Italia e diritti omosessuali, una nave ancorata al XX secolo

09/10/2014 di Iris De Stefano

Molto, tutto, deve essere ancora fatto in materia di riconoscimento omosessuale, sia a livello legislativo che sociale. Ma il diritto ad esprimere un'opinione non può essere violato

Sentinelle e diritti omosessuali

L’Italia, in materia di leggi sulla famiglia, sembra essere rimasta al 1942, anno in cui venne codificato il primo libro del Codice civile, poi spesso modificato. Una profonda, radicale revisitazione dello stesso è necessaria in un sistema internazionale i cui valori, familiari e non, sono mutati irrimediabilmente. Coppie di fatto, matrimoni omosessuali e adozioni aperte ai single sono solo alcuni dei diritti civili che il Parlamento si rifiuta di legiferare da ormai troppo tempo. La discussione a tutti i livelli della società rischia di diventare però polarizzata e, così facendo, di creare un paradosso dannoso per tutti.

L’amore omosessuale (inteso sia in senso fisico che intellettuale), scontato a dirsi, esiste da quando esistono gli uomini e ancor prima. Esattamente come l’amore eterosessuale. L’unica differenza tra i due è che il secondo permette, negli uomini così come nel genere animale, la riproduzione. Non è una differenza da poco ma non implica la debolezza di una forma d’amore rispetto all’altra. La concezione cattolica della vita e della famiglia, diventata nei secoli scorsi predominante, ha costretto chiunque avesse tendenze omosessuali a vivere una  doppia vita se non ad essere considerato un reietto della società. Ancora oggi sono 76 i paesi che, secondo l’Onu, puniscono i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso con punizioni corporali o addirittura la morte.

SentinelelPer fortuna, una delle conseguenze dell’avvento della società post modernista in cui viviamo è stata proprio quella di portare alla ribalta le voci di chi, ingiustamente, era messo ai margini della società permettendo la creazioni di reti di interconnessione sempre più estese grazie alle quali potersi confrontare ed organizzare. Così, dagli anni sessanta del secolo scorso sono iniziati a crescere sensibilmente i già neonati Movimenti di liberazione omosessuale i quali, nel giro di pochi decenni, sono riusciti a porre al centro della discussione politica la regolarizzazione delle unioni tra appartenenti allo stesso sesso. Il primo stato a legiferare in materia nel 2000 è stata l’Olanda, seguito da circa quindici paesi in tutto il mondo, tra cui Inghilterra e Brasile.

In Italia la discussione si è dimostrata estremamente più complicata. Non è una sorpresa, considerando il forte legame tra Chiesa e politica nel paese ed in particolare a Roma, la società in tutto il sud ancora fortemente legata ad uno stereotipo della famiglia anni cinquanta e il livello di cultura medio delle classi sociali più svantaggiate, nettamente inferiore alla media europea.

Negli ultimi giorni la discussione è tornata preponderante sui canali di informazione nazionale a causa del movimento delle Sentinelle in piedi, nato nel 2013 in Francia ed importato in Italia come protesta per il disegno di legge Scalfarotto che introdurrebbe il reato di omofobia. La manifestazione organizzata da queste, quando qualche centinaia di persone si sono ritrovate nelle strade di varie città italiane il 5 ottobre scorso, ha creato un gran clamore. Quello che però dovrebbe essere un segnale d’allarme è stata la reazione dell’opinione pubblica. Non è una manifestazione in cui delle persone restano in piedi a leggere (o a far finta di) libri a pregiudicare l’approvazione o meno di un decreto di legge. La reazione tanto incattivita dei movimenti LGBT, dei centri sociali, di una parte dell’opinione pubblica invece potrebbe.

Non si vuole discutere l’ignoranza di alcune delle argomentazioni delle Sentinelle. Paragonare l’istituzionalizzazione del matrimonio omosessuale ad uno con un cavallo è incommentabile. Quello che però va difeso è il diritto ad esprimere un’opinione, qualsiasi essa sia, fino a quando essa non diventi sovversiva e violenta. Ogni giorno assistiamo a manifestazioni o semplici discorsi di persone che non hanno minimamente coscienza di quello che stanno dicendo o che magari ne hanno, ma semplicemente riflettono in maniera differente da noi. Nessun clamore suscitano le manifestazione della Lega o le esternazioni divertenti di alcuni nostri parlamentari, anche se spesso rendono indifendibile il suffragio universale. Tale diversità va comunque e sempre preservata, più che attaccata. Dire che chiunque abbia da ridire sul decreto Scalfarotto o sull’istituzionalizzazione dei matrimoni gay è omofobo è facile tanto quanto dire che chiunque parli male di Israele è antisemita. Sono paragoni che non reggono.

Molto, tutto, deve essere ancora fatto in materia di riconoscimento omosessuale, sia a livello legislativo che sociale. Il ragazzo che però, rispondendo alla domanda del giornalista sul perché protestasse contro i manifestanti, risponde “non ci può essere tolleranza per i non tolleranti” deve far paura almeno quanto i libri al contrario in mano alle Sentinelle.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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