Italia: tra i giovani continua a crescere il gap formazione-lavoro

29/03/2016 di Lucio Todisco

Giovani e lavoro in Italia: quali sono le connessioni tra il posto di lavoro dei laureati ed il percorso di studio da loro compiuto? Decisamente non in linea.

Lavoro Giovani

400mila sono i giovani, diplomati e laureati, che risultano sovraqualificati per il proprio lavoro; 28%, sono i laureati che hanno una formazione superiore rispetto a quella richiesta dal proprio lavoro e il 43,6%, è la quota di giovani sovraqualificati che hanno conseguito il titolo di studi nelle discipline umanistiche.

A descriverlo sono i risultati del report presentato dal centro studi Datagiovani per il Sole 24 Ore ed pubblicato quotidiano. Non sembra quindi diminuire il numero di coloro che sono definiti “overeducated” e “mismatched”, ovvero coloro che sono da considerare con skills o con un curriculum studiorum non corrispondente al lavoro effettivamente svolto.

Il caso degli overeducated – L’analisi svolta da Datagiovani ha riguardato i lavoratori laureati tra i 25 e i 34 anni e i ragazzi diplomati tra i 20 e i 24 anni, nel periodo immediatamente successivi al titolo conseguito, per un complessivo di 1,6 milioni di giovani. I numeri mostrano che 100mila diplomati e 300mila laureati rientrano tra gli overeducated, con un titolo di studio più elevato rispetto a quello richiesto per l’attività lavorativa effettivamente svolta. Sono quindi il 17% dei diplomati e il 28% dei laureati. Dati disomogenei rispetto ai diploma – al Sud la percentuale è del 13,5%, al Centro del 19% – più omogenei quelli riguardanti la laurea.

La crisi ha giocato un ruolo decisivo nel complesso rapporto tra giovani e mondo del lavoro, e questo è evidente se analizziamo il livello di disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione è salito per i diplomati dal 17,9% del 2008 al 36,4% del 2015 e per i laureati dal 9,4% al 17,2%. Per chi, invece, è riuscito a trovare un posto di lavoro, si è trovato di fronte molto spesso al fenomeno dell’“iperqualificazione” che, dal 2008, è aumento del 3-4%.

Se per quanto riguarda le caratteristiche di sovraistruzione per i diplomati i dati sono abbastanza in linea con quanto si registrava nel 2008, la situazione è molto più complessa per quanto riguarda i laureati. Se negli indirizzi di tipo medico solo l’8% dei giovani occupati è overeducated, si sale al 13,5% nel caso di ingegneria e architettura, per arrivare al 43,6% nelle discipline umanistiche, l’ambito che ha risentito di più degli effetti della crisi con un aumento rispetto al 2008 di ben 12 punti percentuali. Pesante anche la crescita dell’overeducation nelle scienze naturali – biologia, fisica, chimica – passata dal 17% del 2008 all’attuale 26 %

Le lauree umanistiche e il “mismatching– Come descritto in precedenza, viene definito mismatching quella formazione non congrua al lavoro effettivamente svolto. Datagiovani si è focalizzata sugli sbocchi più qualificati ma che non hanno affinità con il curriculum, certificando come la forbice resti ampia per i laureati. Il mismatch tra gli umanisti si registra per oltre la metà dei laureati di quest’area (52%), per più di un terzo (37%) dei laureati in scienze sociali e per il 25% tra ingegneri e architetti. Solo i medici si stanziano su percentuali molto più basse, cioè del 7,9%.  Un gap tra tipologia di laurea e professione svolta certificato anche dal centro interuniversitario AlmaLaurea, che ha svolto una indagine sui laureati del 2009. A cinque anni di distanza dal titolo è emerso che la maggioranza dei laureati, ovvero il 50,9% utilizza poco o nulla le competenze acquisite durante il percorso di laurea, con punte maggiori nel settore umanistico (oltre il 60%); circa il 40% non è pienamente soddisfatto dell’efficacia del titolo nel lavoro svolto, ma si arriva ad un 55% nelle discipline umanistiche, e del 45% nelle scienze sociali.

Un dato che deve far riflettere sul nostro sistema universitario. Il Presidente dell’ANPAL – Agenzia Nazionale per le Politiche Attive, Maurizio Del Conte, ha dichiarato come il mismatch sottolinei quanto, ancora oggi, la scuola e le università abbiano difficoltà a recepire le esigenze delle imprese nel nostro paese. “In questa prospettiva l’avvio del piano sull’alternanza scuola-lavoro obbligatoria per tutti i livelli dell’istruzione secondaria va nella giusta direzione, avvicinando i giovani al mondo del lavoro e consentendo loro di testare in prima persona le attitudini personali” ha commentato.

Per i giovani il divario tra gli studi compiuti e le attività effettivamente svolte si è consolidato nel tempo, a causa non soltanto della crisi, ma di un mondo scolastico che non riesce a far collimare le esigente di studenti e imprese con la realtà del lavoro, creando un fenomeno di incapacità di collocamento adeguato. Un danno grave per il nostro paese, e al quale siamo ancora ben distanti dal trovare un rimedio.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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