Una storica vittoria di uno sport troppo ignorato: il rugby

17/03/2013 di Luca Andrea Palmieri

Vittoria storica – Ieri l’Italia del rugby ha raggiunto un risultato storico: è riuscita a battere l’Irlanda per la prima volta nella storia del 6 Nazioni (da quando, insomma, gli azzurri fanno parte della competizione) e si è classificata quarta: è un peccato che la vittoria della Francia sulla Scozia non sia bastata, col punteggio, a permetterci di scalzare gli scozzesi sul gradino più basso del podio. Ma la classifica finale rimane fonte di soddisfazione per il movimento rugbistico italiano.

Sei Nazioni, rugbyAddio – E’ stata una partita speciale soprattutto per il giocatore “storico” della Nazionale, il catanese Andrea Lo Cicero. Detto “il Barone”, il pilone sinistro ha salutato i tifosi con addosso la maglia azzura per l’ultima volta, dopo 103 presenze: record assoluto.

Atmosfera -All’Olimpico di Roma lo scenario era dei migliori: lo stadio era pienissimo per l’occasione. Bastava girare per la capitale a poche ore dall’evento per rendersi conto che c’era una certa attesa: tifosi con la maglia della Nazionale erano individuabili ovunque e più di un locale aveva già affisso le bandiere irlandese e italiana; senza contare la nutritissima presenza di tifosi d’oltremanica: pub, bar e ristoranti del centro erano invasi da maglie verdi e kilt (che, sorprendentemente per il sottoscritto, sono presenti anche nella tradizione irlandese, oltre che in quella ben più nota scozzese).

Un movimento vivace – Quello del rugby è sempre uno dei movimenti più belli da vedere e da vivere: ogni qual volta la Nazionale giochi a Roma la città, e soprattutto i suoi pub, si riempiono di tifosi di ogni genere, spesso molto pittoreschi. A novembre, in occasione della partita contro gli “All Blacks” della Nuova Zelanda era praticamente impossibile non imbattersi in gente in maglia nera con una birra in mano. Il tutto in allegria e con il massimo rispetto del luogo.

Esempi opposti – Pensando a queste cose, la mente torna a novembre. Ma questa volta il ricordo è tutt’altro che positivo: solo una settimana dopo la partita con la Nuova Zelanda, alcuni tifosi, questa volta calcistici, distrussero letteralmente un pub del Campo de’ Fiori, noto come ritrovo dei tifosi inglesi in trasferta italiana. La partita questa volta non era di rugby, bensì del nostro “amato” calcio: si doveva giocare infatti Lazio – Tottenham, valida per l’Europa League. L’evento fu seguito da striscioni anti-semiti all’Olimpico, che sono costati due turni di squalifica al campo della squadra bianco-celeste (di cui uno da scontare prossimamente, nei quarti di finale della competizione).

Culture diverse – Viene da chiedersi come sia possibile che due eventi sportivi che attirano nello stesso luogo decine di migliaia di tifosi possano essere vissuti in maniera così diversa. Senza dubbio la colpa è in parte di una cultura del tifo che si è venuta a creare intorno al calcio e che col calcio in sé ha ben poco a che fare: appartenenze di gruppo, politicizzazione, rivalità tra tifoserie che trascendono la rivalità sportiva. Questo ed altro ha reso gli stadi italiani (e ciò che vi è intorno) fin troppo spesso un campo di battaglia, piuttosto che un ritrovo per famiglie desiderose di vedere uno spettacolo agonistico.

In Italia la poca notorietà del rugby ha sicuramente contribuito a far si che una certa cavalleria sportiva sia sopravvissuta nei gruppi, più di nicchia, che lo seguono. Ma viene da chiedersi perché per gli altri paesi non sia così. Come mai noi non riusciamo a vivere i nostri amori sportivi più grandi in maniera sana, e non con una gelosia che implica spesso l’odio dell’avversario?

Torna alla mente ciò che disse il giornalista americano Henry Blaha: “Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il Rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini”. Tant’è che una tradizione come il terzo tempo (ovvero lo stringersi la mano con l’avversario a fine incontro e incontrarsi dopo la partita), resa famosa dal rugby appunto per la sportività e per il suo seguito (fatto di tanta birra e le due squadre a un unico tavolo), ha avuto poco successo quando è stata applicata al cosiddetto “gioco più bello del mondo”.

Interesse alternato – Ai tifosi calcistici servirebbe imparare dalla sportività del rugby. Seguire un po’ di più il rugby, gioco d’altri tempi e dal fascino estremo, non sarebbe male, anche per lo stesso movimento italiano che, con pochi soldi alle spalle, riesce a regalare comunque splendide imprese. E’ una delle contraddizioni del nostro Paese. Nomi come Parisse, Castrogiovanni, Lo Cicero sono ormai noti ai più, soprattutto di questi tempi. Ma l’italiano medio, che ha seguito la nazionale in queste settimane attirato dal fragore mediatico, sa dove giocano i suddetti? O quali sono le principali squadre del campionato italiano? La risposta è spesso retorica. Eppure, sotto il silenzio di un paese di calciomani, nascono sempre storie da ricordare.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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