Italia e smart working: una grande opportunità per aziende e lavoratori

22/02/2016 di Lucio Todisco

Introdotto e disciplinato da pochi mesi, come è percepito lo smart working e quanto può impattare sul nostro Paese?

Il Governo, con un disegno di legge collegato alla legge di Stabilità 2016 ha introdotto e disciplinato lo smart working o anche lavoro agileModalità di lavoro avente lo scopo di offrire una maggiore libertà nella gestione dei tempi di vita del lavoratore e di raggiungere un’organizzazione aziendale più efficace, nonché una maggiore produttività per l’impresa.

Non si parla quindi di telelavoro, ma di una differente esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che prevede la possibilità di svolgere le proprie mansioni da casa o da qualsiasi altro posto che non sia l’ufficio, attraverso l’uso di strumenti tecnologici affidati dall’azienda, con specifiche tutele in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Gli italiani e lo smart working – Il lavoro agile è ora al vaglio dalla commissione Bilancio del Senato. Ma come viene percepita dagli italiani questa differente modalità di lavoro? Adecco, una delle agenzie per il lavoro leader in Italia, ha condotto una indagine che rivela che più della metà degli intervistati – il 57,2% – sarebbe favorevole a lavorare da casa, mentre un 40,5% non disdegnerebbe di lavorare fuori dall’ufficio e in qualsiasi altro luogo attraverso dispositivi mobile. Solo l’8,5% non è favorevole a lavorare al di fuori del classico ufficio. Ci sono, ovviamente, alcuni aspetti che i lavoratori non conoscono, come nel caso della flessibilità dell’orario di lavoro. Solo il 17,6% degli intervistati conosce questo aspetto.

Da questi dati è facile poter comprendere che conciliare vita personale e quella lavorativa è un pensiero centrale per i lavoratori italiani e potrebbe essere anche un elemento efficace per migliorare la produttività delle aziende. Per i lavoratori, poi, ci sarebbero comunque tutta una serie di tutele.

Protezione dei dati, sicurezza sul lavoro – In materia di protezione dei dati, custodia e riservatezza, il datore di lavoro deve adottare tutte quelle misure atte a garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal lavoratore che svolgerà la prestazione e il lavoratore deve, dal canto suo, custodire con diligenza gli strumenti tecnologici messi a disposizione dal datore di lavoro ed è responsabile della riservatezza dei dati cui può accedere. In tema di sicurezza sul lavoro nel lavoro agile, rimane a carico del datore di lavoro la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in “smart working” e, come se fosse in azienda, è il datore di lavoro che deve assicurare obbligatoriamente il lavoratore per gli infortuni e le malattie professionali.

Interessante anche il dato in merito al coworking, ovvero la condivisione di un ambiente di lavoro, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere lavoratori di una stessa azienda. Circa il 35,5% degli intervistati da Adecco ha espresso un parere positivo a questa modalità di organizzazione del lavoro.

Il telelavoro quindi va definitivamente in soffitta, anche perché come segnalato dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, “nel 2015 già il 17% delle grandi imprese ha messo in atto progetti strutturati di smart working rispetto all’8% nel 2014 e, “anche là dove manca un approccio organico, una compagnia su due ha comunque adottato iniziative tese a creare maggiore flessibilità in termini di spazi, orari e organizzazione”. Ciò che sta effettivamente cambiando nella vita lavorativa di tutti quanti noi è il concetto stesso di lavoro d’ufficio, in contesti dove oramai le persone lavorano sempre più in movimento, in un contesto di reperibilità costante. Secondo l’Osservatorio Smart Working il 31,4% dei dipendenti della loro indagine sul lavoro agile che ha interessato 250 aziende sia pubbliche che private, trascorre già oltre metà giornata lontano dalla scrivania, spostandosi sia all’interno sia all’esterno della sede. Il direttore dell’Osservatorio, Fiorella Crespi, ha infatti dichiarato che l’ufficio deve trasformarsi, anche se rimane ancora oggi il luogo chiave del lavoro aziendale, puntando sul benessere e al comfort di chi lo popola, permettendo così di liberare idee ed energie.

Lo smart working può essere un’ottima opportunità per le aziende italiane per riacquistare competitività e quote di mercato, ma deve essere un’operazione aziendale fatta in maniera organica, non dando semplicemente in mano ai lavoratori un portatile o uno smartphone. Bisogna ripensare completamente dal punto di vista culturale un modello organizzativo, non facendosi trascinare dall’effetto moda che inevitabilmente renderebbe questi cambiamenti superficiali e privi di efficacia nel lungo periodo.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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