Italia: il passato per il futuro

02/03/2013 di Luciano Di Blasio

Innegabilmente, il nostro Paese sta attraverso una fase particolare sotto il punto di vista economico, politico e culturale, fase che molti non stentano a definire di grave crisi sistemica, che coinvolge l’Italia come parte di un sistema più ampio, dai contorni sfuocati. Due le considerazioni fondamentali che ne derivano: in primo luogo, quanto questa sensazione di crisi sia corrisposta da un effettiva situazione di sconvolgimento, e quanto, in seconda analisi, questa ipotetica crisi sia nostra come di altri, o no.

Mi spiego meglio, su entrambi i punti. Nella storia della letteratura (di qualunque genere) sono infiniti gli esempi di grandi autori alle prese con la critica della propria contemporaneità: la famigerata sensazione che la cosiddetta “età dell’oro” fosse nel loro passato e che si tendesse solo a peggiorare. Da qui tutte quelle espressioni popolari (e non solo) che ci aiutano a riferirci al passato come ad un’epoca migliore.

italia-passato-futuroA partire da questa evidenza, è molto spesso facile criticare la contingenza a favore di momenti consacrati alla storia, e di conseguenza altresì facile contro-criticare chi usa questa teoria, sottolineando invece come sia solo un’ansia verso qualcosa di raccontato e non vissuto direttamente – quindi percepito come realmente accaduto, in contrasto con la contingenza stessa che, non risultando (nei casi migliori) perfetta al 100%, spinge le menti e i cuori ad aprirsi all’altro.

Quest’ansia verso un futuro che abbia le caratteristiche del passato è un po’ quello che sta alla base del concetto di saudade, che non è –  almeno in primis – quell’angoscia che prende i calciatori brasiliani che, pagati milioni in Europa, hanno la sindrome dell’abbandono della spiaggia sudamericana, bensì quella tensione portoghese verso un’età dell’oro che ancora deve venire, e che verrà per mano di Dom Sebastião, il più grande mito della storia lusitana, e pertanto caricato di responsabilità più ampie della sua giovane età e, probabilmente, della sua possibilità di riemersione dal deserto marocchino di Alcácer-Quibir a più di 400 anni dalla sua scomparsa (misteriosa, questo sì).

Nel nostro caso, però, azzarderei che la crisi c’è (e si sente), ma non per un, come detto, troppo facile confronto con un passato più o meno lontano, bensì a causa di un termine di paragone generato con l’esperienza del passato, ma assolutamente acronico: una serie di valori di riferimento contro cui cozza la contingenza.

Prima di elaborare oltre vediamo meglio anche la seconda considerazione che facevamo in principio. Molti, quasi tutti direi, parlano di questa crisi come di una crisi economica, una crisi partita dalla finanza e che poi è andata a colpire le basi delle nostre economie (europee e statunitensi in primis). La mia ipotesi, però, è che la crisi italiana sia diversa (in che percentuale a voi e, più facilmente ai posteri, sancirlo), più profonda nel tessuto sociale e, quindi, culturale e morale: la crisi è delle istituzioni, la crisi è dei partiti, la crisi è, in ultima analisi, delle persone, di quelli che in questi giorni descriviamo anche con la parola elettorato.

Mentre in altri Paesi la crisi ha portato a galla conflitti sociali “di classe”, gli interessi dei vari gruppi sono chiari e definiti, diritti e doveri da cui prender spunto nel proprio tentativo di riaffermazione sono altresì risolti, nel nostro Paese sembrano essersi persi i punti di riferimento dettati dalle strutture logiche di condivisione dello spazio e del tempo che ci eravamo prefissati basandoci sull’evoluzione del pensiero (nostro e di altri) nei secoli dei secoli. C’è anche la possibilità che questi punti di riferimento noi li avessimo solo immaginati (anche se realmente interiorizzati) e, quindi, più facilmente adesso cade il velo. Sia vera la soluzione romantica, o quella cinica, la crisi sembra comunque peculiare e, per questo, lo sforzo per “curarci” non potrà limitarsi a copiare o accettare dall’alto le indicazioni che arrivino da organi sovranazionali: il nostro sforzo è, deve essere, più grande. Come fare?

Qui torna il gioco la prima parte del nostro discorso: il passato. L’approccio di confronto negativizzante con il passato è una sorta di pars destruens cinica, gratuita e fine a se stessa. Ciò che è successo prima di noi, però, ci propone una vasta schiera di suggerimenti da cui noi possiamo, e dobbiamo, pescare, certo riadattando alla contingenza con serietà e realismo.

Un esempio per tutti: il passato ci insegna che la penisola italica ha sofferto, almeno dai tempi del dominio della Roma Antica, di un attitudine all’emergenza. Si tira la corda evitando di approcciare il problema finché non si è costretti, per cause di forza maggiore, a farlo: Machiavelli scrive Il Principe perché sente il peso di un’emergenza nella qualità delle istituzioni (e pesca nel passato della Roma repubblicana per ipotizzare possibili soluzioni); a L’Aquila, dopo che un terremoto di un’intensità che farebbe al massimo il solletico ad altri Paesi, ha raso al suolo e lasciato dietro di sé più di 300 innocenti vittime, ci si pone il problema che “forse si sarebbe dovuto fare qualcosa prima”. Due esempi dei più disparati, ma che già bastano ad identificare come il passato non debba essere uno specchio di commiserazione, bensì un inestimabile serbatoio di idee da mettere al servizio del futuro. Della serie “sbagliando s’impara”: un dovere morale, non un consiglio.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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