Un libro bianco all’italiana, il questionario per le riforme costituzionali

14/11/2013 di Giacomo Bandini

Riforme Costituzionali, il questionario

La consultazione pubblica. Qualche volta si scorgono, anche in Italia, i segni di un tentativo di avvicinamento agli strumenti di democrazia diretta sino ad ora ignorati. Il Ministro per le Riforme Istituzionali, Gaetano Quagliariello, ha voluto fortemente procedere in questo senso aprendo, dall’8 luglio all’8 ottobre, una consultazione pubblica on-line sulle riforme costituzionali, invitando i cittadini a partecipare, sia rispondendo ad alcuni questionari, sia esprimendo in modo articolato la propria opinione. Ieri, dopo una conferenza stampa del ministro, sono stati pubblicati i risultati ufficiali dal Ministero stesso.

Il questionario è composto principalmente da due tipologie di documenti: un questionario breve ed un questionario articolato. I punti toccati sono i più svariati. Dalla forma di governo agli enti locali, dalla composizione delle Camere all’utilizzo dei referendum. Procedere punto per punto del questionario renderebbe un articolo eccessivamente lungo per poter essere fruito in breve tempo dal lettore e dunque si procederà in maniera interpretativa e riassuntiva dei vari responsi.

I dati sulla partecipazione. Fondamentale partire, prima di tutto, dai dati della partecipazione. 306.000 circa i visitatori unici del sito, di cui quasi 204.000 hanno risposto in modo valido e completo ad almeno un questionario e dunque formano il campione base di valutazione. Fra questi solo il 28% ha risposto alla parte di approfondimento. Cifre molto interessanti sono legate al sesso e all’età delle persone coinvolte. Il 66% è di sesso maschile, in possesso prevalentemente di un Diploma di Istruzione secondaria o di un Diploma di laurea. La fascia di età maggiormente indicata è compresa tra i 48 e i 57 anni (21,7%), a seguire quella dai 38 ai 47 e dai 58 ai 67. La partecipazione dei giovani dai 18 ai 27 anni viaggia ad una media del 6,5% circa, molto bassa. Soprattutto per chi si aspettava un importante segnale da parte della categoria più penalizzata in questa fase di criticità economico-politica. Territorialmente parlando le zone che hanno registrato il numero di visite e compilazioni maggiori sono risultate le grandi aree urbane come Roma, Milano, Torino e Napoli, con picchi a livello regionale nel Nord Italia. Pesa la grande assenza del Sud Italia, dove è possibile scorgere numerosi vuoti partecipativi.

Italia divisa sul Governo, unita sulle Camere. Seguendo l’andamento tematico della consultazione è necessario cominciare dalla forma di Governo. In questo caso le soluzioni fornite sono piuttosto contradditorie. Il divario più ampio concerne soprattutto le risposte date nel questionario breve, se confrontate a quello approfondito. Il dualismo fra tendenze presidenziali (44%) e parlamentari (51%) è piuttosto marcato e segnala una divisione ideologica netta. Per quanto riguarda le questioni “fiducia”, “sfiducia” e “scioglimento delle camere”, le indicazioni popolari sembrano abbondantemente orientate verso il mantenimento dello status quo, nel caso dei sostenitori del parlamentare, con qualche variazione sulla nomina/revoca dei ministri. Per i sostenitori del presidenzialismo invece gli elementi cambiano leggermente: rimane la necessità di fiducia del governo con il Parlamento, viene ridotta la durata dell’incarico al Capo dello Stato con limite di una sola rielezione e con poteri superiori nel respingimento di una legge. Per quanto riguarda le Camere, la percezione della voglia di cambiamento aumenta. Anche in tale situazione vi è una forbice fra sostenitori del monocameralismo e del bicameralismo imperfetto. In ogni caso la situazione attuale non piace a nessuno. Per quanto riguarda la riforma del Senato la via federale risulta la preferita (56%). In particolare la rappresentanza deve essere spostata in favore delle Regioni e dei Comuni (60%).

Province sì, Province no, Regioni meno. Proprio riguardo l’assetto della Autonomie locali si riscontra una profonda eterogeneità nel responso dei cittadini. In particolare fra chi ritiene sia meglio accorpare alcune Regioni e chi preferirebbe mantenerne il numero, ma aumentarne il coordinamento e la collaborazione. Una forte incongruenza riguarda le Province, e si sviluppa tra questionario breve e approfondito. Nel primo infatti si denotano due soluzioni principali alla semplificazione organizzativa degli enti locali: abolizione Province (42,1%), accorpamento enti e riorganizzazione funzioni (46,1%). Nel questionario approfondito invece prevale in maniera schiacciante la proposta di abolizione (oltre il 70%). Un consenso maggiore e diretto ottiene invece la proposta di aumentare le competenze esclusive dello Stato (oltre il 60%), in particolare nei campi sanitario, tutela del lavoro e energetico. Dunque, se da un lato vi è la volontà di realizzare una Camera simil-federale, è possibile riscontrare anche numerosi dubbi riguardo la maggiore autonomia degli enti locali. Sui quali poteva e doveva  ad esempio essere posto maggiormente il problema della mancata attuazione del Titolo V, nemmeno nominata.

Risultati questionario per le riforme costituzionaliGli strumenti di democrazia diretta – Nella parte dedicata agli strumenti di democrazia diretta, oltre il 69% dei partecipanti ritiene necessario introdurre alcuni meccanismi per facilitare il raggiungimento del quorum richiesto e aumentarne così l’efficacia. Anche qui un’incongruenza però. La maggior parte ritiene che le previsioni costituzionali attuali non debbano essere modificate. Va segnalata invece (92%) la richiesta di discutere ogni iniziativa popolare, in particolare con strumenti di dibattito pubblico sul web.

Una po’ di  confusione – Per i meno esperti di diritto pubblico e di sistema politico non deve essere stato facile rispondere in modo convinto ad ogni domanda. Soprattutto se queste vengono poste univocamente e con un forte intercambio dei termini, che può portare ad un certo grado di confusione. Questo è uno dei motivi per cui in Europa i Libri Bianchi e Verdi, strumenti principali di consultazione pubblica, sono sì aperti ai cittadini comunitari, ma ricevono il fondamentale feedback di associazioni, istituti, gruppi di interesse e di esperti che alla luce del loro expertise riescono ad interpretare efficacemente le istanze dei vari segmenti della società civile, i quali altrimenti faticherebbero a districarsi nel difficile linguaggio politico. In Italia tutto ciò ovviamente non è contemplato, in quanto il riconoscimento e la  regolamentazione di gruppi organizzati che non siano partiti latitano significativamente, e dunque iniziative come quelle del Ministero rischiano di essere carenti dal punto di vista delle conoscenze specifiche relative alle varie issues. Va infatti sottolineato che i “non so” viaggiano ad una media del 15%, aggravati dalle molte incongruenze nel passaggio fra i due tipi di questionari. In ogni caso, l’iniziativa del Ministero merita una nota positiva per il tentativo di captare la volontà di cambiamento popolare, imprescindibile per una politica ed uno Stato che ha perso ogni contatto con la propria cittadinanza.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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