L’Italicum al Senato: tutta una questione di numeri?

21/01/2015 di Luca Andrea Palmieri

Dopo mesi di discussioni, le manovre sull’Italicum sembrano quasi giunte al termine. E mentre monta il nervosismo tra leadership e minoranza PD, anche in Forza Italia ci si fa due conti. Perché alla fine, a scelte fatte, quel che interessa davvero tutti è una sola cosa: riuscirà la legge a passare lo scoglio del voto?

Nonostante l’ingombrante sfondo Quirinale, il focus di queste intense giornate politiche è un altro: l’approvazione della legge elettorale, l’Italicum, che Renzi ha espressamente chiesto sia approvata prima della nomina del nuovo Capo dello Stato. Richiesta, la sua, politicamente prevedibile: il nuovo sistema elettorale, così come cambiato dall’emendamento Esposito (per i più distratti: premio di lista e non di coalizione, ballottaggio tra i due partiti maggiori per la maggioranza assoluta, soglia di sbarramento al 3%) avrebbe solo effetti positivi per il premier e i suoi.

Minoranze in subbuglio – Il motivo è molto semplice: se la legge elettorale passasse così come previsto, improvvisamente nessuna delle forze di governo avrà più la tentazione di uscire dalla maggioranza. Questo vale anche per la sempre più riottosa minoranza del PD, che non a caso proprio in questi giorni si sta muovendo con decisione contro le scelte dell’entourage di Renzi. Il perché è presto detto: il nuovo sistema è estremamente punitivo per i partiti minori, che non avrebbero alcuna speranza di essere più influenti sul piano nazionale. A quel punto per NCD (salvo un riassorbimento in Forza Italia), Scelta Civica e UDC (che pure già non hanno grandi prospettive elettorali, con la prima che pare pronta a riassorbirsi nel PD), il voto diventerebbe solo il momento per uscire dalla scena politica.

Italicum-Senato-Gotor
Il Senatore del PD Michele Gotor

Questo discorso vale a maggior ragione con i vari Bersani, D’Alema, Fassina, Civati, etc.: la tentazione di una scissione interna al PD è sempre più forte, ma l’Italicum è come un macigno che incombe su quest’eventualità: che speranze elettorali rimarrebbero per un partito che, allo stato attuale, punterebbe al massimo ad un 10%? Senza contare una serie di altre problematiche: il pericolo è di indebolire il centro-sinistra, rischiando di regalare la vittoria a formazioni politicamente più invise. Insomma, oltre al danno, la beffa. Di contro l’alternativa sarebbe allearsi, magari nella formazione di una lista unica, con lo stesso Renzi. Il che significherebbe ritrovarsi punto e a capo.

Una bella trappola da parte del premier, contro cui, non a caso, un gruppo di Senatori sta provando a ribellarsi. L’assemblea dei Senatori PD del 20 gennaio infatti, ha approvato la relazione del segretario sull’Italicum con 71 voti a favore e un astenuto. Che fine hanno fatto gli altri, visto che il gruppo conta più di 100 Parlamentari? 29 di loro, guidati dal bersaniano Michele Gotor, hanno sottoscritto un documento per ribadire la loro contrarietà al nuovo Italicum: così, al momento del voto finale, dovrebbero lasciare l’aula. Il ministro Maria Elena Boschi ha già dichiarato che i numeri comunque ci sono, e di aspettarsi un voto in linea con le indicazioni del gruppo. Dall’altro lato, la sensazione è che si stiano affilando le armi.

Il ruolo di Forza Italia – Com’è possibile però che i numeri ci siano, vista la maggioranza molto più risicata al Senato? La risposta è nota, e sta tutta nel Patto del Nazareno. Le voci che provengono da Forza Italia dicono che Berlusconi avrebbe già chiesto al gruppo di Palazzo Madama di votare compatto a favore dell’emendamento Esposito, annullando di fatto ogni possibilità per la minoranza PD di avere un’influenza sul risultato finale. Viene quasi il dubbio, vedendo come vanno le cose, che il Patto sia stato escogitato proprio per annullare un comune nemico, quella che Berlusconi aveva considerato per anni – molto più a torto che a ragione – la “minaccia comunista”.

Difficile sia così, fatto sta che neanche il fronte di centro-destra è compatto: la minoranza fittiana preme, attacca il leader forzista e sembrerebbe pronta a sua volta a non seguire gli ordini di scuderia. Inutile dire che anche a San Lorenzo in Lucina il nervosismo non manca. Tuttavia più o meno tutti sembrano ostentare tranquillità. Il numero dei possibili “fittiani”, in effetti, non è ancora molto chiaro: c’è chi dice siano una decina, chi intorno ai venti. Il gruppo di Forza Italia al Senato è composto da sessanta persone. Se la maggioranza resta compatta – al di là dei dissidenti PD – i voti extra necessari al passaggio della legge saranno meno di trenta. Insomma, c’è un certo margine. E pare che anche tra i 29 qualcuno ci abbia ripensato ufficialmente. Il Corriere fa anche i nomi: Laura Puppato, Josefa Idem, Donatella Albano.

Per la minoranza PD dunque il momento resta grave: il rischio reale è che le ultime armi rimaste per affrontare la leadership renziana restino spuntate. A quel punto resterebbe solo una lunga attesa – salvo terremoti politici – fino al prossimo congresso, nella speranza che il consenso di Renzi si sia eroso abbastanza da permettere il loro ritorno. Neanche il voto per il Colle sembra presentare grandi opportunità, anzi, potrebbe persino aggravare la situazione: tutto dipenderà dai nomi presentati, ma farsi prendere ancora una volta da tentazioni distruttiviste potrebbe avere effetti ancora più nefasti che all’ultimo giro. Se il nervosismo continua a montare come sta facendo, inutile dire che è lecito aspettarsi sorprese: stavolta, però, non ci sarebbe ritorno.

Intanto i voti per la legge elettorale sono cominciati: l’emendamento Gotor, che chiedeva di predeterminare il numero dei capilista bloccati, è stato bocciato con 170 no e 116 si. Il voto finale dovrebbe arrivare la settimana prossima: giusto in tempo per l’elezione del Presidente della Repubblica.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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