Italicum e Consulta: della legge elettorale e del futuro italiano

26/01/2017 di Luca Andrea Palmieri

Analizziamo le conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale e della nuova legge elettorale: criticità e prospettive di un sistema che rischia di causare una situazione ancor più caotica di quella che a suo tempo causava il Porcellum.

A mente lucida, dopo aver ripreso mano a parecchie questioni sull’Italicum, va detto che c’è di che essere sorpresi del risultato del lavoro della Corte. Infatti, non vi è stato intervento alcuno sulle questioni rispetto alle quali era più lecito prevedere delle modifiche. Vediamole insieme:

È stato fatto salvo il premio di maggioranza. Un aspetto importante, perché la sentenza sul Porcellum lo aveva bloccato perché sproporzionato: un partito al 25% – ma di maggioranza relativa – poteva ottenere oltre il 50% dei seggi. Ora, la Corte decide che un premio al 55% dei seggi per chi ottiene il 40% dei voti è lecito. È un riferimento assolutamente importante, per quanto resti non applicabile al Senato a livello nazionale: il Porcellum fu infatti impostato coi premi di maggioranza regionali proprio perché considerata incostituzionale la possibilità di un premio nazionale.

È stato fatto salvo il sistema delle mini-liste, con i capolista bloccati. Uno degli elementi più criticati al tempo dell’approvazione della legge, nonchè la più grossa differenza rispetto il Porcellum. Le liste bloccate della legge Calderoli furono, infatti, dichiarate incostituzionali perché si considerava non permettessero al cittadino di scegliere con la dovuta certezza il candidato di riferimento. Aspettiamo le motivazioni della sentenza per particolari, ma allo stato attuale è lecito pensare che la Corte consideri le mini-liste bastanti a scegliere il proprio candidato di riferimento: va ricordato come il sistema permetta che un partito possa eleggere in una circoscrizione al massimo due – raramente tre – candidati.

Sono state fatte salve le candidature multiple dei capilista. Volute soprattutto da Forza Italia, Ncd e dai partiti minori, sono considerate tra gli aspetti meno accettabili della legge elettorale: infatti, l’elettore vota per eleggere il capolista ma finisce per supportare i candidati immediatamente successivi. Certo è che il criterio del sorteggio risolve un minimo il problema, togliendo ai partiti il controllo di almeno uno dei sottoposti in minilista che possono essere eletti. In ogni caso, considerando però che le candidature multiple erano limitate, la questione è abbastanza relativa.

È stato bocciato, degli elementi fondamentali, solo il ballottaggio. La questione è relativa e dipende molto dalle motivazioni della sentenza. Secondo molti, infatti, il ballottaggio era già abbondantemente condannato. Con la bocciatura della riforma costituzionale il Senato è rimasto al suo posto, e ci si è trovati con due sistemi profondamente diversi tra Camera e Senato: impensabile, dunque, che la Corte permettesse una differenza così profonda come quella data dal ballottaggio, che sarebbe già reso inutile dalla fissità dei risultati al Senato e creerebbe due situazioni eccessivamente diverse. Ad esempio, un partito in grado di conseguire il 29% dei voti e vincere il ballottaggio alla Camera, ottenendo la maggioranza assoluta, tuttavia non sarebbe in alcun modo in grado di avvicinarsi ad avere la maggioranza al Senato.È da verificare, piuttosto, se la sentenza si limiterà ad affermare questo concetto di disomogeneità eccessiva o se saranno trovati altri motivi di bocciatura. Nel primo caso, in teoria il ballottaggio sarebbe reinseribile, per quanto l’elaborazione di tale ipotesi per il Senato, su base regionale, sarebbe estremamente complicato. Nel secondo caso, invece, qualora tra le motivazioni vi fossero degli elementi direttamente riferibili allo strumento del ballottaggio in quanto tale, allora si porrebbe la parola fine, anche per il futuro, su questa opzione.  Un elemento di importanza relativa oggi, ma fondamentale in vista di future modifiche della legge elettorale.

Va inoltre sottolineato un aspetto: quando la Corte afferma l’immediata applicatibilità della legge, lo fa da un punto di vista tecnico, ma ciò non toglie che persistano, rebus sic stantibus, enormi distorsioni:

Le attuali soglie di sbarramento. Sono al 3% alla Camera per la lista, dell’8% al Senato per la lista che si presenta sola, del 20% per le coalizioni e del 3% per le liste all’interno di una coalizione. In pratica, se alla Camera ognuno fa per sé, al Senato i partiti minori sarebbero invece costretti ad allearsi con quelli maggiori per entrare in Parlamento. Ma dall’impianto prettamente proporzionale deriverebbe che, queste alleanze, andrebbero sciogliendosi facilmente: si riproporrebbe, cioè, una delle problematiche principali degli ultimi decenni, in modo forse ancora più esasperato. Va comunque sottolineato come, sulla materia, la possibilità di individuare un accordo in Parlamento non sembra essere difficile.

Il sistema di elezione dei Parlamentari è diverso tra Camera e Senato. Si è parlato per una vita dell’opportunità di un voto semplice e chiaro, ma al momento si hanno i listini, alla Camera, con due preferenze, tra l’altro con differenze di genere, mentre al Senato vige il Consultellum, con una preferenza singola nominativa. A conti fatti la cosa non danneggia il sistema di voto in sé, ma ciò non toglie che lo renda estremamente complicato, con risultati in termini di espressione delle preferenze e di genere anche molto diversi.

I risultati tra Camera e Senato possono essere molto diversi, per via del premio. Non dimentichiamo: questa è stata la critica pratica più forte fatta al Porcellum. Nel 2001 il centrosinistra aveva una maggioranza solida alla Camera e solo di un paio di voti al Senato. Col sistema attuale c’è la certezza che ad una maggioranza solida alla Camera non ne consegua una solida al Senato, a meno di coalizioni che, tuttavia, alla Camera non sussisterebbero. Infatti lì il premio di maggioranza è alla lista: o si opta per un “listone”, con enormi e ben noti problemi rispetto all’elaborazione di un programma elettorale e di definizione del risultato tra i partiti interni alla lista, o si crea una situazione di un partito di maggioranza alla Camera ma “schiavo” dell’alleato di coalizione scelto per il Senato. E non si provi a parlare di Governi di minoranza basati sul solo Senato: col clima politico del paese si arriverebbe allo stallo immediato, se non a patto di mance politiche continue. In questo senso rispetto al Porcellum la legge attuale è un passo indietro enorme.

In conclusione, sono due le osservazioni cardine da fare. La prima sarà piuttosto impopolare, ma in realtà l’impianto fondamentale dell’Italicum, ad occhio, non è stato toccato. Un responso definitivo dipende molto dalla questione prima discussa del ballottaggio, ma resta la realtà che, a riforma costituzionale bocciata, il sistema tra le due camere era troppo diverso perché fosse salvabile tale opzione. L’unica modifica veramente sostanziale e probabilmente non dipendente dall’esito referendario è quella, fuori dall’impianto principale, sulla scelta da parte dei candidati eletti in più circoscrizioni del collegio di elezione.

La seconda osservazione riguarda la legge risultato della sentenza. Al di là della generale euforia elettorale dei partiti, ci troviamo di fronte a un sistema che in parte è figlio dei tagli al Porcellum, in parte figlio delle limitazioni all’Italicum dopo la bocciatura della riforma costituzionale. La somma degli addendi è un sistema che non solo di fatto ci riporta alla Prima Repubblica, ma lo fa anche rischiando di causare una situazione ancor più caotica di quella che a suo tempo causava il Porcellum. Non una un’ottima prospettiva per il paese.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus