L’Italia e i dati sul turismo: una risorsa da sviluppare

31/10/2014 di Iris De Stefano

I dati sui visitatori nel nostro paese e all’estero parlano di una situazione tutto sommato stabile, quando il potenziale però è enorme: un peccato non sfruttarlo, soprattutto nel contesto della crisi

L’economia tedesca, anche se con dei segni di cedimento, è decisamente più forte di quella italiana; questo è un dato che riconosciamo come quasi scontato. Ugualmente scontata dovrebbe essere però la superiorità italiana per tutto quello che riguarda il turismo, nel paese con il più alto numero di siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO e con una struttura geografica completa e diversificata come la nostra.

In realtà però i dati mostrano una tendenza tutta differente: la Germania ci avrebbe addirittura superato in numero di presenze nella prima parte del 2014. Complice il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, che ha fatto registrare un aumento delle presenze nella capitale tedesca del 6% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo di quello scorso, e secondo l’ufficio del turismo di Friburgo entro fine dicembre si dovrebbero superare i 41,2 milioni di pernottamenti del 2013. L’ aumento, del 2% circa rappresenterebbe così il quinto anno consecutivo di successo per l’economia del turismo tedesca.

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Il presidente di Confimprese Turismo, Giuseppe Sarnella

La sensazione di sbigottimento che si ha nel leggere dati del genere è condivisa da Giuseppe Sarnella, Presidente di Confimprese Turismo Italia che in una nota diffusa nella giornata del 31 ottobre scrive: “Rimango basito e interdetto quando vedo l’inerzia della classe dirigente di questo paese che vuole evidentemente far restare zoppo un cavallo, come quello del Turismo, che genera il 10% del Pil e 3 milioni di posti di lavoro e che, se condotto in modo serio e strategico, potrebbe generarne molti di più e rappresentare una svolta per i giovani italiani alla ricerca di un impiego. Domandiamoci perché abbiamo l’oro in mano e non siamo in grado di offrirlo nella giusta maniera e venderlo al giusto prezzo, domandiamoci perché i turisti di tutto il mondo preferiscono visitare Friburgo e Colonia piuttosto che le Dolomiti e le nostre città d’arte.” L’attuale ministro dei Beni culturali e del turismo Dario Franceschini, nel giorno del suo insediamento, disse che il suo ministero era il più economico tra tutti e quella frase fu salutata con un plauso da parte non solo dell’opinione pubblica e dei media ma anche dal mondo delle imprese, che superano le 150.000 unità in tutte le 21 regioni d’Italia.

In realtà poche azioni concrete sono state intraprese fino ad oggi, anche se i progetti sono ambiziosi. Al XIII Forum europeo del turismo, tenutosi a Napoli nella giornata del 30 ottobre, si è parlato di rilanciare il turismo culturale e di stabilire un unico Commissario Europeo per i due settori, così come in Italia vi è un solo ministero.

Le possibilità di sviluppo sono pressoché infinite: secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) nel 2013 l’economia turistica si è ulteriormente rafforzata, arrivando a creare un giro di denaro quantificabile in circa 1,087 miliardi di dollari, con un aumento di circa il 4,8% rispetto al 2012. L’Europa resta l’area più attrattiva (565,0 milioni di turisti) davanti a Asia (248,7), Americhe (168,3), Africa (55,9) e Medio Oriente (48,8). L’aumento percentuale degli arrivi è quindi del +4,8% in Europa, +6,5% nella zona dell’Asia e del Pacifico, del +3,4% in America ed infine del +5,6% in Africa. Nel Medio Oriente invece si è registrata una lieve flessione, del -0,6%.

Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini
Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini

L’Italia nel 2013 era quinta in numero degli arrivi internazionali, dietro a Francia, Stati Uniti, Spagna e Cina, con un aumento del numero di turisti del 2,9% rispetto al 2012 (da 46,4 milioni a 47,7). Per introiti invece si classifica sesta (con l’aggiunta però della regione speciale cinese di Macao, vera e propria “Las Vegas d’oriente” dove il flusso di denaro che gira è enorme): secondo i dati della Banca d’Italia con 43,9 miliardi di dollari, in aumento rispetto al 2012 del 3,1%. Secondo l’Istat però, nei primi cinque mesi del 2014, si sarebbe registrata una flessione del turismo straniero con gli arrivi diminuiti dell’1,6% e le presenze addirittura del 4,0%. Nel 2012 le regioni che avevano registrato più arrivi erano rispettivamente Veneto, Lombardia e Lazio con una permanenza media di circa 4 giorni, seguite da Toscana e Trentino. Visitano il nostro paese principalmente tedeschi, americani e francesi: si registra così un potere attrattivo decisamente inferiore sugli abitanti dei paesi asiatici e del sud America.

Il settore turistico vale quindi, secondo la Banca d’Italia, 159,6 miliardi di euro, con un’incidenza sul PIL del 10,3%. Risulta quindi chiara la vitale importanza di questo settore per il sistema Italia, e potrebbe essere uno dei principali veicoli di uscita dalla crisi economica, che colpisce ancora duramente tutti i settori. Riforme importanti vanno però eseguite e coinvolgono ogni ministero. Sarebbe necessario innanzitutto modernizzare ed ampliare le reti infrastrutturali su rotaia e su gomma, rendendo finalmente accessibili a tutti le regioni del sud senza dover imbarcarsi in veri e propri viaggi della speranza che soffocherebbero il desiderio di vacanza anche al più entusiasta visitatore. Si dovrebbe inoltre iniziare un diffuso e capillare campionamento dei siti e del loro stato, in modo poi da poter avviare una campagna pubblicitaria importante e non rimettersi, come spesso si ha l’impressione che si faccia, al Made in Italy e all’affezione generale dei turisti al nostro paese. Infine, si dovrebbe trovare un sistema per impedire evidenti speculazioni (inevitabili certo, ma controllabili) sulla pelle del turista, con prezzi che aumentano anche del 100% da un anno all’altro, creando una strategia a lungo termine e che soprattutto non coinvolga solo i mesi di alta stagione.

Molto si può fare e l’Italia ha ogni mezzo per riuscire nella sfida del turismo, sia di massa che d’elite.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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