L’Italia ha bisogno di risposte, ma il Parlamento resta vuoto

22/09/2014 di Luca Tritto

Dopo una pausa di riflessione, richiesta dai parlamentari visto lo stallo su Csm e Consulta, i lavori riprenderanno domani. Ma era veramente necessaria?

Parlamento Italiano

Un lungo weekend di riflessione. Ecco cosa hanno chiesto i parlamentari italiani, ancora imbrigliati nell’empasse della votazione per la Consulta. Donato Bruno e Luciano Violante, i nomi indicati da Forza Italia e Partito Democratico, non hanno ancora ottenuto il quorum di 570 voti validi, e dunque il Parlamento, riunito in seduta comune, sarà chiamato domani alla votazione numero 14 per decidere chi siederà in Corte Costituzionale.

L’imbuto – In un altro momento della Storia del nostro Paese, la cosa non susciterebbe più di tanto scalpore. Tuttavia occorre specificare e mostrare la situazione in maniera più ampia. Dovendo votare in seduta comune, i membri di entrambi i rami del Parlamento non possono dedicarsi ai consueti lavori nelle Commissioni di appartenenza, dove realmente avviene l’attività legislativa. Dunque, a bocce quasi ferme, i parlamentari sono bloccati nel fuoco incrociato a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni. Sembrerebbe normale chiedere una pausa di riflessione. Ma forse no.

Senato della RepubblicaI provvedimenti in attesa – Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha avviato il programma dei cosiddetti “Mille Giorni” in cui attuare le riforme necessarie per far ripartire il Paese. Quindi, brevemente, c’è da discutere la legge elettorale uscita fuori dal Patto del Nazareno, la riforma della giustizia, il Jobs Act e così via, per non parlare poi della mole impressionante di decreti adottati o prorogati nel corso di ben due Governi – Monti e Letta – più quelli dell’attuale amministrazione da convertire in legge. Verrebbe da chiedersi: come farà il Parlamento, dopo la mancata promessa di “una riforma al mese”, a smaltire tutto ciò? Ma soprattutto, da quando sono partiti i “Mille Giorni”?

Scontri sotterranei – Questa mattina, Piazza Montecitorio era deserta. I lavori riprenderanno domani, come detto, per votare i membri della Consulta, e chissà quanto ancora ci vorrà, dati i piani non proprio positivi elaborati dalle frange interne a Forza Italia e PD. Le parole di Bersani sulla riforma del lavoro, i mal di pancia tra i forzisti guidati da Raffaele Fitto, contrari al Patto del Nazareno e alla collaborazione aperta con il Premier, rischiano di avere ripercussioni sulla votazione e dunque sui ritardi complessivi che ne deriveranno. Ma se i giochi di potere interni ai partiti ancora una volta rallentano il percorso di riforme, i bisogni degli italiani restano fuori dalla porta dei palazzi del potere. Renzi, dagli Stati Uniti dove è in visita, è stato chiaro: non accetterà ricatti e spinge per accelerare le cose, come suggerito neanche troppo velatamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

In ultima analisi, è doveroso sottolineare un aspetto non poco marginale di questa faccenda. I lavori del Parlamento, in fondo, durano dal pomeriggio del martedì alla sera del giovedì. Neanche tre giorni pieni, in modo tale da permettere ai parlamentari di rientrare nei propri collegi elettorali per fare presenza sul territorio. Dunque, questa pausa di riflessione, sembrerebbe alquanto superflua, dati i ritardi evidenti. E se la Presidente della Camera Laura Boldrini cerca di gettare acqua sul fuoco (‹‹Non è una gara e non dobbiamo arrivare primi in qualcosa››), sarebbe bene notare come possa andare bene la presenza sul territorio, ma gli atti, quelli effettivi, si fanno in Parlamento, non con le parole profuse nelle infinite conferenze nei territori.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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