“Italiani, vi siete arenati?” – firmato: il resto del mondo

27/02/2013 di Luciano Di Blasio

Alcuni italiani, dei piccoli Nanni Moretti oserei definirli, già vociferavano di un possibile esito incerto delle elezioni politiche appena svoltesi, e un’altra fetta di loro concittadini non era particolarmente scettica se confrontata con questa ipotesi, rivelatasi poi una spiacevole realtà. Ma come stanno raccontando i media stranieri ai loro cittadini questa strana (almeno per alcuni) situazione?

Deadlock, stalemate, impasse, Blockade, inestabilidad: cambiando l’ordine delle lingue, il significato non cambia. Tutti i giornali stranieri si focalizzano, ovviamente, sulla mancanza di una palese maggioranza in entrambe le Camere. Qualcuno, “scioccato”, cerca le cause; altri, più fatalisticamente, sono già allo snocciolare le conseguenze e le possibili soluzioni a questo intricato puzzle, frustrante come una composizione cui mancano pezzi.

ITALY-CULTURE-CARNIVAL

L’Economist, nella sua edizione della settimana precedente al voto politico italiano, aveva dedicato la copertina al nostro paese: chiedendosi chi avrebbe potuto salvarlo e ipotizzando come unica soluzione sostenibile un elettorato consapevole che preferisse la coalizione di centrosinistra e lo schieramento a sostegno di Mario Monti al voto, e un’alleanza post-elettorale tra i due. Bene, adesso, senza mezzi termini, parla di una “pericolosa confusione” la cui colpa è solo parzialmente, a sua detta, dell’odiato Berlusconi o del populismo di Grillo, ma soprattutto di un elettorato che, pur frustrato da un decennio di empasse economica e per questo giustificato ad essere restio ad una prolungata e forte austerity, aveva una possibilità ragionevole (Bersani) e ha, inversamente, preferito una più facile via d’uscita, che a posteriori si rivela, invece, una trappola. È bene ricordare, scanso equivoci, che l’Economist è tutto fuorché una rivista “di sinistra”: un giornale libero e, semmai, liberal.

Il Financial Times, forte dei lettori anche internazionali che sono particolarmente interessati alle questioni economiche, si focalizza sulle soluzioni e sottolinea come intanto sarà Bersani  a fare un primo tentativo nel formare un governo.

Nell’Europa continentale, quella che ha un interesse primario e coinvolto sul futuro dell’UE e della sua moneta unica, quali sono le interpretazioni? Dopo le dichiarazioni della Merkel, delusa dalla violenta uscita di scena di Mario Monti, il Frankfurter Allgemeine dedica la sua prima pagina digitale all’ex commissario UE per il mercato interno tanto caro ai tedeschi, con una foto dimessa dell’ex Premier e parlando di un “professore sfortunato”. Interessante sarebbe poi capire se la sfortuna di Monti sia quella, essendo italiano, di dover far riferimento al nostro elettorato, oppure se la sua sfortuna sia stata incontrare Casini o, ancora meglio, quella di aver deciso di buttarsi in una mischia che non gli apparteneva.

I Paesi che con l’Italia condividono dall’inizio della crisi, loro malgrado, l’acronimo di PIGS, sono interessati soprattutto all’aspetto finanziario dello stallo politico: El País dedica al nostro Paese la metà della sua home page e punta l’attenzione sul tonfo dei mercati nel giorno post-scrutinio. Sono proprio i titoli di stato spagnoli, infatti, quelli che risentono di più delle fluttuazioni dei titoli italiani (e viceversa, come abbiamo visto nei mesi scorsi). Proprio per questo profuma di follia la dichiarazione del ministro degli esteri Garcia-Margallo secondo cui questo sia “un salto nel vuoto che non promette niente di buono né per l’Italia, né per il resto d’Europa”: ma non dovrebbero essere i primi a provare a rassicurare i mercati?

A dimostrazione di come la situazione italiana sia anche difficile da interpretare a livello istituzionale per chi il nostro nostrano sistema lo vive di riflesso, ci sono i portoghesi di RTP che ritengono ci sia un Senato nelle mani di Berlusconi e un elettorato scioccato: un maniera semplicistica di vedere il Senato e sensazioni sbagliate su un elettorato che tutto può fare, fuorché scioccarsi probabilmente.

Molti giornali stranieri, poi, come i brasiliani di Globo, parlano di un reale pericolo di nuove elezioni: come ricorda il collega Bandini – che evidentemente gli sventurati cronisti di Globo non hanno letto – questo è impossibile perché siamo in pieno “semestre bianco”.

Negli Stati Uniti, presi da un principio di filibustering in Senato contro Hagel, la poca attenzione per lo stivale italico è quasi tutta per l’imminente conclave nell’enclave vaticana. I nostri politici non hanno un abbigliamento caratterizzante, hanno una loquacità sconosciuta al Vaticano e sono esperti di fumo negli occhi più che di fumata bianca: come dar torto agli americani?

A noi, per ora, rimane solo la domanda dell’Economist: chi può salvare l’Italia? Forse, ad oggi, abbiamo solo visto chi può finirla.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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