più rosee. L’uscita di Alfano da Forza Italia doveva creare un nuovo e diverso partito di rappresentanza del centrodestra italiano, ma i risultati sono stati disastrosi. Oggi, il Nuovo Centrodestra si attesta intorno al 3,5%, ma il vero problema è che, in questi giorni, la differenza con la creatura del suo ex patrigno è andata praticamente annullandosi. Per molti Forza Italia, con il sostegno che Renzi ha richiesto a Silvio Berlusconi, è andata a creare una nuova maggioranza. Probabilmente non verrà mai formalizzata, ma nel concreto accompagnerà tutta la strada delle riforme, partendo proprio dall’Italicum. In una situazione di questo tipo, l’incontro tra Alfano e Silvio Berlusconi rappresenta molto più di un semplice riavvicinamento in vista del Quirinale.

Ncd, oggi, nonostante nessuno lo ammetta, ha perso in gran parte il significato della propria esistenza, ed Alfano è il primo a sapere che più si intensificherà l’asse Renzi-Berlusconi, più a perderci sarà lui. A meno che, appunto, non si inizi a ragionare di un ritorno all’ovile, in quel possibile listone di cui si scriveva prima, magari con la promessa di un ministero importante, magari di nuovo gli interni. Altrimenti, l’unico obiettivo possibile del Ncd nei prossimi anni è una sopravvivenza stentata, incrociare le dita e sperare di raggiungere quel 3% che gli permetterebbe di portare una ventina di parlamentari alla Camera, in una posizione assolutamente passiva.

Anche il problema Fitto, perderebbe molto del suo senso. Tutta la tensione odierna è concentrata sull’appoggio di Forza Italia a Renzi, definito come un suicidio volontario del partito. Problema che, salvo strappi esageratamente violenti, potrebbe venire meno in caso di nuove elezioni. Magari la scissione arriverà prima, ma nulla oggi impedisce di essere convinti che, anche qualora si creasse un nuovo soggetto politico, questo non potrebbe confluire in un’ipotetica lista unica del centrodestra. Anche perché, altrimenti, Fitto si ritroverebbe, con grande probabilità, nella stessa situazione di Alfano.

Insieme, Berlusconi e Ncd, non raggiungerebbero neanche il 20% dei consensi. Ipotizzando che il Partito Democratico di Matteo Renzi continui a perdere consensi, il distacco sarebbe, salvo sorprese, ancora enorme, troppo per essere coperto da un miracolo elettorale di un Berlusconi che appare sempre meno in grado di ripetere gli exploit passati. La Lega Nord di Salvini diviene, quindi, l’ago della bilancia. Con lei, arrivare a raggiungere quel 34% che, presumibilmente, permetterebbe al centrodestra di giocarsela con una sinistra orfana di SEL – e, perchè no, magari anche della minoranza –  sarebbe tutto tranne che impossibile.

E qui iniziano i crucci. Perché, ieri, addirittura Roberto Maroni – notoriamente più vicino a Berlusconi di quanto sia Salvini – ha negato esistano le condizioni per immaginare un listone unico di centrodestra. Figuriamoci, allora, Matteo Salvini. Certo, dal 1994 ad oggi, quasi sempre la Lega è partita da posizioni simili e toni di aspra critica verso il centrodestra – soprattutto ai tempi di Bossi -, salvo poi fare un passo indietro e piegarsi alle logiche necessarie per salire al Governo.  Ma Matteo Salvini, al momento, non può esporsi più di tanto: cancellato in parte l’obiettivo Padania e, almeno a parole, l’opposizione nord-sud, rimane il fulcro euroscettico di un Carroccio che non è mai stato così forte. Non conciliabile, in alcun modo, con quelle odierne di Forza Italia. Esporsi per una possibile alleanza con FI, in questo momento, significherebbe rischiare di perdere lo slancio acquistato negli ultimi mesi, nonchè molti di quegli elettori che, delusi dal M5S, hanno ripiegato proprio sul partito di Salvini. Esiste, però, un grandissimo “ma”.

Perché, se vogliamo dirla tutta, sul punto dell’euroscetticismo la coerenza di Berlusconi è stata praticamente inesistente. Nella campagna elettorale del 2013, erano state fortissime le critiche alla moneta unica. Non è difficile ipotizzare, allora, quale potrebbe essere una delle strategie di FI per ottenere l’appoggio della Lega: un ritorno su posizioni più euro scettiche, magari non estremiste, e l’apertura di un dialogo con Matteo Salvini sulle eventuali posizioni istituzionali da dividersi. In tal senso, tornano in voga le dichiarazioni di novembre, quando Berlusconi non aveva escluso la possibilità di un Matteo Salvini premier, “Salvini fa il centravanti, fa i gol ed è bravissimo […] Però ha bisogno di avere dietro un centrocampo che funzioni e poiché io non ho ambizioni politiche ma voglio solo riportare il mio paese alla democrazie e garantire ai miei concittadini la libertà di cui oggi nessuno può essere davvero sicuro, a me andrebbe anche bene di fare il regista dietro di lui”. L’opzione potrebbe essere, allora, un Matteo Salvini candidato premier, con Silvio Berlusconi a quel Ministero dell’Economia a lui tanto caro. Agibilità politica permettendo, ma a quello, in teoria, dovrebbe pensarci il Nazareno. Un governo a due, insomma, con il leader del Carroccio in prima fila, e l’uomo di Arcore a fornirgli gli assist. Resta fuori, al momento, FdI: ma davvero la Meloni manterrebbe la sua posizione intransigente, in un’eventualità del genere?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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