Perché parlarne ancora?

11/11/2013 di Federico Nascimben

Ne scriviamo, parliamo, discutiamo e, perfino, litighiamo. Ma non riusciamo a cambiare questo Paese.

Italia

Giustamente, circa un mese fa, Luca Ricolfi su La Stampa si domandava se avesse ancora senso scrivere di politica, economia e società italiana. L’impressione che nulla cambi, più che una vera e propria impressione, appare essere una constatazione. Eppure sembriamo tutti avere in mano le chiavi di volta del sistema. Ogni volta che accendiamo la televisione troviamo sempre qualcuno con la giusta ricetta per far risorgere questo Paese. Ma siamo sempre lì, fermi.

Sarà forse a causa della predisposizione italiana al litigio, ai cambiamenti puramente superficiali, alle modificazioni delle regole in corsa, al continuo protrarsi di uno stato emergenziale che non ha mai fine ecc. ecc., bla bla bla. Sarà quel che sarà, visto che ricerche, analisi approfondite e scientifiche di certo non mancano, ma sempre lì stiamo. L’espressione gattopardesca del tutto cambi perché tutto resti com’è è fin troppo inflazionata, ma sempre utile. Certo è che negli ultimi vent’anni non c’abbiamo neanche provato troppo a cambiare questo Paese, eppure di occasioni ne abbiamo avute – e ovviamente perse.

E così, di quest’ultimo Governo “bisogna” scrivere. Nato perché la politica si riprendesse lo spazio che le era stato “rubato” dal precedente esecutivo dei Professori, sulla base del famoso discorso con il quale Letta chiedeva la fiducia alle Camere, a seguito delle particolari condizioni che portarono alla rielezione di Napolitano, doveva porre le basi per la “pacificazione” tra i due principali schieramenti politici e per tutta una serie di riforme economico-istituzionali. Fatto sta che da lì in poi non è stato fatto nulla di sostanziale. L’inutile e deprimente dibattito di oggi lo dimostra, basta prendere ad esempio il titolo sulla home page del Corriere della Sera: “Alfano sferza i falchi, Pdl resta diviso. Berlusconi: «i ministri ricordino Fini». L’invito di Alfano a SkyTg 24: «Il Cavaliere sostenga comunque l’esecutivo Letta». L’ex ministro Fitto: «Frasi che mostrano rotta alternativa a Berlusconi. Angelino tradisce se stesso e gli elettori»”. Eppure la rinnovata fiducia a Letta di oltre un mese fa a detta dei più doveva servire a mettere le cose in chiaro, a far ripartire l’azione del Governo dopo le tensioni delle settimane precedenti. Ma sempre lì siamo, senza una nuova legge elettorale, senza le riforme economiche, senza un accordo da cui partire per le riforme istituzionali.

Operazione inutile, inoltre, appare quella di ricordare il livello di disoccupazione (giovanile, in particolare), l’insostenibile peso della tassazione, le lungaggini burocratiche, i tempi dei processi, la cattiva governance bancaria, i problemi delle nostre imprese e del meridione, la corruzione, la criminalità ecc. ecc. (bla bla bla). Eppure tutti conosciamo il famoso “potenziale inespresso del nostro Paese”, primo al mondo per numero di siti classificati come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, le sue risorse culturali, enogastronomiche, il paesaggio, la bellezza, l’arte e la cultura che potrebbero tranquillamente trasformarsi in un efficiente veicolo di sviluppo grazie al turismo, se solo fossimo in grado di valorizzarlo.

Ma per risorgere bisogna prima cadere e farsi male. Le cose, in Italia, si potranno sì pur fare “solo quando la casa brucia“, ma questa volta ci dovremo letteralmente carbonizzare, perché fare le cose all’ultimo, in piena emergenza – come da antica tradizione nostrana – non basterà più. E se non ci riusciremo noi verrà qualcun altro a “soccorrerci” (leggi troika), visto che ci siamo volontariamente inseriti in un sistema europeo ed internazionale e facciamo parte della c.d. categoria dei Paesi too big too fail. Ma sono solo parole al vento.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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