Israele e Palestina, violenza contro violenza

03/07/2014 di Iris De Stefano

Israele e Palestina

Solo l’8 giugno scorso nei Giardini Vaticani si teneva l’incontro, definito da alcuni storico, tra il presidente israeliano Shimon Peres, quello palestinese Abu Mazen, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e Papa Francesco. Ad appena un mese da quel giorno, in cui furono ribadite le solite parole sulla necessità di trovare una soluzione all’ormai settantennale questione israelo palestinese, la violenza è esplosa ancora.

Tre ragazzi – La causa scatenante è stata il ritrovamento di dei corpi di Eyal Yifrah, Gil-Ad Shayer e Naftali Yaakov Frenkel, tre ragazzi scomparsi a metà giugno scorso mentre facevano autostop in Cisgiordania di ritorno dalla scuola rabbinica. Secondo le prime indagini effettuate sui corpi i tre ragazzi sarebbero morti quasi immediatamente dopo il sequestro e probabilmente poco dopo la telefonata effettuata da uno dei tre per denunciare il rapimento. Uno dei punti controversi è proprio la telefonata del ragazzo, a cui non sarebbe stato dato il giusto peso sul momento, ma solo analizzata in seguito alle telefonate di denuncia dei genitori alla polizia.

Israele: i ragazzi rapiti e uccisi
Eyal Yifrah, Gil-Ad Shayer e Naftali Yaakov Frenkel

Il giorno dopo il ritrovamento di una Hyundai bruciata aveva fatto partire le ricerche, condotte con un’operazione definita “Brother’s Keeper” (dalla storia di Caino e Abele) e conclusasi con il ritrovamento dei corpi 18 giorni dopo la scomparsa, poco fuori la città di Hebron, nella regione di Beit Kahil, già Cisgiordania. Vani dunque sono stati gli appelli dei genitori dei ragazzi presso la sede dell’Onu di Ginevra, ma anche quelli di personaggi di alto grado dello stato israeliano, come quelli di Benjamin Netanyahu, Primo Ministro israeliano.

Le reazioni locali – Mentre la popolazione israeliana si raccoglieva nelle piazze per organizzare una veglia in ricordo dei tre ragazzi, lo stato israeliano ha quasi immediatamente risposto a violenza con violenza. Tra domenica e lunedì sono iniziate le rappresaglie, consistenti in pesanti bombardamenti sulla striscia di Gaza, per colpire 34 obiettivi diversi. Mentre il Primo Ministro Netanyahu annunciava pesanti e dure reazioni, secondo il vice ministro alla Difesa Danu Danon la fine tragica dei tre ragazzi sarà anche la fine di Hamas. Secondo il Ministro infatti “È necessaria un’operazione che dia a Hamas un colpo mortale. Dobbiamo sradicare il terrorismo, demolire le abitazioni degli assassini, distruggere i loro depositi di armi, bloccare i finanziamenti.” Immediata la reazione dell’organizzazione palestinese, secondo la quale un’eventuale reazione israeliana “aprirà le porte dell’inferno.”

A prescindere dai toni utilizzati dai due schieramenti, quasi mai amichevoli e che dunque non sorprendono, ad essere preoccupante è l’intensificarsi degli scontri. Nella notte di mercoledì sono stati colpiti 15 obiettivi di Hamas nella Striscia in risposta agli oltre 20 razzi lanciati da Gaza nel territorio di Israele. I numeri dei feriti è incerto, così come normalmente succede nella regione. Nella giornata di mercoledì invece un ragazzo di 17 anni, Mohammed Abu Khdeir, è stato rapito ed ucciso a Gerusalemme Est e ritrovato in una zona boschiva ad ovest della città, quasi sicuramente per vendetta, essendosi celebrati ieri i funerali dei tre ragazzi israeliani, rendendo un clima già caldo, incandescente. Il Presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, ha chiesto la condanna del crimine da parte dello stato ebraico che però rinnega di essere riconducibile all’omicidio, definendosi uno stato di diritto dove i propri abitanti agiscono in conformità alle leggi.

Le reazioni internazionali – Non si sono fatte attendere ovviamente le reazioni del mondo politico occidentale. Il Presidente degli Stati Uniti (da sempre fortissimi sostenitori dello Stato israeliano) Barack Obama ha offerto le proprie condoglianze alle famiglie dei tre ragazzi israeliani, invitando le due parti ad “astenersi da passi che possano ulteriormente destabilizzare la situazione”. Condanna per gli accadimenti sono stati espressi dai Primi Ministri di tutti i paesi europei e dal Segretario generale dell’Onu. Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini sarà invece oggi presente all’audizione sugli ultimi sviluppi di politica estera in relazione al semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, davanti alle Commissioni Riunite Esteri di Camera e Senato.

Come possa evolversi la situazione nelle prossime ore perfino gli analisti più esperti hanno difficoltà a predire. Un leader di Hamas con base a Gaza, parlando con il New York Times, ha ammesso come si stia cercando di abbassare i toni, secondo un accordo interno all’organizzazione, benché riesca difficile mantenere calme le fazioni. Ciò che è certo è che violenza porta sempre e solo a violenza.

The following two tabs change content below.

Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
blog comments powered by Disqus