Italia, Kyoto ed emissioni: un grande successo per il nostro Paese

03/03/2013 di Andrea Viscardi

La Fondazione Sviluppo Sostenibile ha rilasciato, in questi giorni, un dossier intitolato “L’Italia ha centrato l’obbiettivo del Protocollo di Kyoto”, un traguardo importante, dunque, ma vediamo meglio cosa prevedeva il Protocollo e quali saranno le sfide per il futuro.

Con Kyoto, venne stabilito l’obbiettivo di ridurre – con riferimento all’Italia – le emissioni inquinanti di una media del 6,5% tra il 2008 e il 2012, rispetto a quelle datate 1990. In molti si dissero scettici a riguardo: sembrava un obbiettivo eccessivo, troppo costoso, difficilmente irrealizzabile. Certo, altri Paesi, come la Germania e il Regno Unito, avevano accettato una riduzione ben maggiore (21% e 12,5%), ma dalla loro vi era comunque il puntare fortemente sul nucleare, che permetteva, di fatto, un impegno maggiore.

La Fondazione ha calcolato che, durante il 2012, l’Italia ha registrato il volume più basso di emissioni  degli ultimi 20 anni (465 milioni di tonnellate di CO2) – accompagnato da un aumento considerevole dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili – attestandosi addirittura al 10% in meno rispetto a quelle, utilizzate come standard di paragone, del 1990. In realtà, il percorso, non è stato così semplice: infatti, nel nostro Paese, il trend sembrava opposto, almeno sino al 2006. Tanto che, nel 2005, era stato registrato il più alto livello di emissioni di gas serra, addirittura del 17,5% superiore alla riduzione del 6,5% da raggiungere. Occorre, questo sì, sottolineare quanto tale risultato si sia, paradossalmente, potuto raggiungere anche grazie alla crisi economica, colpevole di aver fatto abbassare le produzioni industriali. Bisognerà quindi vedere, nel momento della ripresa, se il trend resterà questo o tenderà a capovolgersi.

Emissioni in Italia

Oggi, oltre agli obbiettivi stabiliti dall’Unione Europea, da raggiungere entro il 2020 (-20% a livello della Comunità, sempre con riferimento al 1990), lo scenario internazionale è quello di un rinnovato impegno in materia. Un impegno non ancora stabilito, ma in fase di elaborazione già da diversi anni.  Simbolo è l’Accordo Globale sul Clima, la cui stesura definitiva andrà probabilmente a coincidere con il 2014-2015

L’Italia, nel settore – per una volta – è tra gli Stati meglio attrezzati. Già oggi in linea con gli accordi Europei – saranno necessari solo piccoli accorgimenti –  ha cercato negli ultimi anni di avviare un piano di riforma anche per quanto riguarda le energie rinnovabili (Piano d’azione nazionale per le Energie Rinnovabili, 2010), i cui obbiettivi – salvo improvvisi cambiamenti – saranno raggiunti senza problema.

Proprio per questo – e per il fatto che, oltre all’Italia, anche gli altri Paesi Europei hanno raggiunto significativi risultati – l’ipotesi è di una ridiscussione della soglia del 20% fissata dall’Unione, la cui stanghetta potrebbe essere alzata sino al 25/30%, accompagnata da una pianificazione ben a più lungo orizzonte, di recente creazione, che prevede altri due successivi obbiettivi di riduzione decennali, da raggiungere tra il 2030 e il 2050.

La sfida, per il nostro Paese, sembra dunque solamente alle fasi iniziali. Certo è, che per una volta, si può parlare di efficienza italiana. Una parola poco accostata alle nostre politiche e troppo spesso trascurata, quando si consegue, dai risalti mediatici.

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus