L’Italia e la crisi economica: riusciremo a salvarci?

20/03/2013 di Giacomo Bandini

Se ne parla da tempo ed è stata una delle domande diffuse anche durante la recente campagna elettorale: riuscirà a salvarsi il sistema economico italiano insieme a quello UE? La BCE riuscirà a diventare una vera nuova FED europea e dunque a riparare le falle del sistema nel modo adeguato? Purtroppo le risposte arriveranno solo col trascorrere del tempo, con la speranza che persino in Italia si cambi un certo tipo di mentalità. Nell’immediato invece è possibile solamente analizzare la situazione e formulare una previsione sull’andamento delle acque in cui siamo costretti a navigare da tempo. Per rendere la comprensione migliore l’ideale è procedere per tappe.

Cipro– Il punto di partenza e di arrivo per quel che riguarda l’oggi si chiama Cipro, dove il panorama infuocato di un prelievo dai conti correnti richiama alla memoria l’Italia del ’92. Con la differenza del preavviso e di aliquote assai più alte. Nel nostro Paese il prelievo fu del 6 per mille su ogni conto deposito e fu approvato di notte con decreto legge d’emergenza all’insaputa degli italiani. Al contrario, per l’isola del Mediterraneo, l’ultima proposta prima del voto proponeva aliquote provvisorie al 3% per i depositi fino ai 100000 euro, 10% fra i 100000 e i 500000 euro e 15% per tutti coloro che hanno conti correnti superiori ai 500000 euro. I correntisti da meno di 20000 euro  sarebbero stati esenti da qualsiasi prelievo, un ultimo tentativo di salvaguardare il piccolo risparmiatore di fronte al crollo finanziario senza precedenti. Cipro oggi infatti rischia di essere l’emblema o il primo palese passo verso il fallimento dell’Eurozona, nonostante ieri le rassicurazioni di Schaeuble, ministro delle finanze tedesco e di Asmussen dall’Executive Board della BCE recitassero: “Il contagio non si estenderà agli altri stati dell’UE e le banche cipriote si salveranno grazie al sistema Ela che premette loro di ottenere liquidità direttamente dalla Banca Centrale di Cipro”. La votazione del Parlamento di Nicosia ha di fatto bocciato la proposta delle cosiddette “mani in tasca” al popolo. Oggi si ridiscuterà se rilanciare un nuovo piano di 10 miliardi appoggiato Troika oppure accettare l’offerta della Russia di riappianare i debiti in cambio delle concessioni esclusive sullo sfruttamento minerario e gassoso del territorio e delle acque cipriote.

Crisi bancarie – In realtà la certezza che il contagio non arrivi nel continente (i primi a rischiare potremmo essere proprio noi) è ancora debole. Le cattive notizie infatti non provengono solo dalla piccola Cipro. Verso l’interno dell’Eurogruppo i mercati non se la passano molto bene. È vero che la locomotiva tedesca dopo il rapporto presentato con lo Zew (indice dei consumi tedesco) sopra le attese sembra aver ripreso un po’ di fiato dopo aver rivisto le stime di crescita del Pil 2013 solo del +0,7%, ma è altrettanto vero che in questa tornata le banche a richiedere il settimanale prestito di liquidità alla BCE sono state 76 delle precedenti 78. Non è migliorato quasi nulla, le banche continuano ad essere sempre in crisi di liquidità. A quanto pare non solo a Cipro.

Credit crunch – La continua emissione di liquidità da parte della Bce alle banche comporta nei mercati una svalutazione dell’euro rispetto al dollaro (vedere Etn su valute), anche se questa non si trasmette in una immissione di liquidità sul mercato. La conseguenza si ingigantisce il credit crunch nei confronti delle famiglie e delle imprese. Queste ultime poi nel sistema italiano vengono ulteriormente penalizzate dall’emergenza del settore bancario. Gli istituti di credito non concedono prestiti e la PA non sembra ancora intenzionata a sbloccare i 50 miliardi di debiti commerciali nei confronti delle piccole-medie imprese. Se invece si rivolge l’occhio ai tassi d’interesse dei prestiti non si può non notare il netto rialzo registrato a inizio anno insieme alla Spagna, mentre in Francia e Germania restano contenuti.  Continua dunque a mancare quella vitale boccata di ossigeno puro per far ripartire il cuore dell’Italia.

Mercato interno – Ennesimo indice di crisi può essere riscontrato nell’ambito del mercato interno. L’incertezza politica e l’altro rischio contagio cipriota hanno condizionato pesantemente l’andamento già traballante dei titoli italiani facendo sì che i movimenti siano ridotti all’osso nonostante il prezzo al ribasso delle azioni nostrane. Esempio lampante sono i titoli bancari e Fiat. Quest’ultima in calo vendite del 15,8% e in affossamento dal punto di vista azionario. Un rialzo è previsto solamente per i mesi di aprile e maggio quando i grandi comparti industriali e dei servizi staccheranno le cedole dei dividendi. Al momento reggono unicamente i settori moda e rinnovabili. Un po’ pochino per un listino come quello italiano che ha iniziato da pochi anni a quotare i settori emergenti e si regge soprattutto su bancari e servizi in costante discesa.

Ci salveremo? – Per rispondere infine alla domanda di partenza occorre innanzitutto prendere in considerazione un assunto: in Italia non ci sarà effettivamente il rischio di vedere una proposta come è successo a Cipro. In primis perché il PIL dell’Isola è relativamente piccolo nel bilancio dell’UE e quindi conta molto meno del nostro. In secondo luogo perchè il prelievo forzoso è una cura studiata per quegli ambienti bancari con tassi agevolati (quasi da paradiso fiscale) nei confronti dei clienti, che nel resto dell’Europa (salvo l’Irlanda) e in Italia non ci sono. La notizia cattiva proviene però dai nostri vicini di casa sloveni. A quanto pare anche il loro sistema bancario sta vacillando pesantemente e le ricadute da Trieste in giù potrebbero farsi sentire molto presto. Le speranze sono per forza di cose riposte nell’operato della BCE. Con il meccanismo monetario ancora abbastanza inceppato lo sguardo volge al tasso d’inflazione in calo. Una primo segnale di respiro per banche e di conseguenza per le imprese. Si parla poi di una altra Ltro (Long-term refinancing operation) per ripristinare la liquidità perduta e ridare un minimo di fiducia ai consumi oltre che ai prestiti. La speranza va riposta anche nel taglio dei tassi per livellare la zona a bassa velocità europea (Italia, Spagna) con la fascia traino (Germania, Francia, Scandinavi) ed accorciare il divario creatosi. Un altra tappa da seguire attentamente è la nuova emissione di titoli di stato italiani quadriennali dal 15 al 18 aprile che potrebbero essere in controtendenza con il rendimento percentuale in calo, spread permettendo, e portare a un conseguente aumento di valore dei bancari nostrani. Le chance per rimanere in Europa con il rilancio di un’economia solida ci sono tutte se l’operato delle istituzioni italiane e di quelle europee si rivelerà coerente con le dichiarazioni d’intenti. Intanto ieri è stato trovato l’accordo fra Parlamento UE e Consiglio per estendere la supervisione unica alla BCE. Un ultimo disperato tentativo di salvare il sistema? Forse, ma un bagliore si speranza è ancora acceso.

Si ringrazia Jacopo Marazzato per la collaborazione.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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