Italia: bilancia commerciale, flussi di capitali e il destino della nostra industria

21/09/2013 di Gennaro Gentile

Italia nel mondo – Nel corso del 2013, la bilancia commerciale del Belpaese ha subito un sensibile miglioramento per effetto della parziale stabilizzazione dei mercati internazionali alla quale stiamo assistendo. Le esportazioni, da sempre fiore all’occhiello della nostra economia, hanno conosciuto un rilevante incremento, chiudendo luglio 2013 con un +25% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Segnali incoraggianti, quindi, non solo per i produttori di beni di lusso, ma anche per gli operatori del settore agro-alimentare, i cui prodotti sono oggetto di una crescente richiesta. Sebbene i paesi dell’UE siano ancora i principali acquirenti di prodotti italiani, i beni collocati in paesi extra UE rappresentano circa il 42% del totale delle esportazioni. La stessa percentuale, nel 2012, era pari al 36%; questo sensibile aumento può essere ricondotto principalmente all’incremento del reddito pro-capite dei paesi estremo orientali e al loro crescente interesse verso prodotti nostrani.

LVMHL’identità dei nostri brandDurante questi anni di crisi, la valorizzazione dell’identità nazionale dei nostri marchi è stata il punto fermo della politica commerciale italiana all’estero. Il contenuto innovativo dei nostri prodotti, unito all’impossibilità di riprodurre la perizia che contraddistingue il made in Italy, ha arginato gli effetti di una crisi che, altrimenti, sarebbe stata ancor più grave. Mentre colossi d’oltre oceano come la Apple diventavano sempre più dipendenti dalla manodopera a basso costo, infatti, le società italiane hanno deciso di puntare su valori diversi, ancora ben percepiti dal mercato. Il 27 aprile 2012, in una delle fasi di maggiore incertezza dello scenario economico nazionale e non, la nota casa di moda Brunello Cucinelli è approdata alla sua initial public offering presso Borsa Italiana, sfidando le avversità che contraddistinguevano un mercato timoroso e contratto. L’operazione, che può essere definita senza tema di smentita una vera sfida alla crisi, si è rivelata un grande successo: dopo soli sei giorni di road show, la domanda di titoli ha superato di 18 volte l’offerta, confermando come gli investitori riponessero grande fiducia nelle potenzialità dell’impresa. La vicenda Brunello Cucinelli è un esempio lampante di come la strategia di valorizzazione della manifattura italiana abbia premiato la nostra struttura produttiva.

Conquistatori o terra di conquista? – Nonostante l’inondazione di prodotti cinesi registrata negli ultimi anni, il sistema Italia è quindi riuscito a trattenere e fortificare la propria nicchia di mercato internazionale. Se da un lato è quindi possibile rallegrarsi degli elementi fin qui descritti, d’altro canto non è possibile ignorare il sempre maggiore afflusso di capitali provenienti dell’estero e la razzia di eccellenze portata avanti dai grandi gruppi stranieri. Del problema della “fuga di cervelli” si parla ormai da anni, ma il sempre maggior numero di acquisizioni di società italiane da parte di operatori stranieri comincia a destare grandi preoccupazioni, anche a livello governativo. Solo per fare qualche nome è possibile ricordare l’acquisizione Parmalat realizzata dalla francese Lactalis nel tardo 2011, senza dimenticare Buitoni e Perugina, entrambe di proprietà della multinazionale svizzera Nestlè. Anche nel campo dei beni di lusso vi sono esempi significativi: la multinazionale LVMH controlla marchi eccellenti come Belvedere, Bulgari, Emilio Pucci e Fendi.

Electricité de FranceE ancora… – Che il mondo fosse alla finestra pronto ad appropriarsi, almeno in parte, delle specialità alimentari e della moda del Belpaese era cosa nota. A destare preoccupazione, ora, è il crescente interesse mostrato verso le aziende produttrici di componenti ad alto contenuto tecnologico ed energia. Il 21 dicembre 2012 è stato reso noto l’accordo che ha portato Avio S.P.A., società affermata nella progettazione e produzione di componenti aereonautiche, ad entrare a far parte del gruppo General Electric. Nel maggio dello stesso anno, la francese Electricité de France ha rafforzato ulteriormente il proprio controllo sull’italiana Edison, portando la propria partecipazione al capitale azionario al 99,4%. Si tratta di episodi isolati, o del primo passo verso la cessione del settore italiano dell’alta tecnologia? L’Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital, nel suo rapporto annuale, ha segnalato come nel 2012 più del 30% delle operazioni di investimento sul territorio italiano possano essere ricondotte ad operatori internazionali. La maggior parte di questi investimenti sono stati indirizzati a finalità di buy-out, e cioè al cambio del controllo societario e alla riorganizzazione operativa e strategica del business, mentre solo una parte esigua di questi capitali è stata rivolta a finanziare lo sviluppo di società nostrane senza modificarne l’assetto e il vertice aziendale. L’idea che possiamo trarre da questi dati è che gli investitori stranieri apprezzino il know-how delle strutture italiane, ma non la loro organizzazione.

L’Italia non resta a guardare – La convinzione che il sistema produttivo italiano non sia in grado di invertire autonomamente questa tendenza è ormai consolidata nella maggior parte degli esperti del settore. Le difficoltà delle imprese italiane ad affacciarsi all’estero come potenziali buyer deriva dalla forte disgregazione del mercato e dal radicato sentimento di indipendenza che impedisce rapide aggregazioni. Come se ciò non bastasse, i dati pubblicati da Bankitalia parlano di una diminuzione del credito alle PMI di 45 miliardi di euro tra il 2008 e il 2013. L’assenza di finanziamenti paralizza il sistema e deprime ogni potenzialità di crescita. I capitali erogati da fondi di finanziamento potrebbero rappresentare l’alternativa più immediata per sopperire ad un altrimenti inevitabile credit crunch, come quello registrato alla fine dello scorso decennio. I vertici politici sembrano aver recepito questo messaggio, avendo avviato già nel 2010 diverse iniziative di investimento volte al sostegno delle piccole e medie imprese; tali interventi, si spera, forniranno alle nostre società la massa critica per espandersi all’estero e trainare la conquista italiana dei mercati internazionali.

The following two tabs change content below.

Gennaro Gentile

Classe 1989, originario di Torre del Greco, ottiene a pieni voti la laurea in Management presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nel 2013 consegue con lode la specializzazione in Finanza d’Impresa presso la LUISS “Guido Carli” di Roma
blog comments powered by Disqus