Italia: terza potenza agricola d’Europa con il nodo della frammentazione

14/03/2016 di Lucio Todisco

Il rapporto Eurostat "Agriculture, forestry and fishery statistics 2015" fa il quadro (sano) del nostro sistema agricolo. Ma la sfida è comprendere se, in futuro, la nostra frammentazione, potrà rivelarsi un boomerang o un ulteriore vantaggio.

Agricoltura e Malnutrizione

Qual è lo stato dell’agricoltura italiana? Con un fatturato 2013 di oltre 43 miliardi di euro, l’Italia si consolida come terza potenza agricola dell’Unione Europa. Questi sono i dati presentati da Eurostat, che ha recentemente pubblicato l’edizione 2015 del dossier “Agriculture, forestry and fishery statistics”. In questo rapporto, Eurostat intende fornire un quadro dettagliato non soltanto del settore della produzione agricola, ma anche dell’allevamento, della diffusione delle coltivazioni biologiche e della situazione ambientale determinatasi.

Il confronto con gli altri paese Europei – In merito al fatturato, a primeggiare è la Francia che ha sfiorato i 57 miliardi di euro di fatturato; segue la Germania con 46,2 miliardi e, quindi, il nostro paese. É interessante approfondire il paragone in merito al rapporto territorio coltivato – numero di lavoratori occupati. Infatti, i due paesi hanno raggiunto i fatturati indicati precedentemente attraverso una tipologia di coltivazione differente rispetto a quella italiana. In Francia e Germania la superficie coltivata di territorio è maggiore rispetto a quella italiana, con un tasso occupazionale minore. In Francia sono destinati alla coltivazione e al pascolo 27,7 milioni di ettari di territorio, il dato più alto di tutta l’Unione, e ci lavorano 725mila persone; 523mila sono i coltivatori tedeschi, che lavorano una superficie pari a poco meno di 17 milioni di ettari. Un dato completamente differente a quello italiano dove, da nord a sud, ci sono 12 milioni di ettari utilizzati in agricoltura, con un numero di occupati che raggiunge quota 817mila lavoratori: un dato che la pone come terzo valore più alto dell’UE dopo Polonia e Romania.

Frammentazione agricola: un vantaggio o no? – Questo dato ci pone di fronte ad un aspetto consolidato dell’agricoltura nel nostro paese. Ovvero che in Italia, al netto delle caratteristiche geografiche, c’è una presenza maggiore di piccole e medie imprese. Sono più di un milione le proprietà agricole sul nostro territorio destinate ai vari impieghi, più che in Francia, dove operano 472mila imprese, e più che in Germania, dove sono 285mila. Altro aspetto importante è che, se nelle prime due potenze agricole europee la dimensione media di queste aziende è di 58 ettari, in Italia non si superano i 12, praticamente un quinto di quelle francesi e tedesche. Una frammentazione che, se da un lato comporta il rischio di non “fare sistema”, consente comunque all’agricoltura italiana di primeggiare in alcuni settori.

Ad esempio nella coltivazione di agrumi, dove con 3 milioni di tonnellate l’Italia è il secondo produttore europeo, dietro la Spagna che però immette sul mercato 7 milioni di tonnellate l’anno. Per quanto riguarda le mele, 3,2 milioni di tonnellate provengono dalla Polonia polacche 2,5 sono prodotte dai turchi e poi c’è il nostro paese che, nel 2014, ha raggiunto in questo settore le 2 milioni e 454mila tonnellate. La Turchia, invece, è la prima produttrice europea di pomodori, con 11,8 milioni di tonnellate immessi sul mercato, ma al secondo posto c’è l’Italia con 5,6 milioni. Tutti dati che devono indurre a riflettere: la parcellizzazione del nostro settore agricolo può continuare ad essere un bene per accrescere produzioni di qualità o può rivelarsi un boomerang rispetto a paesi che hanno scelto la strada degli agglomerati agricoli?

L’agricoltura biologica. Una crescita costante – Sul fronte dell’agricoltura biologica, secondo il rapporto di Eurostat, l’Italia guadagna terreno rispetto gli altri paesi europei: 1,4 milioni di ettari sono coltivati senza l’uso di pesticidi, un dato che descrive un’Italia seconda soltanto alla Spagna (1,7 milioni). Per quanto riguarda l’allevamento bio di bovini e suini siamo dietro a rispettivamente Germania e Francia, mentre uando si parla di ovini ì l’Italia è al secondo posto dietro il Regno Unito. Quindi il nostro paese sta realizzando un importante percorso verso coltivazioni di qualità, per essere sempre più competitivo sul mercato estero.

Inoltre, questi dati s’immettono in una crescita virtuosa del nostro paese nel settore dell’agricoltura dove, ad esempio, per quanto riguarda l’inquinamento, siamo in una situazione decisamente migliore rispetto a Francia e Germania. Gli agricoltori italiani emettono in atmosfera la metà del metano e degli ossidi di azoto dei loro colleghi transalpini, che sono quelli che in Europa, “primeggiano” sotto questo punto di vista. Questo può essere visto come un altro punto a favore del nostro comparto agricolo che nella frammentazione riesce ad essere più ecocompatibile rispetto ai comparti agricoli di paesi che hanno percorso strade di aggregazione e creazione di colossi industriali. Il ragionamento politico ed economico che il nostro paese dovrà affrontare da qui ai prossimi anni è quello di comprendere se tale sistema potrà reggere ancora in futuro e quindi valorizzare il nostro mondo agricolo, puntando sempre di più su produzioni di qualità.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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