Italia: cresce la fiducia, ma serve lo sviluppo digitale e sociale

31/03/2015 di Lucio Todisco

Internet, banda larga, semplificazione, uniti a un rapporto sempre più stretto tra imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini: sembra utopia, ma è una ricetta immancabile per il ritorno alla crescita, non solo economica, del nostro paese

Aumenta la fiducia tra le imprese e i consumatori sul futuro del nostro Paese. Come riportato da Il Sole 24 ore, l’indice complessivo sulla fiducia delle aziende italiane a marzo è salito a 103 punti rispetto ai 97,5 punti di febbraio. Lo segnala l’Istat, ed è un livello di fiducia che non veniva raggiunto da dal luglio 2008.

Questo miglioramento generale del clima di fiducia sembra coinvolgere tutti i principali settori: dalla manifattura (a 103,7 da 100,5) alle costruzioni (a 116,0 da 108,5), dai servizi di mercato (a 108,1 da 100,4) al commercio al dettaglio (a 103,0 da 101,0). Invece, per quanto riguarda i consumatori la componente economica è di sicuro più consistente (a 144,8 da 138,1) rispetto a quella personale, che passa a 99,7 da 98,0, ed anche, forse sorprendentemente, i giudizi dei cittadini sull’attuale situazione economica del Paese migliorano: sono in lieve aumento le attese future sull’economia, migliorano i giudizi sulla dinamica dei prezzi al consumo negli ultimi 12 mesi e i giudizi sulle possibilità occupazionali. Lievi miglioramenti che vanno contestualizzati dopo anni di crisi e che devono spingere a riflettere su come incrementare e mantenere stabili questi segnali positivi. Di sicuro, un tema delicato ma fondamentale per mantenere stabile questi dati riguardano le politiche che uniscano crescita digitale e socialità.

Attuare l’Agenda Digitale –, in termini di occupazione, produttività, sviluppo economico, qualità della vita, rapporti con la macchina amministrativa. Nel corso di questi anni, gli investimenti in ICT hanno fatto registrare un progressivo calo: Se nel corso dei primi anni ‘90 le quote d’investimento in ICT erano del 15%, sul totale lordo in impieghi fissi, nel 2013 la cifra era dell’11%, una delle percentuali tra le più basse di Europa. Secondo l’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano questo calo d’investimenti è dovuto ad una scarsa attenzione al tema dell’innovazione come elemento di competitività per le imprese italiane e di miglioramento della qualità della vita per il consumatore/cittadino.

Secondo i dati dell’Osservatorio, i Paesi che maggiormente hanno investito sul digitale e sulle ICT hanno registrato crescite più elevate. Invece, in Italia, dal 1994 ad oggi il PIL ha perso 15 punti di percentuale rispetto alla Francia e Germania, 25 rispetto al Regno Unito e 30 rispetto gli USA. Questa situazione si è concretizzata anche per la mancanza di investimenti mirati che hanno ostacolato la creazione di valore e la capacità di fare impresa.

Organizzazione, processi e competenze sono le parole chiave per la digitalizzazione delle nostre piccole e medie imprese, ancora poco avvezze all’utilizzo di internet per la promozione e lo sviluppo della propria attività. E proprio per tali motivi sono stati accolti con ottimismo, sia da imprese che dai cittadini, i circa 4,5 miliardi che il nostro Paese avrà a disposizione nei prossimi sette anni, provenienti da fondi comunitari, nazionali e privati, da investire nell’agenda digitale. Sarà importante utilizzare tali investimenti per semplificare il rapporto tra imprese e consumatori con la PA, riducendo la frammentazione delle responsabilità presenti in un sistema come il nostro, che prevede una governance diffusa ed una conseguente complessità di gestione enorme. Il governo italiano dal novembre del 2014 ha presentato un documento dal titolo Crescita Digitale 2014 – 2020 che ha fatto il punto sulla situazione italiana e sugli impegni dei prossimi anni, proprio per la consapevolezza della necessità di cambiare approccio sulla realizzazione degli obiettivi dell’agenda digitale, individuando responsabilità chiare, obiettivi concreti che abbiano dei tempi attuativi ben definiti, ed autonomia necessaria per raggiungerli.

La semplificazione delle pratiche è un elemento fondamentale per chi fa impresa, soprattutto nell’epoca del digitale: è un argomento che si intreccia inevitabilmente con la socialità e il rapporto con la PA. Ad esempio è interessante lo stato delle Srl semplificate, che dopo un inizio non di certo esaltante, oggi mostrano dati incoraggianti. Un terzo delle 91mila società a responsabilità limitata nate nel 2014 appartiene a questa categoria e tra tutte quelle iscritte nel registro delle imprese (ovvero 51.830) oltre la metà di queste società è attiva e 17.281 dichiarano di avere del personale che lavora oltre ai soci.

Digitalizzazione e socialità per far crescere la fiducia Tra le “buone pratiche” del rapporto di fiducia di cittadini e imprese verso il digitale c’è il caso presentato dal Comune di Milano, che ha costituito la prima Giornata del Lavoro Agile, svoltasi il 6 febbraio 2014 e che si è ripetuta quest’anno, il 25 marzo con il tema dello sviluppo urbano secondo un’ottica onnicomprensiva. L’idea di fondo è quella di una città non pensata soltanto come spazio abitabile, centro di produzione e di consumo di beni e servizi, ma anche come luogo per sviluppare nuove pratiche e modalità di lavoro in spazi condivisi che aumentino la socialità.

L’evento, promosso dall’amministrazione comunale, è stato presentato come prima sperimentazione del nuovo Piano territoriale degli orari ed ha visto la partecipazione, su base volontaria di soggetti pubblici, aziende private, studi professionali e di 5mila lavoratori. La città per un giorno è divenuta laboratorio partecipato di sperimentazione, di tempi e modi per la mobilità sostenibile, di utilizzo di luoghi multifunzione e servizi variamente accessibili e fruibili dai cittadini, di conciliazione di ambiti di vita e di lavoro.

Digitalizzare e puntare sulle ICT affiancandole al tema della socialità – L’innovazione sociale è determinata anche dalla digitalizzazione, ed è capace di innescare quei cambiamenti comportamentali necessari ad affrontare le principali sfide delle società contemporanee, responsabilizzando i cittadini che diventano co-creatori di relazioni sociali e modelli di collaborazione innovativi. L’obiettivo che bisogna darsi in questi anni per accrescere la fiducia tra imprese e cittadini è quello di incrementare il legame tra aspetti sociali, assetto urbanistico delle città, organizzazione del lavoro e rapporto con le pubbliche amministrazioni, come un tutt’uno che fornisca la chiave di volta di un sistema sempre più proattivo e capace di mantenere stabile e aumentare la fiducia in chi crede ancora in questo Paese.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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