Italia: cinque patrimoni dell’umanità che non tutti conoscono

29/01/2015 di Mariagiovanna Giuliano

L'italiano ha la tendenza a visitare i luoghi più disparati del Mondo, dimenticandosi, però, dell'inestimabile patrimonio storico, paesaggistico e artistico del nostro Paese. Ecco cinque luoghi della Penisola che vale la pena conoscere

Paesaggi italiani

Grotte rocciose risalenti all’Età del Bronzo e abitate da primitive popolazioni senza nome, ideogrammi misteriosi scolpiti sulla pietra realizzati più di 3000 anni fa, spiagge che sono state lo scenario di fantastiche leggende su sirene e marinai, parchi naturali tra i più ricchi di biodiversità. No, non è necessario andare dall’altra parte del mondo per godere di tali meraviglie. In realtà, si tratta di alcuni dei patrimoni dell’umanità presenti nel nostro Paese. L’Italia, con i suoi 50 siti inclusi nella lista di patrimoni dell’umanità riconosciuti dall’UNESCO, vanta il primato mondiale del più alto numero di luoghi riconosciuti di valore universale. Dal centro storico di Roma, la città con più monumenti al mondo, alle bellezze architettoniche toscane di Firenze, Siena, San Gimignano e Pienza; dai resti dell’antica Pompei agli ancora più antichi sassi di Matera; da Sud a Nord il Bel Paese (chiamato così non a caso) è costellato di beni di eccezionale importanza culturale e naturale. Sarebbe un peccato soffermarsi ai più noti e visitati. Per inaugurare questa nuova rubrica, vogliamo raccontare di luoghi meno conosciuti, che non faticheranno a stupire piacevolmente i viaggiatori più audaci e assetati di scoperta.

Val CamonicaLa Val Camonica. Chi sono i Camuni? Non c’è da biasimare chi non li ha mai sentiti nominare. Eppure di loro parlò anche Plinio il Vecchio nella sua celebre Naturalis historia. L’eccezionale contributo di questo popolo dell’Italia antica, vissuto nel I millennio a.C., ci permette di visitare una delle più ampie collezioni di petroglifi preistorici del mondo. Primo Patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO in Italia, l’arte rupestre della Val Camonica, una delle valli più estese delle Alpi centrali, comprende dalle duecentomila alle trecentomila figure realizzate lungo un arco di tempo di ottomila anni, fino all’Età del ferro. In ordine sparso o in relazione logica tra loro, i disegni raffigurano per lo più riti religiosi, scene di caccia o di lotta. Quello che più colpisce è, oltre all’incredibilmente vasta quantità di tali incisioni, lo schematismo delle immagini, ognuna delle quali è un ideogramma che rappresenta non tanto l’oggetto reale, ma la sua “idea”. Tra i segni più noti rinvenuti spicca la Rosa camuna, adottata come simbolo ufficiale della Lombardia.

Ville PalladianeVille Palladiane. Andrea Palladio (XVI secolo) fu l’architetto più importante della Repubblica di Venezia. Niente di meno ci si aspetta da colui il quale è considerato una delle personalità più influenti nella storia dell’architettura occidentale. Di lui, Goethe disse: « V’è davvero alcunché di divino dei suoi progetti, né meno della forza del grande poeta, che dalla verità e dalla finzione trae una terza realtà, affascinante nella sua fittizia esistenza ». Fu Palladio a edificare le Ville Palladiane, circa una sessantina situate nelle campagne al confine fra Venero e Friuli Venezia Giulia, di cui 24 sono state inserite nella lista dell’UNESCO. La commistione di arte, cultura e natura da vita ad un itinerario emozionante che ci rimanda a quello che era il fine stesso di Palladio: trovare il giusto equilibrio tra civiltà e natura, “sostenendo che la suprema civiltà consiste nel raggiungere il perfetto accordo con la natura senza perciò rinunciare a quella coscienza della storia che è la sostanza stessa della civiltà”.

Le Cinque TerreCinque Terre. Frastagliato tratto di costa della Riviera ligure di Levante in provincia della Spezia, le Cinque Terre costituiscono una delle principali attrattive turistiche della riviera spezzina per il loro fascino incantevole e suggestivo. L’area nel suo insieme è denominata Parco Nazionale delle Cinque Terre e comprende i borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. La meraviglia delle Cinque Terre, plasmate dal lavoro secolare di generazioni che hanno trasformato un territorio impervio e inadatto all’agricoltura in un paesaggio naturale e umano di straordinaria bellezza, sta nella fusione mirabile di amore per il mare e vocazione contadina. A comprovare l’unicità del luogo, non che ce ne sia bisogno, ci sono i romanzi e i versi di alcuni dei più grandi letterati dell’Ottocento, che proprio da questi luoghi hanno preso il volo.

Parco Nazionale CilentoParco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Patrimonio dell’umanità dal 1998 con i siti archeologici di Velia e Paestum, uno dei meglio conservati al mondo, e la Certosa di Padula, è anche Riserva della biosfera ed il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco. Allo straordinario paesaggio naturalistico si affianca il carattere mitico e misterioso di una terra ricca di storia e cultura: da Leucosia, descritta da Omero come la sirena che si innamorò di Ulisse e che, non ricambiata, si gettò in mare da una rupe, l’odierna Punta Licosa; al nocchiero di Enea, Palinuro, il quale cadde in mare durante un viaggio e naufragò sulle rive di un luogo che prese il nome dello stesso nocchiero: Capo Palinuro. Con i suoi sapori, odori e colori, risultato dell’interazione millenaria tra ambiente naturale e opera dell’uomo, il Parco campano preserva un patrimonio di inestimabile valore, e così la sua popolazione, la quale vanta tradizioni contadine risalenti a più di 2000 anni fa, quando i coloni greci abitarono queste terre.

PantalicaPantalica. La necropoli rupestre di Pantalica (dall’arabo buntarigah “luogo pieno di grotte”) è una località naturalistico-archeologica della provincia di Siracusa, che costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani. Forse non nota come dovrebbe, riceve il suo riscatto grazie al celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, in cui l’altopiano diventa una metafora del cammino dell’uomo. Sebbene Pantalica fosse sede del regno del re siculo Hyblon (700 a.C.) e in seguito, nel Medioevo, meta per le popolazioni locali stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi, restano tracce solo delle necropoli e non degli abitanti. Le prove dell’antichissimo passato sono state distrutte, infatti, dagli innumerevoli insediamenti e saccheggi che la località ha dovuto subire nel corso del tempo, ma è impossibile cancellare alcuni elementi costanti (le grotte, la vicinanza all’acqua, la naturale posizione strategica) che hanno reso Pantalica un rifugio per le popolazioni dall’Età del Bronzo fino al Medioevo.

La consapevolezza di dover percorrere pochi chilometri per essere immersi in scenari fantastici e paesaggi stupefacenti rende la voglia di partire ancora più incontenibile, e una di queste mete sembra perfetta per un week end fuori porta. Sarà il caso di prenotare?

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Mariagiovanna Giuliano

Salernitana, classe 1994. Diplomata al Liceo Classico, attualmente studia Scienze Politiche a Roma. Le sue passioni sono la lettura, l’arte, lo yoga e la meditazione. Sogna di girare il mondo e di scrivere delle sue avventure. Cura un travel blog per giovani, www.ilpiccoloviaggiatore.com
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