Italia e rinnovamento politico. La strada è solo all’inizio.

17/03/2013 di Iris De Stefano

Il tempo sembra dilatarsi in settimane come quella appena finita, durante le quali assistiamo alla nomina di un nuovo Pontefice e all’ inizio della XVII legislatura della Repubblica Italiana. Sono settimane e giorni critici per il nostro Paese, in cui anche ventiquattro ore possono rappresentare una cesura importante. Il rischio però di farsi trascinare dall’ entusiasmo c’è, e non deve essere sottovalutato.

Silvio BerlusconiNuova epoca? – Italo Calvino diceva: “L’Italia ricorda il lampione della storiella. L’ubriaco sta cercando la chiave sotto la lampada, un passante gli chiede se è sicuro di averla perduta proprio lì; no, risponde l’ubriaco, ma qui ci vedo.” Leggendo i giornali infatti, guardando qualche programma di pretesa informazione politica o scorrendo le pagine di qualsiasi social network, sembra che tutto sia cambiato, che come si legge spesso “un nuovo vento scuota Roma”. L’atmosfera che si registra ricorda molto, azzardando un parallelismo, quella del giugno 2011 a Napoli, quando nei giorni successivi all’elezione a Sindaco di Luigi De Magistris, non era insolito vedere persone che facevano sventolare bandiere o indossavano bandane arancioni, come a indicare una svolta profonda, dopo i mandati prima di Antonio Bassolino e poi di Rosa Russo Iervolino. Nuova era che in realtà, dopo quasi due anni, cominciata non è.

Possibilità – Quella che abbiamo davanti a noi è si una possibilità, importante. La possibilità di vedere un Parlamento agire per il bene del Paese e non solo per quello di un gruppo di pochi. Come ha detto ieri Laura Boldrini, nuovo Presidente della Camera, il loro compito sarà quello di “ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia”, e poi ancora occuparsi della violenza contro le donne, gli cosiddetti esodati, gli imprenditori, dei pensionati. Un discorso eccezionale, a tratti commovente, fatto da una donna ( la terza, nella nostra storia, a presiedere un ramo del Parlamento ) di altissimo livello, se consideriamo quello a cui siamo stati abituati. Ugualmente importante e ricco di prospettive, anche il discorso di Piero Grasso, nuovo Presidente del Senato. Le parole e l’attitudine utilizzate dai neo-eletti si inseriscono poi in un solco già tracciato dal nuovo Papa, che più volte in questi primissimi giorni ha sottolineato, con le azioni più che con le parole, una nuova via per la Chiesa. La speranza di una Chiesa povera per i poveri, la benedizione silenziosa in rispetto dei non credenti durante l’incontro con i giornalisti, l’incontro con i fedeli oggi dopo la messa fuori alla parrocchia di Sant’Anna in Vaticano dove aveva appena celebrato la messa. Tutti gesti di rottura, che hanno reso il Pontefice immediatamente benvoluto anche dai laici.

Pericolo – Quando però Winston Churchill diceva di noi: “Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre” non aveva tutti i torti. E il pericolo di dimenticare quello che succedeva solo uno o due mesi fa, è dietro l’angolo. Ed è proprio da questo che dobbiamo difenderci. Il Parlamento sarà anche il più giovane e il più pieno di donne nella storia della Repubblica, ma davvero possiamo aspettarci che qualcosa cambi se al Senato siedono ancora persone come Minzolini, Fitto e Scilipoti? Come scriveva il Fatto Quotidiano solo qualche giorno fa il nuovo Parlamento è non pulito, ma solo meno sporco: restano infatti sette condannati in via definitiva, sei prescritti, undici  parlamentari con processi in corso o condanne non definitive e diciannove indagati. Meglio si, ma non abbastanza. Da non dimenticare è poi la totale mancanza di responsabilità da parte dei quadri dirigenziali dei partiti per le elezioni più disastrose nella storia della Seconda Repubblica; ad oggi, a quasi un mese dalle elezioni in cui Pdl e Lega hanno perso otto ( -otto- ) milioni di voti e il PD tre e mezzo, ancora nessuno si è assunto le sue responsabilità e si è dimesso, come sarebbe giusto e auspicabile dopo una campagna elettorale o quasi non fatta, nella presunzione di avere la vittoria in tasca, o passata a millantare una straordinaria rimonta che poi non c’è stata, anzi. Ancora oggi c’è chi chiede una semplice dichiarazione: l’ammissione che le elezioni di quest’anno sono state la Caporetto del tentativo bipolare in Italia. E le conseguenti dimissioni di chi ha fallito. Ma tra trattative e voti più o meno segreti, poco si vicini ad un vero cambiamento.

Non dimenticare – Per ( ri ) costruire il nostro Paese c’è bisogno di ben altro di un nuovo Papa, per quanto gentile e sorridente Egli sia, o di bei discorsi di insediamento. C’è bisogno di sacrificio, impegno, amor di patria, lucidità e capacità di imparare dai propri errori; senza dimenticarne alcuno, per imparare a districarsi tra i tentativi di gettare fumo negli occhi. Superare il tempo del “Piangi, che ben hai donde, Italia mia” non è e non può ancor essere possibile.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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