Italia, il paese che dimentica

26/02/2014 di Francesca R. Cicetti

Vox, Mappa Intolleranza

Se esistesse un premio per il paese che dimentica più in fretta, l’Italia lo vincerebbe di sicuro. Siamo degli esperti, noi del Bel Paese, nell’arte di puntare il dito con veemenza, urlare e strepitare, accusare e buttar giù le pareti, per poi dimenticarci, un istante dopo, tutte le ragioni del nostro malumore. Siamo un popolo che perdona molto in fretta, o forse che dimentica soltanto. La nostra storia politica, da questo punto di vista, insegna. Le promesse non mantenute per noi non sono mai state un problema. Quali impegni? Quali contratti? Sì, possiamItalia, Vox, Mappa dell'intolleranzao indignarci per un giorno o due, arrivare massimo ad una settimana. Poi passiamo oltre. C’è sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di più interessante che svia la nostra attenzione.

Senza addentrarci in sentieri sociopolitici, basta pensare che solo pochi mesi fa i talk show erano popolati di (giusti) dibattiti sugli insulti xenofobi a Cécile Kyenge; poi sono venuti gli scandali antisemiti all’ambasciata israeliana, appena in tempo per il Giorno della Memoria. Quello sì, viene sempre osannato come di dovere. Solo per un giorno. Poi, per alcuni, di nuovo un’amnesia. C’è ovviamente chi si impegna coerentemente e assiduamente nel campo dei diritti, ma c’è anche chi volta la testa dall’altra parte. Eppure, forse con un po’ troppa facilità, riusciamo comunque ad assolvere noi stessi da tutte le accuse di leggerezza. Siamo brave persone, in fondo, noi italiani. Un po’ di dimenticanza non ha mai fatto male a nessuno. Forse, o forse no.

Qualche dato ce lo rivela: nel 2013 oltre ventimila richieste di aiuto sono pervenute al Gay Center, da parte di omosessuali vittime di violenze (uno su quattro), quasi sette milioni di donne sono state vittime di abusi almeno una volta nella vita, e per coronare il tutto, il 45% dei giovani dichiara di diffidare degli stranieri oppure si essere addirittura xenofobo. Insomma, forse perdonare (e perdonarci) non è sempre un bene. Per lo meno non quando rischia di diventare un chiudere gli occhi, un lasciarsi andare a comportamenti che poi, si sa, tra qualche giorno nessuno ricorderà più.

Ecco allora che parte il progetto di Vox, l’osservatorio italiano sui diritti. L’idea è quella di mappare l’intolleranza dello Stivale, utilizzando i 140 caratteri di Twitter. Come? Con un’analisi online dei tweet che contengono parole o temi caldi, per poi localizzare le aree della penisola in cui il razzismo, l’intolleranza e l’omofobia hanno radici più profonde. Il passo successivo è quello di trasmettere i dati alle autorità locali, perché vengano presi provvedimenti. Perché Twitter? La ragione è che è estremamente semplice lasciarsi andare ad azzardi discriminatori, seduti davanti allo schermo del proprio computer e nascosti dall’anonimato del cinguettio. Ma il razzismo digitale non è certo meno preoccupante di quello non virtuale, e va monitorato proprio allo stesso modo. Soprattutto, dalla memoria di internet non è possibile sfuggire. Noi possiamo anche soffrire d’amnesia, ma la rete no. Un metodo infallibile per non dimenticare: una mappa, nero su bianco, delle zone più intolleranti del paese. Così che forse voltare la testa dall’altra parte sarà un po’ più difficile del consueto. Facciamo memoria dei nostri difetti, del razzismo, dell’odio verso gli omosessuali, della discriminazione nei confronti delle donne. Ammetterlo è il primo passo per evolverci ad un’Italia più equa, aperta, solidale. Ricordarlo è il secondo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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