L’Italia delle grandi opere. Molti annunci, pochi fatti

17/03/2015 di Lucio Todisco

Presentato alla commissione Ambiente della Camera, il 9° Rapporto sull'attuazione della legge obiettivo disegna uno scenario desolante. Quasi quindici anni di infrastrutture rimaste su carta: ma l'Italia non può più aspettare

Infrastrutture, Italia

Le “grandi opere” sono rimaste solo sulla carta, ma di progetti realizzati se ne sono visti ben pochi. E’ il dato impietoso sul nostro Paese presentato alla commissione Ambiente della Camera con il 9° Rapporto sull’attuazione della legge obiettivo, curato dal Servizio studi della Camera ed il Cresme, con la collaborazione dell’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici, oggi Autorità Nazionale Anticorruzione.

Inefficienza. L’idea di fondo della ben conosciuta “legge obiettivo” del 2001, voluta dal II governo Berlusconi, era quella di proporre uno strumento legislativo con il quale realizzare una corsia preferenziale per il finanziamento, l’approvazione progettuale e l’esecuzione delle infrastrutture strategiche nazionali. Dal passaggio legislativo all’attuazione vera e propria i dati ci hanno mostrato un quadro desolante di quello che poteva essere e non è stato. Dei 285 miliardi di opere inseriti nel programma, quelle ultimate valgono un investimento da 23,8 miliardi, pari all’8,4% del totale (ad ottobre del 2013 eravamo al 7,6%). Nel quadro delle sole opere approvate dal Cipe, per un valore totale dell’investimento che ammonta a 149 miliardi, quelle concluse si fermano a 6,5 miliardi (4,3% del totale). Un percorso che ha funzionato poco e male, con slittamenti di lavori anche in dirittura d’arrivo. Le previsioni dell’8°Rapporto indicavano, infatti, la conclusione di 54 opere entro la fine del 2014, per un costo complessivo che ammontava a circa 12 miliardi, ma in base al 9° Rapporto l’ultimazione entro tale data è stata confermata per sole 39 opere, dal costo complessivo di 6,5 miliardi.

Tra sprechi e corruzione. Non tutto va a rilento: la corsa al rialzo dei costi realizzativi non si è mai fermata. Il monitoraggio svolto nell’ambito del Rapporto si è basato su 97 opere deliberate dal Cipe e contenute nel programma ed ha mostrato che, se al 30 aprile 2004 il costo era di 65.227 milioni, si è giunti al 31 dicembre 2014 a 91.516 milioni, con un incremento di circa il 40,3%. Un’inefficienza dovuta non solo alla scarsa selezione di opere, ma anche alla corruzione. Tanti gli scandali che hanno riguardato le opere infrastrutturali nel nostro paese, tant’è che è stato necessario creare una vera e propria Autorità Nazionale Anticorruzione, guidata da Raffaele Cantone. Nel corso dell’ultimo anno l’ambito dei lavori deliberati dal Cipe è cresciuto di 10,3 miliardi con l’inclusione dell’autostrada Orte-Mestre e della Rho-Monza. Resta, infine, anche un problema di fabbisogno finanziario: dei 149 miliardi nell’ambito del Cipe sono finanziati 94,7 miliardi, con un apporto dei privati di 36 miliardi, e mancano ancora 55 miliardi.

… e scarsa attenzione all’ambiente. La mancata realizzazione dei progetti, inoltre, nel corso di questi 14 anni, è dovuto anche ad una scarsa attenzione alla tematica ambientale: come descritto nel rapporto del WWF “Sindrome Nimby no grazie” sin dalla sua prima applicazione nel 2002, la legge obiettivo, di fatto, ha consentito la progettazione di interventi senza su un calcolo realistico delle risorse pubbliche realmente disponibili e senza una seria valutazione degli impatti ambientali. Come denunciato già nel 2011 dal Presidente del WWF Italia, Stefano Leoni, a proposito di sostenibilità ambientale: “il Programma (Delibera CIPE 121/2001) non è mai stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, mentre i progetti delle infrastrutture strategiche hanno avuto in questi nove anni sempre Valutazione di Impatto Ambientale positiva. Questo modo di procedere ha avuto riflessi sulla scarsa qualità della programmazione degli interventi”.

Recepire le Direttive UE – L’ambito di ricerca di questo 9° Rapporto ha riguardato anche alcuni focus tematici dedicati al recepimento delle direttive Ue e al tema dell’innovazione, dove l’Italia deve recuperare del tempo perso. “I principali Stati membri dell’Unione europea – riporta il documento – stanno tempestivamente adottando i provvedimenti per adeguare i loro ordinamenti ai principi e alle norme della nuova legislazione europea”. […] Ai fini del recepimento appare opportuno tenere presenti gli scenari che si stanno delineando a livello internazionale e che sono strettamente collegati ai processi di innovazione che maturano nell’ambito dell’economia digitale. Si tratta di processi che rivoluzionano in profondità l’intero ciclo di realizzazione delle infrastrutture, dalla progettazione alla gestione, e che potrebbero dispiegare effetti positivi sia sul piano della riduzione dei costi e dei tempi di realizzazione delle opere sia sul piano del miglioramento della compatibilità ambientale ed energetica». Per questo, alcuni Paesi – Germania, Francia e soprattutto Regno Unito -, “hanno adottato o stanno adottando, in concomitanza o nell’ambito del recepimento delle direttive, strategie di politica industriale per introdurre o implementare i processi innovativi nelle costruzioni e nelle opere pubbliche”. Su questi temi sia con lo Sblocca Italia che con la decisione di puntare sulla Banda Ultralarga, il Governo ha mosso dei primi passi nel cercare di mettersi al passo con il percorso già intrapreso in ambito europeo.

Collaborazione tra pubblico e privato – Di sicuro interesse la decisione di Cdp – Cassa depositi e prestiti – di partecipare al “piano Juncker” con 8 miliardi di finanziamenti da indirizzare a progetti nazionali inseriti nel piano e non passeranno quindi per il Feis, il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Finanziamenti diretti a investimenti che valgono più di 20 miliardi, con priorità al credito per Pmi, digital economy, sistema di infrastrutture di trasporto ed energia. In una nota del Mef viene specificato che, oltre al contributo di Cdp: “questi progetti dovranno beneficiare dell’intervento finanziario di soggetti privati (ed è questo un dato certamente positivo) e del cofinanziamento della Banca europea degli investimenti, oltre alle garanzie offerte dalla stessa Bei garantiti dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), soggette alla valutazione degli organi che verranno preposti alle opportune verifiche”.

Ci troviamo di fronte ad una rivoluzione tecnologica e digitale che andrà sicuramente a impattare positivamente sul settore dei lavori pubblici, ed è proprio da qui che l’Italia deve ripartire per pensare ad un abbattimento dei costi. Gli altri Paesi corrono, noi non possiamo rimanere a guardare. Non possiamo pensare, a 14 anni da quel 2001, di non avere ancora infrastrutture capaci di unire il nostro paese in maniera efficiente. In una società altamente tecnologica, professionisti ed imprese hanno bisogno che il Paese corra quanto loro. Non è di certo pensabile sia stato necessario aspettare il 2014 per poter sbloccare delle opere assolutamente necessarie come l’Alta velocità /Alta capacità Napoli-Bari o la linea ferroviaria Palermo-Catania-Messina. Le nostre imprese saranno in grado di fare il salto di qualità non solo intervenendo sul mercato del lavoro ma anche, e soprattutto, avendo al proprio fianco un Paese con infrastrutture adeguate. Infrastrutture che, sino ad oggi, sono rimaste per decenni solo su un foglio di carta.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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